ALZARSI IN PIEDI? È UNA CONQUISTA NON UN DIRITTO

DI VINCENZO SODDU

Alzarsi in piedi, da parte degli alunni, quando entra un professore in classe è un gesto che si fa sempre meno. Anzi, anche da parte di molti insegnanti, è ritenuto addirittura obsoleto, retaggio di una tradizione autoritaria.
Eppure, se da una parte il gesto appare oggi antiquato, dall’altra esso sembra costituire una sorta di fil rouge che si lega, più o meno indirettamente, alle ultime forme di maleducazione o addirittura di violenza verso i prof.
Se ci si alza in piedi ci si concede una forma di rispetto che non potrà mai preludere ad atti che mettano in discussione per maleducazione o per violenza l’autorità, l’autorevolezza dei docenti.
Il Corriere propone un sondaggio in tal senso e raccoglie molte adesioni a favore della tesi “tradizionalista”.
Eppure…
Eppure, da insegnante mi vien da dire che certo rispetto non si può imporre ma deve sbocciare negli studenti da atti che catturino la stima dei ragazzi.
I ragazzi di oggi non sono più come quelli di una volta, che agivano secondo un ordine non scritto, connaturato alla stessa società in cui vivevano. Oggi, la nostra società conduce questi stessi ragazzi fuori da ogni ordine costituito, che il cellulare o il tablet non riconoscono per loro stessa natura. Oggi è il cellulare il loro totem, e l’unica strategia autoritaria che potrebbe funzionare dovrebbe partire proprio dal sequestro di quel totem. Ma qui è la Ministra stessa a tarparci le ali, con le sue discutibili dichiarazioni sull’importanza del cellulare in classe, e allora è quantomeno anacronostico consigliarci di recuperare questi ragazzi costringendoli ad alzarsi in piedi.
«Tu non rispetti il capo come individuo ma come capo. Nel caso della scuola, rispetti il ruolo dell’insegnante perché è lui che, insegnandoti la sua materia, ti insegna a vivere», ha scritto qualche tempo fa su Avvenire Ferdinando Camon, scrittore, in una difesa dell’«alzarsi in piedi»: «Tra studente e professore esiste una differenza di sapere e di ruolo; uno sa e dona il suo sapere, l’altro lo riceve e ringrazia. Il ringraziamento si esprime con l’alzata in piedi».
Non sono del tutto d’accordo sulla prima parte dell’assunto. Parlare di capo è veramente anacronistico. L’insegnante non è mai un capo e il rispetto oggi nasce anche dalla capacità dell’insegnante di comprendere il punto di vista dello studente.
Quando entro in una classe preferisco uno stentoreo buongiorno, a cui difficilmente un alunno si rifiuta di rispondere. Se una classe si alza in piedi lo fa perchè alle spalle c’è una stima che nasce da altro che non dalla costrizione ad alzarsi in piedi quando entra un’autorità. E se la si vuol portare a farlo bisogna prima conquistarsela quella classe, con gli strumenti dell’empatia, regredendo se necessario a condividere quegli stessi interessi che la spingono a rifiutare le autorità tradizionali.
Perchè anche nella scuola, prima dell’autorità conta l’autorevolezza.