SECONDA GIORNATA DELLA RABBIA. HAMAS PREME SULL’ACCELERATORE

DI LUCIANO ASSIN

Seconda giornata della rabbia ieri in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Decine di migliaia di partecipanti hanno partecipato a diverse manifestazioni per la maggior parte sfociati in violenti scontri con le forze di sicurezza israeliano. Le fonti palestinesi parlano di tre vittime, due nella striscia di Gaza e uno nella zona est di Gerusalemme. Un quarto morto è un terrorista palestinese che dopo aver accoltellato un soldato israeliano è stato neutralizzato  anche perchè indossava un cintura esplosiva, non è stato possibile chiarire se si trattasse di un vero e proprio ordigno o soltanto di una cintura innoffensiva fabbrica appposta per impegnare le forze dell’ordine.

In ogni caso è sempre più chiaro che Hamas stia premendo il piede sull’acceleratore per trasformare le proteste popolari in qualcosa di molto più serio, possibilmente una terza Intifada. Durante le numerose riccorrenze svoltesi in questi giorni a Gaza per celebrare i 30 anni della fondazione dell’organizzazione il suo attuale leader, Ismael Hanya, non ha perso nessuna occasione per rispolverare i classici slogan della jhad islamica, quali “un milione di martiri in marcia verso el aqsa” e “col fuoco e col sangue riscatteremo la Palestina”.  Hamas cerca inoltre di riscaldare la frontiera con Israele, i lanci di razzi kassam verso il territorio israeliano sono ormai all’ordine del giorno anche se senza praticamente grandi risultati. Anzi, due kassam sono caduti all’interno della striscia provocando gravi danni alle abitazioni e diversi feriti.

Mentre Hamas cerca di gettare benzina sul fuoco Abu Mazen per il momento continua a seguire una politica tutto sommato morigerata. Nei discorsi è senz’altro molto più estremista di quello che è disposto a fare all’interno dell’ANP. I militanti di Hamas continuano ad avere mano libera ma fino a un certo limite. Mahmud Abas è perfettamente consapevole che per rimanere saldamente al potere necessita della reciproca collaborazione israeliana sul piano della sicurezza.

Soltanto un paio di giorni fa l’attuale ministro della difesa israeliano Avigdor Liberman ha dichiarato nel corso di un intervista che i servizi di sicurezza israeliani hanno sventato almeno un tentativo di eliminare il leader palestinese.

Gerusalemme continua ad essere investita in maniera relativamente lieve da queste due “giornate della rabbia”, nel frattempo l’amministrazione Trump ha appena dichiarato che il Muro occidentale continuerà a fare parte dello stato Israele non importa quale possa essere un futuro accordo di pace. Dichiarazioni che certo non influenzeranno la già complessa situazione in maniera positiva.