UMILTÀ E DEMOCRAZIA-QUESTE SCONOSCIUTE

DI CLAUDIA SABA

Si esprimono giudizi a mezza bocca, qualcuno più eloquente, altri più velati. E poi quelli a difesa.
Gente comune e non, interessata o no, che non dice perché poi, se “dice”, è messa al bando, fuori dai giochi.
In una società che combatte ogni forma di dittatura, di fascismo o imposizione, dover dire o non dire per paura di essere messi fuori gioco è davvero un controsenso, oltre che non consono ad una realtà democratica.
Si parla perché si vive in democrazia, perché il pensiero è libero, deve essere libero.
Ma esprimersi oggi, sembra essere diventata irriverenza, da nord a sud, se ciò non è gradito a qualcuno. Soprattutto sui social.
Sguardi torvi sul mi piace scomodo, su qualche pensiero non in linea con chi “comanda”.
Ma non era scomparsa la parola “comandare”? Sembrava di sì ma alla fine, a guardar bene, non è proprio così.
Perché quello di turno comanda sempre e i controllori sono sempre in agguato per scovare possibili “traditori”.
E questo non è un bene comune, piuttosto un male per chi “comanda” e dispensa virtù smentite poi, miseramente, dagli eventi.
Le critiche, invece, aiutano a capire dove sono gli errori, se ci sono.
Non accettarle vuol dire arrogarsi il diritto del:”è giusto solo ciò che dico io e ciò che dici tu, non vale niente” .
La democrazia è confronto, non monologo.
Perché questo è proprio ciò che ha fatto, in passato, l’estremismo peggiore, quello che combattiamo da sempre in Italia e nel mondo intero.
Forse, dico forse, sorridere alle critiche e pensare che anche gli altri possano aver ragione, qualche volta, sarebbe più consono ad una società libera e matura.
In fondo si tratta di umiltà,
di riconoscere sempre che la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro e viceversa.