BRYAN CRANSTON, UN TRASFORMISTA PERFETTO CHE NON DIVENTA MAI MACCHIETTA

DI MICHELE ANSELMI

Il suo nome è Bryan Cranston, ha 61 anni, forse l’avrete visto in alcune serie tv come “Breaking Bad”, dove era il protagonista senza più nulla da perdere Walter White, e al cinema in ruoli secondari, a parte forse “L’ultima parola. La vera storia di Dalton Trumbo” sullo sceneggiatore esposto ai rigori forsennati del maccartismo. Eppure è un talento assoluto, un “camaleonte” capace di passare da un ruolo all’altro, mimetizzandosi sotto il trucco, cambiando voce e accento, senza per questo diventare mai una sorta di Fregoli. Pochi mesi fa l’avevo visto nel magnifico e malinconico “Last Flag Flying”, passato alla Festa di Roma; ieri sera era su Sky, in “All the Way”, nei panni addirittura del presidente americano Lyndon B. Johnson, l’uomo che prese il posto di Kennedy dopo l’attentato di Dallas e un anno dopo riuscì a farsi rieleggere alla Casa Bianca nel 1964. Texano, colorito, per niente fotogenico, Johnson è stato l’uomo della guerra nel Vietnam ma anche l’uomo che riuscì a far passare, quasi spaccando il Partito democratico nella sua anima sudista, una nuova legge sui diritti civili, lavorando gomito a gomito con Martin Luther King. Cranston restituisce quel presidente, a lungo sottovalutato, pure molto odiato in Europa, con una stupefacente operazione di immedesimazione. Certo, alla regia c’è Jay Roach, il copione è del drammaturgo Robert Schenkkan e Steven Spielberg produce insieme a Hbo. Ma senza Bryan Cranston, davvero prodigioso senza mai essere macchiettistico, il film non esisterebbe. Vedere per credere il trailer originale di “All the Way” che trovate in alto sopra il titoletto.

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