UNA PROF ITALIANA AL NOBEL PER L’INSEGNAMENTO

DI VINCENZO SODDU

“Sono nata e cresciuta in una casa di ringhiera ed è stata per me una delle mie più grandi fortune. Ho infatti imparato come condivisione, unione e confronto siano elementi importanti se non fondamentali per la crescita della nostra società. La passione per la matematica è sempre stata dentro di me e fin da piccola ho sempre desiderato fare l’insegnante. Aver preso la laurea in matematica prima e diventare poco dopo insegnante di ruolo è stato un grande riscatto sociale oltre a rappresentare una grande spinta motivazionale sul mio ruolo”.
Lorella Carimali, insegnante di matematica al liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano, è da sempre considerata una delle migliori prof d’Italia. Da quando, trent’anni fa, dopo la laurea in matematica aveva detto no a un prestigioso incarico presso un’azienda informatica per darsi all’insegnamento. Una vocazione a cui lei ha pure abbinato un motto: Insegnare a pensare, ad affrontare la vita. Eh sì, perché il fattore che rende grandi insegnanti è, prima ancora del volume delle conoscenze e delle competenze possedute, la passione per un lavoro che per essere espresso al meglio necessita dell’intero bagaglio d’energie di un individuo. Un lavoro a cui bisogna spesso sacrificare l’intera esistenza e che specialmente va portato avanti in maniera innovativa, perché si sa che oggi i ragazzi non sono più quelli di una volta e che bisogna scovare in loro, con gli strumenti più originali e sorprendenti, i talenti che loro stessi tengono nascosti. Nel caso di Lorella Carimali, questo dono consiste nella convinzione che la matematica non possa essere ridotta solo a calcoli. Un’intuizione speciale che l’ha portata ad abbinare la sua materia al teatro: con l’aiuto di una compagnia teatrale, i suoi alunni hanno scritto e portato in scena uno spettacolo su un argomento matematico generico in cui erano sofferenti. L’impegno nella preparazione di un evento ludico come la messa in scena di una piece teatrale ha fatto sì che i ragazzi superassero senza nemmeno accorgersene le carenze generiche in quella materia che fino a pochi mesi prima odiavano. Il progetto è stato riservato inizialmente a 22 studenti, di quattro scuole e classi diverse, accomunati dall’avere l’insufficienza in matematica, e tutti a fine anno hanno recuperato il voto negativo. Così, quello della prof Carimali è diventato un metodo, e un metodo vincente.
Nonostante i suoi successi, però, lei non vuole essere considerata una missionaria. Questo servirebbe soltanto a banalizzarne la spinta emotiva. E’ lei stessa a ricordarcelo quando afferma che: “ho fatto una scelta precisa. E oggi non sarò ricca, perché con 1.500 euro di stipendio se si vive a Milano non è facile. Ma sono ricca di rapporti umani e anche di soddisfazioni”. Prima fra tutte la stima dei suoi alunni. Qualcuno, infatti, le ha dedicato un messaggio nell’annuario della scuola: All’unica prof che ha privilegiato il saper vivere e il saper capire allo sterile sapere. Non perda la passione, la prego.
Lorella ora condivide i propri metodi tramite una serie di corsi di formazione per altri insegnanti. Inoltre si assicura che i suoi studenti imparino a essere cittadini del mondo incoraggiandoli a prendere parte a progetti comunitari fuori dall’aula.
In virtù di tutto ciò il Miur ha deciso quest’anno di inviare lei come rappresentante della nostra Scuola al Global Teacher Prize, una sorta di Nobel per l’insegnamento, la cui premiazione avverrà a Dubai il 18 marzo del 2018, premio che mette in palio un milione di dollari da usare per progetti volti a migliorare la qualità dell’insegnamento.
Da parte nostra i migliori auguri per una vittoria che metterebbe in luce la passione, l’umiltà e la genialità di un mestiere purtroppo da noi considerato ancora di secondaria importanza.