CILE: PINERA VINCE AL BALLOTTAGGIO, LA DESTRA NEOLIBERISTA TORNA AL GOVERNO

DI FRANCESCA CAPELLI

In Cile vince di nuovo la destra neoliberista. Sebastian Piñera, imprenditore miliardario, è presidente per la seconda volta, dopo il mandato del 2010-2014. Ha battuto al ballottaggio il candidato del centro-sinistra (socialisti e radicali), il giornalista e sociologo Alejandro Guillier. Quest’ultimo è partito in svantaggio, per un elettorato diviso tra lui e Beatriz Sánchez, la candidata arrivata terza, a capo del Frente Amplio. Ha tentato inutilmente al secondo turno di ricompattare la sinistra, ma Piñera ha vinto in modo netto: il 54,57 per cento dei voti contro il il 45,43 dei suoi avversari. Nemmeno l’appoggio dell’ex presidente dell’Uruguay, il popolarissimo José Mujica, ha permesso la rimonta.
Vero è che Piñera non ha ottenuto la maggioranza assoluta in Parlamento, sarà quindi costretto a cercare alleanze di governo. Si registra inoltre un elevato astensionismo, con un’affluenza inferiore al 50 per cento.
Esce sconfitta anche la attuale presidente Michelle Bachelet, che chiude il suo secondo mandato, dopo quello del 2006-2010. Quattro anni difficili, segnati dal calo del prezzo del rame, che ha colpito l’economia cilena. La riforma fiscale, con un inasprimento delle imposte a carico delle grandi imprese, secondo la destra ha fatto perdere l’interesse degli investitori stranieri per il Cile.
Bachelet si è impegnata a rendere gratuita l’istruzione universitaria pubblica, impresa nella quale è riuscita solo in parte. Piñera, a dispetto della propria ortodossia neoliberista, ha promesso che completerà la riforma universitaria, per mettere fine al fenomeno degli studenti obbligati a pagare per anni e anni i debiti contratti per finanziarsi gli studi. Ancora, affronterà la riforma delle pensioni, attualmente basate su assicurazioni private, e il trasporto pubblico gratuito per gli anziani.
Con la rielezione di Piñera si rafforza in Sud America l’asse neoliberista costituito dal Cile, dall’Argentina di Mauricio Macri e dal Brasile di Michel Temer.