VENDERE A UNO STATO STRANIERO IL NOSTRO PATRIMONIO DEMANIALCULTURALE: SI POTRA’ FARE

DI ALBERTO TAROZZI

Chissà quanto ci avrà ghignato sopra Giulio Tremonti, che nel 2005 venne preso in giro da tutta l’Italia antiberlusconiana per la sua finanziaria, nella quale rientrava un programma di dismissioni immobiliari dello Stato attraverso la cartolarizzazione di fondi immobiliari o cessioni dirette.

La fantasia subito fece riferimento a quella strepitosa gag di Totò buonanima, truffatore impegnato nel “vendere” ai turisti stranieri la Fontana di Trevi.
Sicuramente si trattava di una manovra, quella di Tremonti, di taglio marcatamente liberista che consentiva ai privati di fare business attraverso l’acquisizione del patrimonio pubblico.

Certo, c’è dismissione e dismissione e non si può paragonare la vendita di un bene altrimenti inutilizzato con quella di un bene pubblico di grande valore culturale su cui lo Stato avrebbe tutto l’interesse ad investire.
Resta il fatto che quel programma non è mai stato sostanzialmente dismesso dai governi successivi, tanto che, nell’ultima manovra, vi è stata apportata una modifica. Non però di senso restrittivo, anzi.

C’è il via libera alla vendita, sia pure solo a uno Stato estero (non ai turisti di Totò), di immobili appartenenti al demanio italiano, compresi quelli appartenenti al demanio culturale. Il tutto viene previsto in uno degli emendamenti alla manovra che il governo si appresta a depositare in Commissione Bilancio della Camera.
“Nel caso di cessione diretta di un bene immobile dello Stato ad uno Stato estero – recita la norma – l’Agenzia del demanio è autorizzata a cedere il bene con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro degli Affari Esteri e dell’Amministrazione che ha in consegna il bene stesso, di concerto con il Ministero dell’Economia”.
Va aggiunta la necessità di un consenso, nell’ipotesi si tratti di immobili appartenenti al demanio culturale, del Ministro dei beni culturali e del turismo e fermo restando quanto previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio,

Insomma, a ulteriore merito delle capacità profetiche di Totò, adesso anche gli stranieri potranno accedere all’acquisto.
Lo ripetiamo. Potrà pure capitare che in qualche caso la vendita possa risultare ragionevole, ma il principio che viene fatto passare è pericoloso perché apre ulteriormente la porta anche alla vendita di beni pubblici su cui lo Stato avrebbe il dovere di investire.
Oltre tutto viene confermata quella convergenza tra programmi del centro destra e progetti del centro sinistra di oggi che suonano come possibile preludio a un’alleanza postelettorale.
E se Tremonti ghigna Scalfari probabilmente gode.