ANCHE SE IL TUO ALBERO E’ UNO “SPELACCHIO”, CONTINUERO’ AD AMARTI

DI MARIA PIA PIZZOLANTE

Roma.
Ho passato in questa città quasi metà della mia vita.
Ne ho amato le opere d’arte, le biblioteche, i vicoli, le periferie, anche quelle dove oltre un enorme centro commerciale fai fatica a capire dove sia la vita.
Ho qui studiato e avuto delle possibilità di conoscere, frequentare, socializzare, che probabilmente altrove non avrei avuto.
Ma in questi anni l’ho vista anche molto cambiare, e non in meglio purtroppo.
Non è tutta colpa di Raggi, non lo direi mai.
La crisi, la disoccupazione, la povertà, le disuguaglianze sono malattie diffuse a livello globale, quindi sarebbe stupido pensare che sia colpa di una o più amministrazioni locali.

Ma è pur vero che le amministrazioni locali hanno fatto spesso la differenza in tante città che non si fregiano del titolo di capitale di Italia, che ricevono molti meno soldi dallo Stato, che pur impoverite dal loro peso specifico sono riuscite a giocare un ruolo, nel rapporto con i privati, con la cittadinanza attiva e anche con quella passiva, con la cultura.

Qui no. Qui la politica, in particolare quella che non si considera “politica” ha inflitto il colpo finale.

La morte dell’albero di Natale, del cosiddetto Spelacchio, è solo l’ennesima e simbolicamente efficace immagine di una amministrazione che non è in grado nemmeno di svolgere un compito burocratico, cioè come se un ragazzino svogliato a scuola, non riuscisse nemmeno a copiare bene con la carta copiativa.

Non uno slancio, un vero cambiamento, una rivoluzione, ma nemmeno la tenuta della quotidianità, delle feste, del Natale.

Niente Roma mia, sono seriamente addolorata di questa ennesima ultima beffa, che è solo una ciliegina sulla torta amara fatta di mancanza d’acqua, svuotamento del lago di Bracciano, 130000 case sfitte, 3080000 lavoratori irregolari, 22,5% di Neet, etc etc etc, mentre i musei chiudono, le bibloteche fanno fatica a dare un servizio vero, non ci sono più teatri che fanno avanguardia, quello di cui mi cibavo negli anni dell’Università non c’è più, casa del Cinema, dell’Architettura, del Jazz, della Letteratura, e persino la Casa Internazionale delle donne a rischio svuotamento.

Buon Natale Roma, continuerò a cercare nell’inferno ciò che inferno non è e a cercare di dargli spazio, con le mie piccole forze ma anche con tante e tanti che ogni giorno ti rendono un pò migliore nel basso, nell’invisibile, senza riflettori e soprattutto senza quella fastidiosissima arroganza che oggi accomuna una certa giovane classe politica come Raggi, come Renzi.