IL “CAVALIERE D’ALTRI” TEMPI E’ TORNATO, FRIZZI RICOMINCIA “L’EREDITA’”

DI RENATA BUONAIUTO

Fabrizio Frizzi è tornato.

Il cow boy buono ha ritrovato la strada di casa. Una standing ovation l’ha accolto, quella del suo pubblico, quella che gli ha dato “la forza e l’adrenalina per farlo”.
Lui emozionato come un bambino, ha tenuto stretta la mano del suo “fratellone” Carlo Conti, prima di varcare la porta dello studio. La tenerezza di un gesto che non è sfuggita a nessuno, e ci ha permesso di capire che “quel mondo di luci”, ha anche qualcosa di più, dei valori veri, sinceri, disinteressati.
Non sappiamo cos’abbia provato, non sappiamo quanta gioia e quanti brutti ricordi abbiano affollato la sua mente. La sua discrezione e riservatezza c’impediscono di chiedere oltre ma, sappiamo forte e chiaro quello che abbiamo provato noi.
Una gioia immensa, perché Fabrizio in questi anni ha saputo farci “innamorare”, nel senso più nobile del termine, della sua bellezza, del sorriso, dei suoi gesti. La dolcezza con cui si relaziona con il pubblico, l’attenzione che regala a tutti, piccoli, grandi, anziani, sono qualità che non scivolano via, cambiando canale, che non s’interrompono con i titoli di coda di una trasmissione ma, restano come piccole gemme nei nostri cuori.
Perché la televisione è anche questo, la possibilità di far sentire ognuno di noi parte di quel mondo, parte di quell’emozione e, lui questo lo sà.
Due mesi fa, durante le registrazioni dell’Eredità, Fabrizio ha avuto un malore. Siamo rimasti per giorni, avvolti in una nebbia che non riuscivamo a diradare. Le notizie, poche e contrastanti, ci facevano pensare che il nostro “cavaliere d’altri tempi”, stesse viaggiando verso chissà quale terra lontana e misteriosa. Il suo messaggio su facebook, il 10 novembre, ha spazzato via la nebbia ma, il desiderio di rivedere il suo “faccione” buono, quegli occhi che lasciano scoperta l’anima, erano ancora grandi.
Ieri il grande giorno. Carlo ha condiviso con lui, da fratello affettuoso, la conduzione, forse per non stancarlo, forse per fargli godere appieno la gioia del ritorno, il calore del suo pubblico. Erano emozionati entrambi, hanno giocato con le chiavi dello studio, in un rituale che conosciamo bene, di passaggio del testimone. Due professori che giocano ogni tanto a far “supplenza”, ma dietro quelle chiavi hanno anche ripreso fiato, cercato il coraggio per lasciarsi alle spalle la “paura” dei ricordi.
Noi invece quei ricordi li teniamo ben stretti, perché anche se dolorosi ed a tratti angoscianti, ci hanno permesso di capire ancor di più, quanto teniamo a lui, a quell’uomo che ogni giorno accompagna il nostro tempo, ci fa sorridere, ci fa sperare in un mondo migliore e per il quale ognuno a suo modo si è stretto forte all’altro perché trovasse in fretta la strada di casa.
Sarà un Natale diverso questo, per lui come per noi, perché il nostro cow boy è sceso da cavallo ed è tornato nella sua meravigliosa “scuderia”