SVIZZERA-SI TORNA AL SEGRETO BANCARIO

DI CLAUDIA SABA

Il Parlamento di Berna ha sancito il ritorno al segreto bancario che, alcuni anni fa, era stato messo da parte dalla Confederazione Elvetica.
Si torna quindi al passato e non sarà più possibile, da parte degli istituti bancari, rilasciare informazioni a scopo fiscale, su correntisti e investitori stranieri. Le banche dovranno avvertire in anticipo i clienti stranieri, spiegando loro quali dati stanno per essere trasmessi ai loro paesi. Potranno così rivolgersi ai legali, che avranno la possibilità di produrre ricorsi e allungare i tempi della verifica da parte delle autorità interessate.
Il Consiglio Nazionale svizzero aveva avviato, sin dal mese di settembre, un iter per appoggiare la campagna “Sì alla protezione della sfera privata”. La campagna mirava al ripristino del segreto bancario ed assicurare così, la riservatezza a tutti gli stranieri non residenti in Svizzera, salvo in caso di frode fiscale.
Il 7 dicembre il Consiglio Nazionale ha accolto con 120 si e 64 no, una mozione che impegna a mantenere il segreto bancario: “Senza il consenso della persona interessata, si possono dare alle autorità informazioni concernenti le imposte dirette prelevate dai cantoni soltanto nell’ambito di un procedimento penale e solo se esistono sospetti fondati dell’intenzione di commettere una frode fiscale e se esistono sospetti fondati di evasione fiscale intenzionale e ripetuta, mirante a sottrarre somme ingenti”.
Si torna, quindi, al rispetto della privacy in netta contrapposizione a quanto avvenuto nel 2014 quando, l’allora ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, concesse ai cantoni l’autorizzazione per
chiedere informazioni alle banche, senza difficoltà.
Da quel momento iniziò una revisione del diritto penale fiscale elvetico per rendere più agevole l’accesso alle informazioni sui conti correnti bancari degli stranieri, non residenti. Il governo ha già espresso la scorsa settimana una prima approvazione e martedì 12 dicembre lo ha riconfermato, con il consenso congiunto a camere unificate.
La Svizzera non è l’unico paese che respinge le pressioni internazionali per uno scambio rapido dei dati sensibili.
Su 148 paesi firmatari,
37 mantengono ancora un segreto bancario totale, 90 solo parziale mentre 22 nazioni non hanno ancora accettato alcun accordo.