MOLDAVIA, COME IN AUSTRIA SI INIZIO’ COI PASSAPORTI. OGGI E’ CONFLITTO RUSSIA/NATO

DI ALBERTO TAROZZI

Curiosa coincidenza. Il nascente governo di destra austriaco lancia, tramite i suoi componenti più nazionalisti, una proposta che ci stupisce più che preoccuparci: la concessione del passaporto austriaco agli altoatesini che abbiano optato per il gruppo etnico tedesco.

Dovremmo allora sapere che una proposta analoga, trasformatasi in legge un anno fa in un altro angolo d’Europa, ha innescato una reazione a catena che, proprio in questi giorni, sembra aver gettato le basi di un nuovo fronte Nato contro Russia nell’est europeo.
Pochi si stanno infatti accorgendo che la Romania (governo filo Nato), si sta orientando a un assorbimento di fatto della vicina Moldavia (governo filo occidentale, ma Presidenza della Repubblica filo russa e alla Russia legata da forti rapporti economici).

Tutto iniziò, per l’appunto, un anno fa, con la concessione del passaporto rumeno ai moldavi di “parte” rumena.
La Moldavia, per la cronaca, è un paese con una forte minoranza di lingua russa e una maggioranza di lingua moldava. Sul fatto che il moldavo sia una lingua e non solamente una variante dialettale del rumeno i linguisti sono disposti a battersi a duello.
Venendo ai giorni nostri, per tagliare corto, su evidente pressione di Bucarest, il governo moldavo ha recentemente deciso che sia il rumeno, non il moldavo, a rappresentare la lingua di Stato.
Se si somma questo provvedimento a quello di un anno fa, relativo alla possibilità di un passaporto rumeno per i moldavi (modello Austria per i sudtirolesi/altoatesini, per intenderci) il gioco è fatto.
Ne esce un combinato disposto o se preferite un effetto cumulativo che cambia i connotati della povera Moldavia.

Da paese in miseria che cerca però di tutelare la distensione tra le sue due anime (rumena e russa) a paese strategicamente oggetto dei desideri della Nato a causa della sua collocazione strategica nei pressi del Mar Nero, che potrebbe perdere la sua identità multietnica e venire risucchiata, quanto meno militarmente, sul fronte occidentale. In omaggio a quella che Yurii Colombo, su il Manifesto, definisce un’iniziativa “neo-coloniale” del governo rumeno.

Spaccatura in Moldavia, tra il Presidente Dodon socialsta e filorusso e governo di centrodestra e filo Nato.
Possibile preludio a un nuovo fronte di guerra fredda da brividi, che andrebbe a sommarsi con la guerra calda nel Donbass e con le tregue mai definitive nei Balcani (è di poche settimane fa la denuncia del Ministro degli esteri serbo Dacic contro i tentativi Nato di inglobare la Serbia nell’Alleanza a dispetto delle sue scelte di equidistanza).

Ulteriore particolre inquietante: l’assorbimento della Moldavia nella Romania e la sua eventuale scomparsa determinerebbero il probabile riconoscimento da parte dei russi della autoproclamata repubblichetta secessionista della Transnistria, di cui le moltitudini del pianeta hanno ben scarsa conoscenza.
Solo una cosa è certa: la Transnistria risulta essere un vero e proprio arsenale di armi, nucleari probabilmente comprese.

Come si può ben vedere si comincia coi passaporti e si può finire con le bombe atomiche. La politica estera italiana è bene che ci rifletta sopra, anche se al momento a Vienna si balla un valzer che potrebbe apparire innocuo