MORTO IN UN INCIDENTE STRADALE L’EX MINISTRO ALTERO MATTEOLI. AVEVA 77 ANNI

DI CHIARA FARIGU

Viaggiava da solo su una Bmw. Forse tornava a casa (Casale Marittimo) o forse si recava ad un appuntamento, non si sa, ma all’altezza di Capalbio per Altero Mattioli, 77 anni, dopo uno scontro frontale con una Nissan non c’è stato più nulla da fare. Ogni tentativo di rianimarlo si è rivelato inutile: estratto dalle lamiere ancora in vita, le sue condizioni sono apparse da subito senza speranze ai soccorritori sopraggiunti sul luogo dell’incidente. Feriti gravemente, ma non in pericolo di vita, il conducente dell’altra vettura e la donna che stava al suo fianco, trasportata, per le cure necessarie, con l’elisoccorso all’ospedale di Siena.

Una lunga carriera politica quella di Altero Matteoli, senatore di F.I. anche se contrassegnata da ricorrenti disavventure giudiziarie. L’ultima delle quali, relativa all’inchiesta Mose, si è conclusa, pochi mesi orsono, con la condanna in 1° grado a quattro anni di reclusione. Un’accusa per corruzione che aveva sempre respinto: “Non sono un corrotto, mai ho ricevuto denaro né favorito alcuno”, commentò a caldo dopo la condanna.

Livornese di Cecina, sposato e padre di due figli, fu eletto nel 1983 nelle file dell’allora MSI, seguendo l’evoluzione e il destino del partito di Gianfranco Fini, suo mentore, passando prima ad AN per convergere poi a Fi.
Ministro dell’Ambiente prima e poi Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture sempre nei governi Berlusconi, Matteoli era noto nell’ambiente politico come il “ragioniere”, sia per il titolo di studio conseguito e sia per la puntigliosità con la quale si prefiggeva gli obiettivi che di volta in volta intendeva portare avanti. Nel 2006 viene insignito della laurea honoris causa in ingegneria per l’Ambiente e il Territorio dall’Università degli Studi di Perugia.

Nel 2004 cominciano i primi guai giudiziari. Viene accusato di favoreggiamento in un’inchiesta per abusi edilizi nell’isola d’Elba che devastano il patrimonio edilizio dell’isola. Accuse di poco conto dalle quali verrà scagionato in quanto la materia non risulta essere di sua stretta competenza. Rinviato nuovamente a giudizio nel 2005 per favoreggiamento e rivelazione di atti d’ufficio nell’ inchiesta sul “mostro di Procchio”, un complesso in costruzione a Marciana nell’isola d’Elba (che verrà abbattuto), la vicenda si conclude nuovamente con un nulla di fatto.

L’inchiesta Mose, nel 2014 la più sofferta. Ma anche la più ingarbugliata e, sotto diversi aspetti, la più losca e ancora oggi con molti aspetti da chiarire. A tirarlo in ballo fu l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati , che in sede di processo, confermò di avergli consegnato in diverse occasioni oltre 400.000 euro a vario titolo. Accuse che il senatore aveva sempre negato e per le quali aveva dato mandato ai suoi legali di ricorrere in appello.

Oggi il decesso avvenuto tragicamente. L’annuncio in Commissione Banche dall’amico Brunetta, numerosi gli attestati di cordoglio alla famiglia dal mondo politico

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