OZPETEK SI DÀ AL NOIR NAPOLETANO, CURIOSA SCENA DI SESSO

DI MICHELE ANSELMI


Domanda: il velo offusca la vista o la rafforza? Vai a saperlo. Metafora metafora… Prendete “Napoli velata”, il nuovo film di Ferzan Ozpetek. “La gente non sopporta troppa verità” scandisce Anna Bonaiuto coi capelli candidi da zia ormai zitella mentre nasconde agli astanti, appunto con un velo tirato a mo’ di tenda, il culmine doloroso della cosiddetta “figliata”. Rito antico, maschile, anzi da “femminielli”, perché sono tutti uomini in scena, incluso il partoriente alle prese col travaglio.
“Il velo non occulta ma svela” teorizza invece il regista italo-turco sulle note di regia, infatti un’altra scena ad alto tasso simbolico mostra in ogni singola fibra marmorea il suggestivo Cristo velato di Giuseppe Sanmartino (1753) oggi conservato nella Cappella Sansevero. Tutto si tiene a Napoli, città magnifica e marcescibile che sta in piedi per miracolo.
Tornando dalla natia Turchia, dove ha girato lo sfortunato “Rosso Istanbul”, Ferzan Ozpetek, ormai solo Ozpetek sui titoli di testa, ha fatto una scappata a Napoli, decidendo di ambientare lì una storia pensata originariamente per un’altra città. Del resto, volete mettere quanto fa figo evocare per l’ennesima volta Rossellini e il suo “Viaggio in Italia”, il perdersi della nordica Ingrid Bergman nelle spire della voluttà e nel mistero, tra magie e superstizioni, eccetera eccetera?
A perdersi quasi subito, in “Napoli velata”, è Giovanna Mezzogiorno. Stimata anatomo-patologa, la bella donna quarantenne è abituata a maneggiare la morte, a vederla da vicino, anche per tragiche faccende di famiglia mai superate. Ma intanto, grazie a una festa in società, si fa rimorchiare dal bellone tatuato Alessandro Borghi e a letto si scatena, sottoponendosi a ogni forma di penetrazione. L’uomo è seduttivo, ambiguo, aggressivo, a suo modo disponibile; si danno appuntamento per il pomeriggio alle 18, lei è finalmente incline al sorriso, ma resta delusa. Il giorno dopo, al lavoro, l’amara sorpresa.
Ci fermiamo qui con la storia. Perché, come sentiamo dire, “Napoli i suoi segreti non li svela a nessuno”. Neanche il film rivela granché, a dirla tutta. Scritto da Ozepetek con Gianni Romoli e Valia Santella, ”Napoli velata” gioca col noir, ramo “thriller dei sentimenti”, sicché la presenza di un cadavere a prima vista irriconoscibile, gli occhi strappati dalle orbite e uno strano tatuaggio accanto al pube, serve per far precipitare la donna in una sorta di allucinazione mentale, labirintica come i vicoli, le piazze, le scale e gli anfratti della città partenopea.
Ozpetek dissemina la vicenda di indizi allusivi: una sequela di cifre da decifrare (42 18 75 10), un antico gioiello a forma di occhio scuro che finisce nelle mani di una “magnifica presenza”, una gigantesca e sfatta fattucchiera morente, un ricovero di transessuali devastati dalla chirurgia estetica, una maschera romana ritrovata in fondo al mare, vai a sapere se autentica o falsa… Mentre la protagonista sembra perdersi in quella città sontuosa e fatiscente insieme nello sgomento delle amiche, affiora il passato familiare, diciamo una sorta di scena primaria, per dirla con Freud.

Costruito sui corpi di Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi, entrambi impegnati in un audace doppio ruolo, anche sul versante delle nudità e delle prodezze sessuali, “Napoli velata” è un mélo ambiziosetto, piuttosto barocco, ogni fotogramma è assai meditato, a partire dal virtuosistico incipit nella tromba delle scale in stile De Palma (o Hitchcock, fate voi). Di sicuro piacerà al pubblico femminile. Perché vi trionfa un’idea espansa e mitica dell’energia vitale muliebre, in tutte le sue declinazioni, anche le più folleggianti. Si spiega così il cast affollato di brave attrici partenopee: da Anna Bonaiuto a Luisa Ranieri, da Maria Pia Calzone a Maria Luisa Santella, da Lina Sastri a Loredana Cannata (più Isabella Ferrari con inedito parruccone castano). Alcune sembrano a tratti un po’ spaesate, ma forse Ozpetek le voleva così. Il più bravo in campo si direbbe Peppe Barra, che incarna una certa gioiosa e senile irresolutezza napoletana: naturalmente molto gay, e si sa che il passaggio è d’obbligo nei film di Ozpetek.
Nelle sale dal 28 dicembre con Warner Bros.