IL DISASTRO AMBIENTALE NON E’ UNA FATALITA’ E LE SOLUZIONI PER IL CLIMA CI SONO

DI MARISA CORAZZOL

(nostra corrispondente da Parigi)

Il disastro ambientale è il prodotto di decenni di totale cecità da parte di tutti gli sgovernanti del mondo intero che hanno fatto delle energie fossili e dei loro derivati la loro ragion d’essere, disinformando e, peggio, mantenendo nell’ignoranza le masse popolari mondiali sulle conseguenze micidiali che il loro stupido consumismo avrebbe poi determinato a livello planetario.
I cambiamenti climatici, altresì, altro non sono che l’effetto collaterale della prima, della seconda e della terza industrializzazione, tutte mirate all’arricchimento capestro – oltre che codardo – di generazioni di sciacalli che oltre ad aver sfruttato per secoli innumerevoli masse di “miserabili” bisognosi di guadagnarsi un tozzo di pane, hanno altresì criminalmente causato l’agonia – ora più che confermata – del nostro pianeta.

I CO2, e con essi l’aumento delle temperature, stanno causando ingenti danni per effetto dello scioglimento dei ghiacciai; con la conseguente micidiale ricaduta sulla biodiversità terrestre e marina, oltre che per la crescente desertificazione di immensi territori africani da cui emigrano milioni di persone, cacciate da siccità, carestia, oltre che dalle dittature sanguinarie regolarmente finanziate dalle lobby petrolifere e dai complici governi occidentali che con esse sopravvivono a danno dei loro stessi cittadini.

E’ vitale, pertanto, cambiare radicalmente il nostro “modus vivendi et operandi”. A rischio la definitiva estinzione della vita sul pianeta terra da qui a molto breve. Come? Con le energie rinnovabili, con la totale eliminazione della plastica in tutte le sue configurazioni (dalla bustina della spesa ai piatti e bicchieri ed altre pinzillacchere), con l’incremento dei trasporti pubblici, con più piste ciclabili, con il tempestivo boicotto dei prodotti alimentari (di origine animale o vegetale) che non siano garantiti glifosati esenti e quindi con maggior consumo di prodotti locali di cui si conoscano allevatori e coltivatori interessati.

A PARIGI CONVEGNO SULLE SOLUZIONI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI
A tal proposito, il 12 dicembre si è organizzato a Parigi un evento di straordinaria importanza che si concluderà giovedì 14 e che, nel riprendere gli impegni assunti – ma ad oggi ancora inevasi – dei Paesi che hanno aderito alla COP 21.
Quella grande conferenza che si teneva a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 portava ad un accordo globale che tendesse a limitare l’aumento della temperatura media terrestre a 2 °C (facendo tutti i tentativi possibili per rimanere entro 1,5 °C).
Al di là dei proclami, però, l’accordo prevedeva che le misure avrebbero dovuto avere inizio solo trenta giorni dopo che almeno 55 “parti della convenzione” (nazioni o federazioni di stati), e per almeno il 55% delle emissioni totali di gas a effetto serra, avessero firmato il trattato. Finora però le nazioni che hanno ratificato e firmato l’accordo sono solo 19 (come si vede in questa pagina del World Resources Institute), e tra di esse non ci sono i cosiddetti “grandi emettitori” come Cina, Stati Uniti e India.

