AUSTRIA. ALLARME NEO-NAZISTA

DI LUCIO GIORDANO

 

Da domani L’Austria volta pagina. E già da oggi l’Austria Felix non esiste più.  Devo essere sincero: nel mio viaggio A Vienna, Graz, Salisburgo,  una settimana ad inizio dicembre, dunque pochi giorni fa, non l’avrei mai  immaginato. Complice l’atmosfera natalizia e un’economia che da un paio d’anni è tornata a tirare con un pil a più 1, 5 per cento, quello austriaco mi  è sembrato un popolo sereno, elegante, educato. Pacifico. E anche accogliente, organizzato. Con efficienza teutonica, tutto funziona alla perfezione. Costo della vita elevato, ma non proibitivo, il che non guasta.

Evidentemente non sarà più così. Sono già sei le manifestazioni che domani  invaderanno la Capitale dell’ex regno asburgico per protestare contro il governo nero azzurro dei popolari di Sebastian    Kurz e dei nazionalisti di Heinz Christian Strache: neri, che più neri non si può, al punto che uno dei suoi leader, qualche settimana fa,  ha partecipato come se niente fosse ad un raduno di neo- nazisti. Il problema qui però  non è solo la nascita di un governo che vira violentemente a destra. Il problema  è che al partito di Strache andranno tre ministeri chiave: interni, esteri e difesa. In pratica la serratura di uno Stato. Certo, i Socialdemocratici dell’ex cancelliere Christian Kern  hanno le loro colpe: in questo quadriennio hanno scimmiottato la destra, non garantendo più le conquiste sociali del passato,   e il risultato è che gli elettori li hanno puniti, preferendo come sempre l’originale alla brutta copia della destra liberista e razzista.

Kurz vuole  rivoltare come un pedalino l’Austria. Lo ha detto poche ore dopo aver vinto le elezioni. Una delle sue prime  riforme   tenderà ad aumentare le giornate lavorative  fino ad arrivare alle 40 ore settimanali : paradossale, se si considera che la domenica i negozi ad esempio sono categoricamente chiusi, come una volta erano chiusi in Italia. Quaranta ore  settimanali e blocco degli ingressi agli immigrati, ecco i punti cardine delle sue riforme. Va detto, per dovere di cronaca,  che in Austria di immigrati se ne vedono pochi. Solo girando la mattina presto in metropolitana, ne ho incontrati diversi, ma in numero decisamente minore rispetto ad altre nazioni come Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania ( una castroneria dire che nei primi  tre paesi citati è cosi, perchè ospitano gli abitanti delle ex colonie belghe, inglesi o francesi). L’obiettivo finale è tutto sommato quello di rinforzare i controlli alla frontiera  con L’Italia e di monitorare i confini con le vicine Slovacchia ed Ungheria.

Immigrati, ma non solo. Il programma dell’estrema destra nazionalista prevede, tra le tante cose care al mondo della finanza internazionale che la telecomanda, un taglio  drastico allo stato sociale e tasse salatissime per l’iscrizione universitaria, mentre oggi l’Università in Austria è praticamente gratuita. Insomma, davvero Austria Felix addio. Facile immaginare infatti le tensioni sociali che verranno alimentate a distanza di pochi mesi  dall’insediamento del più giovane cancelliere d’Europa, il trentunenne Kurz. Forse basterà solo qualche settimana,  per vedere i perniciosi sviluppi delle politiche di destra preannunciate da una propaganda nazionalista a dir poco sfarzosa.

Si dirà: in fondo l’Austria non ha un grosso peso specifico. Poco meno di nove  milioni di abitanti, la seconda città più grande del Paese, Graz, che ha la stessa popolazione di Ostia. Eppure, vuoi per la posizione geografica, a metà strada tra i Paesi dell’ex blocco sovietico e la Germania, vuoi per la cultura europeista che fino a ieri ha accompagnato questa perla incastonata tra le Alpi, e che cozza con le strizzate d’occhio al gruppo di Visegrad di oggi, c’è da temere per la tenuta democratica della cara vecchia Austria. Avevamo detto la stessa cosa dell’Ungheria che aveva appena eletto Orban. Sappiamo quale sia oggi il clima che si respira in terra magiara: sospensione delle libertà civili, a fronte di un piccolo progresso economico. Speriamo che Vienna non segua le stesse orme di Budapest. Anche se le analogie politiche dei due Paesi che componevano l’ impero austro. ungarico sono inquietanti. Infine, il passaporto austriaco  offerto agli altoatesini è l’ennesima provocazione di questa estrema destra cialtrona. Non c’è da dormire sonni tranquilli, insomma. Per gli austriaci  e per l’Europa unita. O di quel che ne rimane.