IL RIENTRO DEI RESTI DI RE SCIABOLETTA: FATTO ALLE SPALLE DEGLI ITALIANI. FORSE PER DIVIDERLI DEFINITIVAMENTE

DI PINO APRILE

La vergogna dei Savoia e dell’Italia è rientrata di nascosto sul territorio nazionale, come i ladri. E potevamo continuare a farne a meno: la salma di Vittorio Emanuele III è stata riportata in Patria (e poco prima, sempre in modo semiclandestino, quella della moglie, la regina Elena). Da dire ci sarebbe tanto, ma la vita, l’incancellabile infamia delle scelte di re Sciaboletta (così soprannominato per la sua statura: 1,53), la sua vigliaccheria, parlano per lui e lo condannano per sempre.
Ma credo ci si possa limitare a tre punti: il disgusto per la piaggeria di tanta stampa, ancora oggi, per un individuo che merita ampiamente il disprezzo che si guadagnò; il comportamento delle massime istituzioni, che va contro i sentimenti di tanta parte del popolo e della decenza; il perché di questa operazione, adesso.
1 – Si può capire che il nipote, Emanuele Filiberto, dica quel che ha detto, persino che l’avo dovrebbe essere tumulato al Pantheon (in questo sostenuto da tanti che spiegano: “La storia è la storia e non si può cancellare”. Davvero? Da dove cominciamo?). Ma sentir ripetere: “Il re soldato”, solo perché si fece vedere in zona di combattimento qualche volta… Soldato lui? Un vile che scappò dinanzi al nemico, abbandonando la capitale, l’esercito, senza lasciare istruzioni per il Paese e per centinaia di migliaia di militari che finirono nei campi di concentramento, trucidati a Cefalonia; dicendo solo “Si arrangi”, a chi ne chiedeva, mentre pensava a porsi in salvo a Brindisi. Soldato?
Uno che firmò le leggi razziali, aprendo le porte dei campi di sterminio agli ebrei italiani. Uno che diede un Paese in mano al fascismo, coprendone le violenze, i delitti. E gli omicidi, come quello di Matteotti, su cui grava il sospetto che dovesse morire, perché non rivelasse i documenti secondo cui la multinazionale petrolifera Sinclair-oil aveva ceduto gratis una parte delle azioni al re, in cambio della concessione di ricerca e sfruttamento del petrolio italiano, per 50 anni (bloccando, così, sino all’arrivo di Mattei, la possibilità che potessimo utilizzare in proprio questa risorsa).

E che la regina Elena sia stata chiamata “l’angelo di Messina” terremotata, per essersi recata lì con il marito, passi pure. Ma il giovane Ermanuele Filiberto, sui Savoia e Messina avrebbe fatto meglio a tacere: mentre marinai russi, inglesi, francesi, tedeschi e statunitensi soccorrevano i superstiti, l’Italia inviò, con tutta calma, diecimila bersaglieri con un milione di proiettili, a fucilare i sopravvissuti che cercavano di recuperare le loro cose fra le macerie, quali “sospetti sciacalli”. Fu uno spaventoso massacro, inutilmente denunciato dagli inviati di tutti i giornali che ne furono testimoni; mentre i militari saccheggiavano fra le rovine, inviando soldi e gioielli alle loro famiglie, al punto che fu istituito un ufficio postale, solo per loro e solo per questo, al porto. E in parlamento si propose di bombardare la città, con ancora persone vive sotto le macerie, non riedificarla e dividerne il territorio fra le province di Palermo e Catania. La cosa non passò, perché Giolitti, capo del governo, pensando di guadagnarne utile politico, decise di candidarsi a Messina.

2 – Il rientro delle salme è stato organizzato in totale segretezza dalla nipote dei reali, Beatrice, lasciando all’oscuro anche gli altri parenti (ogni famiglia ha le sue croci…). A disposizione è stato posto, per il rientro dei resti di Sciaboletta, da Alessandria d’Egitto, un volo militare. Complimenti al presidente Mattarella, che si è prestato ad aggirare opinioni e sentimenti degli italiani. Ha così dimostrato di rappresentare “tutti loro”. Addirittura si sono evocati “motivi umanitari”. Eeehhh?!?! L’avete fatto di nascosto, per il timore che la sollevazione popolare lo impedisse. E siccome il popolo non conta niente, per i signori del Palazzo, lo fottete mettendolo dinanzi al fatto compiuto. Lorsignori si intronizzano in nome del popolo, ma sono infastiditi dalla sua pretesa di aver voce in capitolo (con la nuova legge elettorale non ci fanno più nemmeno scegliere chi votare, per dire).

3 – Perché farlo? Perché adesso? Forse pensano che in un’Italia in disfacimento, rimettere in giro qualche bara sabauda possa ridare smalto e peso al racconto della loro presunta “missione dinastica” per unificare il Paese? Non funziona più; non puoi prendere in giro tutti per sempre, ormai la cosa non regge più: allargarono il Piemonte e pagarono i debiti a spese degli altri Stati preunitari e, sopra tutti, del Regno delle Due Sicilie, le cui ex regioni ancora oggi sono colonia.
A meno che lo scopo non sia esattamente l’opposto: non si può ignorare non dico la disaffezione, ma l’ostilità diffusa per questa avida dinastia; e riportare in Italia i resti del peggiore dei Savoia pare la mossa giusta per rinfocolare tensioni, rifiuto, voglia di non voler condividere nulla con chi tanto dolore e tanto danno ha arrecato a tutto il Paese, ma senza limiti al Sud.
Comunque sia, nulla di buono. Forse è l’inizio di qualcosa che non possiamo riuscire a scorgere adesso. O della fine.

DAL BLOG “I TERRONI” DI PINO APRILE