ARGENTINA: LA RIFORMA PREVIDENZIALE È LEGGE, LA PROTESTA CONTINUA

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Dopo un giorno e una notte di dibattito ininterrotto in parlamento e 12 ore di scontri violentissimi a Buenos Aires, la riforma delle pensioni è legge.
Secondo la previsione maggioranza, i deputati si sarebbero dovuti sbrigare con 40 minuti di discussione e poi avrebbero votato. Ma, dopo oltre cinque ore di lavori, i parlamentari non erano nemmeno entrati nel merito dell’ordine del giorno.
Fuori dal parlamento, il centro di Buenos Aires si è trasformato in un fronte di guerra.
Dopo le 9 ore di guerriglia urbana di giovedì scorso, il governo aveva fretta di approvare la legge. Tutto doveva avvenire prima della data simbolo del 20 dicembre, anniversario della rivolta che nel 2001 portò alla caduta del governo di De La Rúa, a cui seguì il default da cui il paese è uscito in pochi anni, grazie anche alle politiche ribelli, rispetto all’ortodossia economica, del presidente Néstor Kirchner. Politiche che peraltro hanno permesso, nel 2015, di pagare l’ultima rata del debito ristrutturato.
Le analogie con il 2001 non mancano. Anche allora erano state tagliate le pensioni in un tentativo disperato di fare cassa e oggi, a fine 2017, il paese è tornato agli stessi livelli di indebitamento estero del 2001.
La riforma prevede un aumento dell’età pensionabile e un diverso adeguamento delle pensioni all’indice inflattivo. Il calcolo avverrà ogni tre mesi, anziché ogni sei, e con una diversa modalità. Nella pratica: con il metodo attuale per il prossimo anno le pensioni si sarebbero rivalutate del 12 per cento (peraltro ben sotto all’inflazione, che viaggi a livelli del 40 per cento), con le modifiche introdotte dalla riforma l’adeguamento sarà del 5,7 per cento. E non si capisce come potranno i pensionati, secondo quanto assicurato dal governo, “non perdere potere d’acquisto”, visto che l’inflazione si mantiene ad alti livelli e nei mesi scorsi per gli anziani è già stata eliminata la gratuità di molti farmaci.
Nella riforma non rientrano solo le pensioni di anzianità ma anche quelle di invalidità e l’asignación universal por hijo, un sussidio che le famiglie a basso reddito ricevono per ogni figlio minorenne, a patto di rispettare l’obbligo scolastico.
L’obiettivo è risparmiare 5 miliardi di dollari per compensare i mancati ingressi fiscali dovuti al taglio delle imposte per le grandi imprese. Quello che il governo non ha calcolato sono i costi umani, sociali e politici di un colpo di mano che ha scontentato persino gli elettori più fedeli. Quelli che magari hanno votato Mauricio Macri e la sua coalizione Cambiemos in odio a Cristina Kirchner, ma non gli hanno certo dato carta bianca per portare avanti politiche punitive nei confronti di anziani e disabili.
La giornata di ieri è iniziata con una manifestazione pacifica intorno al parlamento. Dopo le violenze di giovedì, alle forze di polizia era stato ordinato di non portare armi letali e di evitare qualsiasi scontro individuale con i manifestanti. Gli agenti erano armati solo di lacrimogeni, proiettili di gomma e sfere di vernice, da sparare contro i violenti per poterli identificare e arrestare in un momento successivo.
Intorno alle 14, l’atmosfera è cambiata di colpo. Un gruppo corposo di manifestanti violenti ha iniziato a tirare pietre, staccandole addirittura dagli edifici circostanti. A quel punto è iniziata la repressione delle polizia che, anziché agire direttamente contro i responsabili della sassaiola, ha iniziato a colpire in modo più o meno casuale la folla. Circa 80 i feriti tra i manifestanti (di cui uno grave, un giovane colpito dalla polizia e poi investito con una moto guidata dagli agenti quando già era a terra), 60 gli agenti feriti, una cinquantina gli arrestati. La protesta continua oggi con lo sciopero di treni, aerei e della metropolitana di Buenos Aires.
I deputati dell’opposizione hanno a lungo chiesto la sospensione della seduta, mentre l’odore dei lacrimogeni aveva invaso addirittura la sala dei lavori parlamentari.
Nelle strade intorno al parlamento, gli scontri sono continuati fino a tarda notte, quando gradualmente i manifestanti violenti si sono ritirati e hanno lasciato il posto alla pacifica protesta delle cacerolas. Cittadini comuni armati di pentole e coperchi, scesi in strada a fare rumore e a dire no a una riforma che colpisce la parte più debole del paese: anziani, disabili, famiglie a basso reddito. Con una ricaduta negativa per tutta la società: per i congiunti che di quegli anziani e di quei disabili devono farsi carico, per le madri single che non possono contare su un doppio stipendio per mandare avanti la famiglia. A questo va aggiunto il fatto che l’Argentina è un paese di vecchi soli, i cui figli sono stati sterminati dalla dittatura.
A niente sono servite le proteste pacifiche, addirittura nei quartieri dove il partito del presidente Mauricio Macri ha fatto man bassa di voti. Eletto anche sulla base delle promesse della campagna elettorale, quando aveva assicurato che nè le pensioni né i sussidi familiari sarebbe stati toccati, ma semmai aumentati.
Macri, il grande assente di queste settimane. Sparito mentre il paese aspettava di conoscere la sorte dell’equipaggio del sottomarino scomparso. Sparito, mentre i suoi deputati difendevano una legge definita feroce e ingiusta dai suoi stessi elettori.
Di certo, il sì alla riforma previdenziale apre la strada alle prossime operazioni di macelleria sociale, dalla riforma del lavoro a quella del fisco.