M5S. UN TWEET DI SIBILIA DIMOSTRA CHE IL PARTITO DEVE CRESCERE

DI FRANCESCO ERSPAMER

Stavo documentandomi per scrivere un post contro il Pd, che vuole vietare per legge il commercio di cimeli storici che in qualche modo evochino il fascismo (provvedimento che agli antifascisti veri, che il fascismo lo avevano combattuto rischiando la vita e la galera, sembrò eccessivo e pericoloso) ma poi non ha alcuna obiezione al rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III, costretto all’esilio perché compromesso con il fascismo (e per evitare il cui rientro gli antifascisti di cui sopra avevano inserito nella Costituzione la XIII disposizione, abrogata nel 2002). Ho lasciato perdere.
Perché mi sono imbattuto in un tweet di tre mesi fa del deputato Carlo Sibilia, che non sapevo esistesse ma che purtroppo esiste e apparentemente è un esponente di punta del M5S. Eccolo: “Oggi la Apple presenta l’#iPhone8 noi in parlamento siamo costretti dal #PD a discutere di #fascismo vs #comunismo… #fatevoi #AppleEvent”.
Benché io abbia imparato a diffidare di chiunque abusi degli hashtag, ho sperato che ci fosse un’intenzione ironica, anche se fallita. Purtroppo un secondo tweet di Sibilia, dello stesso giorno e sullo stesso argomento, mi ha tolto ogni illusione: “Quando il #PD pensa che parlare di #fascismo vs #comunismo sia la #priorità del paese capisci perché sparirà alle prossime elezioni. #TheEnd”.
Questo è puro qualunquismo, alla Renzi, ossia banalizzazione distratta di questioni storiche complesse e appiattimento sull’attualità più immediata. In realtà temo che neppure Renzi avrebbe potuto scrivere cazzate simili. Quindi ho un problema. Che un dirigente del M5S, uno che potrebbe trovarsi al governo, magari come ministro, possa equiparare, così, en passant, comunismo e fascismo, e, peggio, liquidare entrambi con leggerezza anteponendogli scherzosamente (se non seriamente) l’iPhone, ovvero uno dei più potenti strumenti e simboli dell’americanizzazione del paese, proprio non mi piace.
Il paese ha bisogno del M5S. Ha bisogno di proposte come quella recente di Di Maio in favore di una regolamentazione del commercio e degli orari dei negozi. Ma il movimento deve darsi al più presto un’ideologia e liberarsi di personaggi che forse furono utili nella fase distruttiva dei V-day, in cui ciò che contava era differenziarsi dalla casta, ma che sono un’intollerabile zavorra adesso che il M5S ambisce al governo e ha la possibilità e responsabilità di conquistarlo. Se restassero e addirittura ascendessero a posizioni istituzionali, la credibilità del M5S durerebbe poco, e ancor meno il sostegno di chi, come me, è in cerca di un partito in grado di restituire all’Italia dignità e fiducia in sé stessa, non di accelerarne la deriva liberista e la decadenza culturale.