GIORGIO GALLI: RENZI-BERLUSCONI E’ IL PROGETTO POLITICO PRINCIPALE

DI CARLO PATRIGNANI

Al di là delle abituali, ripetitive, schermaglie in scena nel teatrino della politica, del politichese pur gentile, il principale progetto politico in piedi è l’intesa post elettorale tra Pd e centro-destra, o meglio ancora tra Renzi e Berlusconi: inutile e fuorviante fare e confezionare altre ipotesi.

A parlare è il politologo novantenne, per decenni titolare della cattedra di Storia delle Dottrine Politiche alla Statale di Milano, Giorgio Galli che alla riedizione del patto del Nazareno post elettorale non vede un’alternativa praticabile, affidabile, credibile in quanto non c’è da noi un movimento nè un soggetto politico d’ispirazione socialista: non c’è alcun vecchio signore come Jeremy Corbyn o Bernie Sanders che abbia il coraggio di riprendere la tradizione e il pensiero critico della sinistra, in particolare socialista.

I due vecchi signori il coraggio di sfidare l’impossibile, ossia la critica al capitalismo moderno, precisa il decano dei politologi, lo hanno avuto e sono stati premiati, per ora più Corbyn che Sanders, da un vasto, diffuso, eterogeneo movimento di persone, la cui spina dorsale è fatta soprattutto di giovani e ragazzi sensibili al cambiamento radicale promesso.

Di saggi sulla travagliatissima storia della Repubblica Galli ne ha scritti molti: e’ dagli ultimi due, La stagnazione d’Italia e Come si comanda il mondo, che fa discendere non tanto le sue previsioni quanto la sua aspettativa del progetto politico principale post elettorale Renzi-Berlusconi  che non ha di fronte a se un’alternativa praticabile, affidabile, credibile.

Il vecchio signore politologo accompagna così il lettore dai nodi irrisolti della storia Repubblicana – dalla ricostruzione del dopoguerra piena di speranze andate deluse fino ai nostri giorni con Berlusconi, Renzi e Grillo, segnati dalle diseguaglianze economico-sociali causate dall’ideologia liberalcapitalistica che ha cancellato diritti e beni comuni – a chi comanda e governa il mondo: non una regia occulta, tipo Spectre, dice Galli, ma 500 multinazionali che con le loro decisioni influenzano la vita delle persone molto più di qualsiasi premier.

Per cui poi è dall’analisi culturale, storica, politica, economica che Galli fa discendere le sue valutazioni sul presente. Di Maio? Molto moderato sul progetto politico di critica al capitalismo moderno: e soprattutto il M5S è molto confuso rispetto alla forza anti-sistema con cui si è presentato inizialmente e in ragione della quale ha ottenuto consensi importanti e rispettabili. Pietro Grasso? Persona rispettabilissima e che stimo molto, ma con la tradizione e il pensiero critico socialista ha poco a che fare: è un liberale vecchio stampo, più vicino ai girondini della Rivoluzione francese che appunto alla tradizione socialista, aggiunge pur nutrendo una certa certa simpatia per l’ex-magistrato a capo del raggruppamento Liberi e Uguali.

Insomma, il filo conduttore delle analisi del vegliardo politologo anomalo per esser fuori dagli schemi, è chiaro: oggi come ieri l’essere di sinistra nella tradizione e nel pensiero critico socialista, è essere anticapitalisti, per cui la scelta anticapitalistica è sinonimo non solo di alternativa al sistema, ma è la discriminate minima al di là della quale si può parlare di tutto, si può parlare di amici, di possibili alleati, di compagni di strada, ma non si può parlare di sinistra.