L’INVASIONE DELLO “SCOPRIRE” NEGLI SPOT PUBBLICITARI

DI FRANCESCO TADDEUCCI

Come mai ci sono tutte queste pubblicità che usano il verbo “scopri”? Mi sembra una cosa fastidiosa…” Mi chiedeva ogni tanto mio padre, dimenticando come spesso accade agli anziani di avere già posto la domanda altre volte. Domanda a cui non rispondevo mai per due ragioni: una è che non avrei saputo bene cosa rispondere se non “sarà il cliente che lo vuole”. L’altra è che non capivo esattamente il fastidio, o non ci avevo mai fatto troppo caso.
Poi però’ ho iniziato anche io a notare l’invasione della formula “scopri la morbidezza di…”, “scopri la sensazione unica del…” , ed effettivamente un po’ fastidioso era. Una vera e propria formula verbale introdotta negli anni duemila, e sconosciuta prima. Nel frattempo però non c’era più mio padre, quindi la conversazione si è per forza di cose interrotta.
Cosa effettivamente gli dava fastidio di quella formula?
Lo irritava forse – lui, amante della lingua italiana usata a modo – che il verbo “scoprire” fosse usato in quella curiosa forma esortativa? Una specie di “forza, scopri! che aspetti?” quando invece la scoperta, per sua natura, dovrebbe essere più dolce e certamente non indotta, se no che scoperta è? Puoi gridare “apri!”, ma non “scopri!” se capite cosa voglio dire.
Ma forse semplicemente lo irritava che si esplicitasse già nello spot di turno tutta l’essenza della scoperta: “Scopri il piacere unico di essere accarezzato dal vento….”. Sì, forse alla fine forse era questo che gli dava fastidio. È possibile, anche se non certo, che mio padre fosse semplicemente schierato contro lo spoiler pubblicitario: mi stai anticipando cosa scoprirò, e non va bene.
Quindi se volete fargli un favore postumo, amici pubblicitari, usate un altro verbo e non ne parliamo più.