I 4 DI VISEGRAD PER I MIGRANTI: SOLDI E SOLDATI, MA ACCOGLIENZA ZERO

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Ieri si è concluso il vertice dei leader degli stati membri della Ue, a Bruxelles. Giovedì, in una riunione separata si sono incontrati Juncker, Gentiloni e i primi ministri del gruppo di Visegrad. Il tema discusso è stato la situazione dei migranti. Per la prima volta, hanno partecipato il neo primo ministro ceco, Andrej Babiš e il polacco Mateusz Morawiecki, i quali come già i loro predecessori, e come gli altri due paesi del gruppo di Visegrad, hanno rifiutato la ricollocazione obbligatoria dei migranti, nonostante una sentenza della Corte di giustizia europea. I 4 di Visegrad non accettano la politica europea di accoglienza. Nessun migrante e stato ricollocato nelle nazioni che si riuniscono nella sigla V4, non almeno quelli già accolti in altri paesi di primo transito, come Italia e Grecia. Durante la riunione tenuta a Bruxelles, Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno presentato il loro piano per risolvere almeno in parte l’emergenza migranti. Il premier ungherese Orban si è fatto portavoce della proposta: “I quattro paesi di Visegrad sono pronti a contribuire con una considerevole somma di denaro per aiutare a difendere le frontiere esterne della UE e contribuire alle azioni europee avviate in Libia”.
I V4, incontrando Juncker hanno voluto dimostrare la loro buona volontà sulla questione migrazione, in modo solidale, offrendo un contributo al fondo UE. Con il denaro intendono migliorare la protezione delle frontiere libiche e la situazione dei rifugiati che sono bloccati in una situazione disperata nel Nord Africa. Il denaro non sarebbe l’unica forma di attività. Come ha detto Babiš, potrebbe essere organizzata un’unità militare a scopo difensivo.
Si tratta di una somma messa a disposizione dai 4 di Visegrad che l’hanno quantificata in 36 milioni di euro. 36 milioni di euro da utilizzare come contributo finanziario per la gestione dei migranti in Libia, per organizzare e formare l’equipaggiamento della guardia costiera libica, che si occuperà anche del recupero delle imbarcazioni e i salvataggi in mare.
Il presidente del Consiglio della Ue, Donald Tusk aveva già messo in discussione la politica attuale dei rifugiati e il sistema delle quote adottato. l’atteggiamento di Tusk, polacco, ha fatto indignare la maggior parte dei membri della UE. Juncker ha definito le dichiarazioni di Tusk, controverse.
Invece, le parole di Gentiloni non si sono fatte attendere: “Una decisione rilevante che piace all’Italia. Le distanze non cambiano con questa decisione. Continueremo a sostenere la necessità di avere un impegno sulla ricollocazione dei rifugiati, e di avere una politica comune dentro i confini dell’Unione europea”.
Jean-Claude Juncker si dice felice. Apprezza l’impegno e la solidarietà che le quattro nazioni dimostrano con questo contributo. Ma forse non basterà. Servirà prima distruggere i muri e le protezioni che si stanno erigendo a Est per avvicinarli alle politiche della Ue. Solo allora Juncker potrà dirsi veramente felice.
Per la metà del 2018 è prevista una revisione degli accordi di Dublino per migliorare e ridefinire il metodo di ricollocazione dei migranti.