PINO APRILE, AL BANO E ALTRI 32 LANCIANO “AGENDA SUD 34”, IL MANIFESTO PER IL SUD

DI RAFFAELE VESCERA

Lanciata quattro giorni fa da 34 personalità meridionaliste su Change.org, la petizione Agenda Sud 34% ha già superato la ragguardevole cifra di 6.000 firme. Sostenuta da nomi illustri quali lo scrittore Pino Aprile, il cantante Al Bano, i giornalisti Marco Esposito caposervizio del Mattino di Napoli e Lino Patruno ex direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, il regista Edoardo Winspeare, i musicisti Nandu Popu dei Sud Sound System e Tueff, l’imprenditore calabrese Pippo Callipo, lo scrittore Mimmo Cangemi, dal presidente del Comitato No Lombroso, Domenico Iannantuoni e dal direttore del Parco della Grancia Nicola Manfredelli, dal prof. dell’Università di Calabria Giancarlo Costabile e altri docenti universitari, da attivisti ambientalisti quali Albina Colella e Luigi Russo, e combattenti antimafia quali Luigi Leonardi e Ciro Corona, da Piero Paciello, direttore dell’Attacco, da chi scrive e tanti altri i cui nomi potete trovare aprendo il link della petizione per firmare. In tutto 34 nomi, a simbolico richiamo del 34% della popolazione meridionale, cui lo Stato nega il diritto di ricevere il 34% degli investimenti pubblici, concedendogli un misero 23% che raggiunge il 28% solo grazie ai fondi europei. Il risultato è il degrado infrastrutturale ed economico del Mezzogiorno, posto sotto i nostri occhi. L’appello, immediatamente ripreso da numerose pagine Facebook meridionaliste e vari blog, ha raggiunto decine di migliaia di persone che a loro volta hanno condiviso l’iniziativa.

“Nelle Regioni del Mezzogiorno vive il 34% della popolazione italiana, a cui va, però, solo il 28% della spesa pubblica, inclusi i fondi europei che dovrebbero essere aggiuntivi; per voci decisive per lo sviluppo sociale, economico, turistico, come gli investimenti ferroviari, anche meno del 20%. E questo dura da un secolo e mezzo. Ma, ancora oggi, lo Stato spende 4.350 euro in meno per ogni meridionale; 85 miliardi in meno all’anno; 850 miliardi in meno negli ultimi dieci anni. Per l’assistenza alle famiglie, quasi 400 euro pro capite a Trieste, meno di 10 a Vibo Valentia. C’è un’Italia storta da raddrizzare, prima che si spezzi. “Sud 34%” si chiama così, perché mira a ottenere l’equa ripartizione della spesa pubblica ordinaria, in modo che i fondi europei siano finalmente aggiuntivi.”

Così l’incipit della petizione che, proponendosi di utilizzare le tante firme che riuscirà a raccogliere entro il 4 febbraio, giorno d’inizio della campagna elettorale, per spingere i politici meridionali, solitamente assenti sul tema dei diritti del Sud, continua: “Il Mezzogiorno eleggerà il 34% del prossimo Parlamento e ci sono milioni di meridionali residenti al Centronord, coscienti delle ragioni politiche e storiche che li hanno costretti a emigrare. Poiché l’equità è dovere di tutti, Sud 34% si rivolge, a uno a uno, ai candidati di qualsiasi schieramento, cui chiede un impegno sottoscritto pubblicamente a intraprendere azioni concrete per la parità di diritti per le persone, le imprese, i prodotti, l’ambiente e i beni culturali del Sud Italia. E su chi si impegnerà in tal senso chiederemo agli onesti, ovunque residenti, di far convergere i loro voti. (È ovviamente esclusa la Lega Nord, per il suo programma razzista: “Prima il Nord”, “Prima il Veneto”).”

La petizione propone tre punti vincolanti:

1 – ISTRUZIONE: dal riequilibrio dei criteri per la gestione delle università, oggi legati alla ricchezza del territorio (più hai, più ti viene dato), dunque penalizzanti per quelle meridionali; alla riammissione nei programmi di Letteratura del Novecento degli autori e poeti del Sud, esclusi (pur se premi Nobel) dal 2010; alla spesa per gli asili, calibrata non sul numero di bambini che ne hanno bisogno, ma sul numero di asili che si hanno già.

2 – SANITÀ: riequilibrio dei livelli di assistenza (lea), oggi calibrati su chi ha speranza di vita più lunga e cure e presidi sanitari già migliori; un meccanismo che produce un incremento esponenziale della spesa per chi ha più e una continua riduzione per chi già riceve meno risorse e meno cure. Tanto che 14 persone su 100, a Sud, hanno ormai smesso di curarsi e il sistema sanitario sposta malati, soldi (circa 4miliardi all’anno) e posti letto da Sud a Nord.

3 – COLLEGAMENTI: riequilibrio della spesa per le ferrovie e correzione delle norme che regionalizzano il servizio locale, al punto che solo Regioni del Nord e alcune del Centro possono permetterselo, condannando il Sud a linee sempre più inefficienti (velocità media inferiore a quella dei primi del Novecento) o del tutto assenti (mille chilometri in meno in 70 anni): e la città europea capitale della Cultura nel 2019, Matera, è ancora irraggiungibile con le Ferrovie dello Stato. Si inaugura incompleta la Salerno-Reggio Calabria come se bastasse ribattezzarla da A3 ad A2, mentre la superstrada jonica forse sarà finita a un secolo dall’avvio.

Questo il link cui collegarsi per firmare: https://www.change.org/p/domenico-iannantuoni-agenda-sud-34-appello-per-l-equita-il-manifesto/fbog/55460565?recruiter=55460565&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=share_page