PER RICORDARE WONDY, NASCE IL PRIMO PREMIO DI “LETTERATURA RESILIENTE”

DI RENATA BUONAIUTO

E’ passato un anno da quando Francesca Del Rosso, giornalista, scrittrice, blogger, moglie e madre, è volata via per un tumore al seno. Suo marito, il giornalista Alessandro Milan, le ha scritto questa lettera.
Leggiamola insieme.
“12 dicembre 2017

Cara Franci,
Niente, è finita, inutile mentire oltre. Angelica e Mattia si sono fatti grandicelli. È toccato a Angie farsi avanti: «Papà, tanto lo sappiamo che Babbo Natale sei tu». Ci hanno beccati.

Così quest’anno la loro lista dei desideri si è fatta più aggressiva: «un Ipad tutto per me per chattare, un computer, un telefono».

«No no no» ho fatto con il ditino, e nell’oppormi ero così orgoglioso pensando a te: so che apprezzerai questa mia fermezza. «Magari un gioco al Nintendo, poi se volete libri, ve ne compro a volontà».

Sono passate quattro stagioni, il gelo è alle spalle, per la verità anche il tepore è lontano. Ci manchi. Mi manchi. Manchi a tanti di noi.

Però stiamo bene: io talvolta faccio i pancake, Angelica le torte, Mattia la piadina. Litighiamo, ci abbracciamo, sbuffiamo, ci facciamo il solletico.

Viviamo.

Dieci giorni fa Angelica ha finito di leggere Mia figlia è una iena. Sai i timori che avevi? Che magari si sarebbe arrabbiata per il titolo e per come l’hai descritta? Beh, l’ho sbirciata mentre leggeva: rideva, ma talmente tanto che le spalle si alzavano e abbassavano in sussulti.

Mattia invece mi ha chiesto di iniziare La vita è un cactus. Così, ogni tanto, li metto a nanna, gliene leggo un paio di pagine, come se fosse una favola. Sì, ecco, magari quando si parla di sesso svicolo, concedimi questa piccola deroga.

I libri. I tuoi sono tutti lì, come volevi.

D’altronde un libro è stato l’ultimo regalo che mi hai fatto, il giorno del mio compleanno. Il ricatto di John Grisham, quello passava la libreria dell’ospedale. È sul mio comodino, per poterlo sfiorare o annusare se serve.

Ogni tanto vorrei vederti, almeno in sogno, ma non mi è ancora capitato. Dicono sia normale, ma a me spiace tantissimo questa rimozione. Sono successe tante cose, in un anno, e ne accadranno ancora diverse. Abbiamo fatto un viaggio, alle Maldive, presto ne faremo un altro.

Mi applico, vedi?
Quando giro per l’Italia percepisco, nei volti e negli occhi di tante donne e tanti uomini che incontro, il profumo che hai lasciato. Mi stringono la mano, mi dicono «grazie», ma io non ho fatto nulla. Ringraziano te.

In quei momenti, capisco quanto hai seminato, e quanto hai lasciato: di pienezza negli altri, di vuoto in me.

Non avrei pensato di farcela. Invece Angelica ha finito le elementari e ha iniziato una nuova avventura, Mattia continua a giocare a basket. Crescono, tra speranze, sogni e disavventure.

Io, il più delle volte, sorrido. E non spreco più un solo secondo di tempo.

Sto imparando tantissimo.

È dura, ma ora so come si fa. Perché continui a vivermi dentro.

Tuo, Ale”
Il foglio, il mio foglio adesso è proprio bianco, il suo candore m’ intimorisce. Cerco di riprendere fiato, respiro piano, a lungo. Aspetto che tutte le emozioni trovino spazio nel mio cuore, e lì c’è folla, tanta folla. Conosco quel dolore, il vuoto, l’attesa, il pensiero di non farcela…
Le parole si confondono, si accavallano ai ricordi, si mischiano, provocando in me dolcezza e sfinimento. Questa lettera, è il racconto di un giorno, un mese, un anno di vita, ancora con Lei.
Francesca nasce a Milano nel 1974, laureata in filosofia e antropologia, si sposa con Alessandro, da lui ha due figli Angelica e Mattia. Lavora in Rai, per Radio24, il Sole 24Ore, come free lance. Poi un giorno incontra il cancro, lo affronta con le armi che le sono più congeniali, grinta, coraggio, ironia. Trasforma il suo nome in Wondy, ma prima di lei, il marito la battezza Harry Potter, quando un pomeriggio, rientrando a casa, la trova china sui libri a studiare, per la seconda laurea.
Wondy ha mille passioni, interessi, sogni. Li insegue tutti e si lascia travolgere da loro con l’entusiasmo di una bambina, anche quando si “scontra” con il cancro, lo affronta con la stessa grinta.
Il suo viaggio con la malattia, dura 6 anni. Chemio, terapie, interventi, ma Francesca non intende fermarsi, scrive libri, “ La vita è un cactus”, “Mia figlia è una iena: Quello che le mamme pensano e non dicono” e poi fa progetti, legge, ride, vive, viaggia, ama.
L’11 dicembre 2016, questa battaglia finisce, ma Alessandro, Angelica e Mattia sono ancora qui a parlare con lei, a parlarci di lei. Fonda un’associazione “Wondy sono io” e lancia un premio di “Letteratura Resilente”. Perché Francesca credeva nell’importanza di quelle storie che possono aiutarci a resistere ed a combattere i momenti difficili della vita:
«Non credo nel destino.
Ma lo so affrontare. Il dolore, la paura, la guerra, la mafia, il terremoto, la malattia, la morte: esistono. Non serve a nulla guardare dall’altra parte, fingere di non vedere. Ma si può usare un altro punto di vista, che ha il potere di cambiare tutto. Io l’ho imparato, l’ho capito, l’ho vissuto. Si può sorridere, ad esempio. E anche ridere, resistere agli urti della vita senza spezzarsi. Andare avanti a testa alta, sempre avanti. In ogni caso.
Questa parola è resilienza. È una parola che merita attenzione. Che va raccontata, spiegata, diffusa. Che voglio portare nel mondo, in tutti i modi che conosco e che mi verranno in mente». 
Questo “Premio”, sarà il primo passo perché questo suo desiderio veda compimento. A giorni la proclamazione dei finalisti, a marzo la premiazione.
Wondy ha ragione, “si può resistere agli urti della vita”, e la parola giusta è “resilienza”. Una forza che nasce da un dolore.
Più grande è il dolore, più è importante scavare dentro di sé e tirare fuori questa “parola”, perché non basta restare in piedi, non basta “sopravvivere”, occorre anche recuperare i cocci, rimetterli insieme, ricominciare a sorridere, a ridere, a sognare.
È dura, ma ora so come si fa. Perché continui a vivermi dentro”.
Conclude così la sua lettera Alessandro, perché nessuno ci lascia, nessuno muore. Francesca adesso, è parte di tutti loro. Nei pensieri, nei giochi, nelle lacrime, nelle risate, nei pancake che hanno imparato a fare e, chissà forse anche il “quel libro”, lasciato sul comodino per poterlo “ancora sfiorare….annusare” e, che Wondy da lassù continua ogni giorno a donargli.