SICILIA: SEGNALI D’IMPLOSIONE IN CASA PD…

DI: MARINA POMANTE

Questa non è un’esercitazione… Verrebbe da pensare che il disperato imperativo “si salvi chi può”, sia ormai pensiero comune all’interno del Pd, senza voler sparare sulla Croce Rossa, appare evidente a tutti che l’implosione del partito sia imminente.
E’ di ieri l’ammissione di Renzi, che dichiara con gli occhi da cerbiatto e con la mestizia delle occasioni più gravi, che il “suo” partito, è in calo nei sondaggi sulle preferenze.

Le uscite eccellenti, confluite in un nuovo soggetto politico, hanno trascinato via, oltre all’elettorato, anche le legittimità di definirsi “di sinistra”, ad una formazione politica che ricorda più un’aggregazione di sbandati con poche idee ma confuse e che comunque la tanto temuta deriva a destra, ha distratto dalle ragioni ispiratrici, trasformando i membri in cercatori di motivazioni per rimanere..!

Un altro colpo che va registrato, ai danni del Pd, arriva dalla Sicilia e precisamente dall’elezione di Gianfranco Miccichè, all’ARS (Assemblea regionale siciliana). Un’elezione che è stata resa possibile grazie al provvidenziale voto di alcuni consiglieri regionali di centrosinistra: Nicola D’Agostino e Edmondo Tamajo di Sicilia Futura e quattro esponenti del Pd di area renziana.
Il centrodestra, poteva contare su 35 voti, ma Micciché è stato votato da 39 consiglieri regionali. Tra questi quindi, anche esponenti del Pd.
Ben 21 dirigenti dei Giovani democratici, in una nota, hanno espresso critiche dure, attaccando i parlamentari siciliani: “Proviamo vergogna per il comportamento di alcuni dei nostri parlamentari rispetto al voto per l’assegnazione della presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. Siamo stati spettatori, vivendola con forte imbarazzo, dell’evoluzione post-voto in Sicilia. Pensavamo che la tornata elettorale avesse fornito l’occasione di una profonda riflessione sui limiti evidenziati nei cinque anni al Governo. A un mese e mezzo di distanza non ci sono stati momenti seri di riflessione né valutazioni politiche che facessero autocritica sull’esito del voto”, nella nota si legge anche: “Una parte della classe dirigente del nostro partito non ha il minimo rispetto per se stessa, confermando quel senso comune che vede il confronto politico tra centrodestra e M5S. Andando ben oltre il riconoscimento dell’onore delle armi, il gesto di votare il commissario di Forza Italia, nonché uomo di punta del centrodestra, è un atto vergognoso e privo di rispetto verso gli elettori e la storia del Pd. Votare chi ha raggiunto il consenso attraverso imputati, indagati e condannati o voltagabbana riciclati della politica che cambiano schieramento in base alla propria convenienza. A questi, se ne sono aggiunti, da ieri, altri quattro”.
Insomma i 4 esponenti Dem che hanno votato per Miccichè, hanno scatenato l’inferno ai piani alti del Partito in Sicilia. Il deputato Dem, Antonello Cracolici, immediatamente dopo l’elezione si è detto amareggiato e dispiaciuto per quanto fosse successo, ha detto con sarcasmo che qualcuno ha voluto fare il “soccorritore di un vincitore preventivo”, sottolineando che i conti sono presto fatti, dagli 11 deputati sono arrivati solo 7 voti e che quindi ci sono stati “quattro utili idioti”.
Secondo quanto pubblicato sull’edizione palermitana di Repubblica: l’uomo di Berlusconi sarebbe stato votato, in seguito ad una telefonata coi vertici nazionali del partito e lo stesso Miccichè ed il ministro Luca Lotti, riferimento di Totò Cardinale, ex ministro democristiano e leader di Sicilia Futura, avrebbero avuto un colloquio telefonico…
Il consigliere del Pd Nello Dipasquale, il più votato della minoranza all’elezione della presidenza all’Ars, ha dichiarato senza mezze misure che c’è stato un vero e proprio “tradimento” del patto sancito nel corso di una riunione, ha poi aggiunto: “La verità è che c’è chi accusa una parte del Pd di avere inciuci con la maggioranza non perché voleva mantenere il partito puro ma perché aveva accordi con i grillini. Mi spiace di avere messo la faccia in questa situazione, certamente non sono io il traditore”. Dipasquale ha inoltre tenuto a precisare: “Né Miccichè mi ha chiamato per offrirmi la vice presidenza, né il segretario del mio partito Fausto Raciti o altri compagni mi hanno telefonato per esprimermi il rammarico per il torto che ho subito da un pezzo del Pd che non mi ha votato”.
L’ex assessore Dem, Antonello Cracolici è durissimo: “Mi pare evidente che ci siano stati quattro franchi tiratori nel mio gruppo, un soccorso inutile perché Miccichè avrebbe vinto lo stesso con 35 voti, compresi quelli di Sicilia futura. C’è un problema politico, è evidente”.

Dopo che i franchi tiratori hanno contribuito all’elezione del deputato di Forza Italia, ci sono almeno cinque deputati eletti con i democratici che per ora hanno rifiutato di aderire al gruppo in Regione e non si tratta di nomi di secondo piano, infatti tra questi, ci sarebbe anche Antonello Cracolici, storico leader dei dem a Palermo ed ex assessore all’Agricoltura di Rosario Crocetta.
Sulla questione Sicilia si registra il silenzio dei vertici del Nazareno…

Gli scenari in casa Pd, non delineano certo un andamento sereno di condotta e tutto ciò non aiuta eventuali operazioni coesive e “ricuciture” all’interno dell’Apparato.
Forse comincia ad appalesarsi la mancanza di un leader forte e carismatico che non permetta di transigere a deroghe sugli ideali, sulle condotte, sull’etica di partito e sull’appartenenza, una figura, in altre parole, che sappia essere “di polso” seppure conduca con grande elasticità il proprio ruolo di leader, Almeno questo è quanto si evince da indiscrezioni di corridoio.
E’ pur vero che Renzi, ha saputo imporre le proprie volontà, anche a rischio di frantumazioni interne, ignorando le minoranze nello stesso Pd e schiacciando le loro rimostranze imponendo la legge dei numeri, piuttosto che predisporsi ad un dialogo, è anche vero che ha ottenuto in più occasioni la fiducia ed il consenso anche “obtorto collo” dai membri piddini che in taluni casi, non hanno voluto mettere a repentaglio le proprie condizioni, ma adesso, sembrerebbe essere arrivato il giorno del giudizio e ci si toglie i “sassolini dalla scarpa” sparando a zero ed accusando chi col ruolo massimo, gestisce responsabilità, la “resa dei conti” arriva per chiunque e a meno che non avvenga un miracoloso cambio di passo e di tendenza, il futuro del Partito Democratico e soprattutto del suo leader, appare confuso.