In questi giorni, pertanto, si sta svolgendo a Parigi il “One planet summit” di Macron ed il ” World efficiency solutions”.
Il “World efficiency solutions” rappresenta il principale appuntamento internazionale finalizzato alla promozione di soluzioni sostenibili e a basso impatto ambientale. Obiettivo: indicare possibilità concrete per agire per la salvaguardia del clima. Non a caso, l’evento è stato organizzato in concomitanza con il “One planet summit”, evento voluto dal presidente Emmanuel Macron, che punta a mobilitare il mondo della finanza per sostenere la transizione ecologica e centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Al “World efficiency solutions” partecipano migliaia di partecipanti provenienti da decine di paesi di tutto il mondo. Assieme a rappresentanti dei governi, imprenditori, istituzioni, gruppi d’interesse e consulenti tecnici. “Vogliamo rappresentare un punto d’incontro tra chi ha delle soluzioni concrete che possono essere sviluppate e chi può fornire il supporto necessario per farlo”, spiega Stéphanie Gay-Torrente, direttrice dell’evento”.
Il suo “compito” – afferma – “consiste nel facilitare lo sviluppo dei mercati legati all’ambiente e al clima. I saloni che organizzo permettono a coloro che hanno dei progetti, da un lato, e a chi ha delle soluzioni utili per realizzarli, dall’altro, di incontrarsi. E di lavorare insieme. A tale scopo coordino due eventi. Il primo è Pollutec, che esiste da più di quarant’anni e che si concentra su numerosi aspetti della tutela ambientale: il trattamento delle acque, quello dei rifiuti, la gestione dei rischi, la bonifica del suolo. Si tratta in questo caso di un approccio che potremmo definire più “curativo”, per casi di inquinamento che impongono interventi. World efficiency solutions è in qualche modo un’idea complementare, che parte da una domanda: cosa possiamo fare, concretamente, per ridurre l’impatto delle attività economiche sulle risorse e sul clima a livello mondiale.
Abbiamo analizzato l’evoluzione delle tecnologie, la domanda e l’offerta sul mercato. E vogliamo farle incontrare.

Ma la realtà è che a volte c’è un problema di comunicazione tra i poteri pubblici e gli attori privati. È per questo che ci siamo resi conto che occorre favorire il dialogo. E bisogna farlo fin dall’inizio. Non possiamo più immaginare di sviluppare i progetti in modo segmentato: da una parte l’ideazione, dall’altra le gare d’appalto e tutte le tappe che seguono, perché lungo tale percorso intervengono diversi attori che non sempre hanno gli stessi obiettivi finali. È per questo che occorre che ci si parli prima e durante il lavoro, al fine di orientarlo al meglio. Il dialogo anticipato permette infatti di elaborare insieme il progetto e di condividerne lo scopo. In termini concreti, grazie a “World efficiency solutions” i fondatori di una startup possono parlare direttamente con un sindaco o con un ministro, confrontarsi e comprendere le necessità e le possibilità di realizzazione. È la parte più difficile ma ha molti vantaggi: consente ad esempio di far emergere soggetti importanti, portatori di valore aggiunto, che con il “vecchio” sistema rischiano spesso di rimanere in secondo piano, magari oscurati dai grandi gruppi”.

“Il nostro focus è orientato principalmente alla gestione sostenibile delle risorse: si tratta di un aspetto fondamentale della tutela del clima. Proponiamo soluzioni in tema di efficienza energetica, gestione dell’acqua. Presentiamo sistemi che consentono di superare gli impianti inquinanti ed energivori.
Esistono mezzi di bonifica delle acque usate che non prevedono alcun consumo di energia. Per quei paesi in cui la fornitura non raggiunge tutti, si tratta di soluzioni eccellenti. Ma posso citarle anche dei sistemi capaci di recuperare il calore prodotto in una fabbrica e trasformarlo in elettricità, grazie a piccole strutture mobili che si possono installare ovunque. O anche soluzioni transitorie per il clima, come quelle che consentono di dimezzare l’uso di legname per la produzione di carbone. Nazioni come il Congo, in Africa, che oggi sono sfruttate dal mondo intero per le loro risorse forestali, potrebbero trarne immediato giovamento”.

L’ ITALIA E’ PRESENTE
“Anche gli italiani sono presenti all’interno di World efficiency solutions. A Parigi ci saranno diverse aree espositive animate da imprese, banche, startup. Con alcuni attori lavoriamo a stretto contatto su progetti legati ad esempio al biogas o al trattamento delle risorse idriche. Devo dire che gli italiani hanno un approccio molto pragmatico, basato sulla volontà di lavorare insieme: è per questo che il dialogo con voi è più facile che con altri. Associare le competenze a livello internazionale è fondamentale per lo sviluppo delle soluzioni”.

“Quando escono dai nostri eventi, dopo aver incontrato queste imprese che nella maggior parte dei casi sono delle piccole aziende, li sentiamo rassicurati sul fatto che i loro progetti sono realizzabili. Li vediamo pronti a passare all’azione, sorridenti, con la volontà di agire. I negoziati sul clima sono importanti, ma lo è anche il passaggio all’azione. E i tempi: non si possono aspettare decenni, spesso servono soluzioni immediate. Bisogna smetterla di parlare di teoria e cominciare ad essere pragmatici”.
“Per finanziare i progetti di lotta ai cambiamenti climatici il mondo ha promesso da tempo 100 miliardi di dollari all’anno, che però non sono mai stati stanziati…
Sulla base di ciò che ho potuto ascoltare dai differenti attori coinvolti, credo che oggi per mettere a disposizione questi capitali manchino soprattutto gli strumenti. A cominciare da quelli che sono necessari per scegliere i progetti ai quali concedere i fondi: quelli sui quali si ha la certezza del risultato in termini di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra o di preservazione delle risorse. Voglio credere che sia più un problema metodologico a frenare il sostegno all’Accordo di Parigi, piuttosto che un’assenza di volontà politica”.

TRUMP INSISTE CON IL SUO “NO”
“Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha però affermato che il suo paese non farà la sua parte ma siamo in relazione con un certo numero di stati americani che si sono chiaramente espressi a favore dell’Accordo. Ero a Boston 48 ore dopo l’annuncio dell’uscita da parte dell’amministrazione di Washington e ho incontrato rappresentanti di istituzioni, università, imprese: tutti mi hanno assicurato che, quali che siano gli annunci fatti da Trump, vogliono proseguire il loro lavoro e continuare ad investire. La volontà politica di una persona non potrà frenare un movimento mondiale come quello per la salvaguardia del clima”.

CHE COSA SI CHIEDE AI GOVERNI
“Ai governi, poi, chiederei di comprendere l’urgenza di legiferare sul prezzo delle materie prime, al fine di rendere quelle secondarie più interessanti agli occhi degli industriali. Occorre sostituire le risorse non rinnovabili con quelle compatibili con un’economia circolare.
Alle imprese, sottolineerei l’importanza di spostare gli obiettivi commerciali dal breve al lungo termine. Altrimenti si rischia di puntare su prodotti che possono garantire un risultato a sei mesi ma che non sono necessariamente utili per il clima sul lungo periodo”.
“Vogliamo far sì che l’approccio trasversale di World efficiency solutions possa accelerare lo sviluppo concreto di soluzioni per il clima. Normalmente i saloni fanno incontrare domanda e offerta in modo “verticale”, noi proponiamo un metodo atipico. Lo sviluppo dei progetti in tutti i settori – trasporti, energia, costruzioni, agricoltura, industria, informatica – sono ancora troppo frammentati. Così, alla fine, non si riesce a garantire la sostenibilità ambientale. Ci vogliono consorzi di imprese e di idee. Il meeting rappresenterà un’occasione per i poteri pubblici per trovare un ampio ventaglio di soluzioni, già selezionate e pronte all’uso”.

Il disastro ambientale non è quindi una fatalità. E’ una calamità causata ed imposta da decisioni politiche miopi e complici di un sistema industriale e finanziario criminogeno nei confronti della vita nel suo insieme: terra, aria, acqua e falde acquifere e che rischiano di lasciare ai nostri figli (ammesso che sopravviveranno a tale immane scempio)  un pianeta totalmente desertico, oltre che avvelenato da ogni genere di residui tossici che avranno altresì definitivamente decimato tutta la catena alimentare, oltre che ogni specie vivente in superficie, come negli abissi marini.

Dobbiamo ora, subito, vietare e chiudere definitivamente tutti gli allevamenti intensivi, ovini, suini e bovini; dobbiamo consumare “locale”; dobbiamo vietare totalmente l’uso di diserbanti chimici, come il glifosato, che ha fatto la ricchezza della lobby “Monsanto” avvelenandoci indiscriminatamente; dobbiamo batterci affinché alle pessime energie di origine fossile si faccia largo alle rinnovabili di origine solare e idrica; dobbiamo chiudere tutte le centrali nucleari (causa di disastri ambientali per i loro rifiuti radioattivi) e dobbiamo riabituarci ad usare le gambe più che i “motori” per spostarci da un punto all’altro della città, anche pedalando su sicure piste ciclabili, oppure usando trasporti pubblici a loro volta alimentati con energia solare. Ed infine, dobbiamo vietare le carni agli ormoni ed altri veleni al glifosato che dagli USA hanno invaso tutto il mercato globale. O, eventualmente, auguriamo “buon appetito” a Mister Trump ed ai suoi accoliti.

VIDEO DISASTRO AMBIENTALE NEL MARE DEI CARAIBI:

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