PIAZZA DELLA LOGGIA, OLTRE 40 ANNI D’IMPUNITA’

DI: MARINA POMANTE

Strano Paese il nostro, dove le verità fanno dei giri immensi e poi… si perdono in qualche archivio polveroso o custodite e dimenticate sul fondo di un cassetto che nessuno ha più voglia di aprire e d’altronde, non avrebbe motivo per farlo…
La strage di piazza Fontana, l’Italicus, Ustica e poi ancora Gladio, i Servizi deviati, Aldo Moro e le sue aperture al Compromesso storico, il Papa che muore ad un mese dalla sua elezione, un altro Papa che invece si dimette e perfino i Savoia che reclamano il Pantheon…

La Corte di Cassazione il 21 giugno scorso ha emesso sentenza definitiva con condanna all’ergastolo per Maurizio Tramonte per la strage di piazza della Loggia a Brescia.
Il 65enne Tramonte è stato ritenuto responsabile di aver eseguito materialmente l’attentato del 28 maggio del 1974.
Con lui è stato condannato anche Carlo Maria Magi come mandante della strage.
Piazza della Loggia è considerato fra gli attentati più gravi degli anni di piombo. Un ordigno nascosto in un cestino dei rifiuti esplose durante una manifestazione.
Il giorno prima della sentenza, Tramonte era andato in Portogallo, ma venne arrestato pochi giorni dopo in seguito alle indagini del Ros e dell’Interpol e subito ne fu chiesta l’estradizione.
Ieri, Maurizio Tramonte è arrivato in italia, all’aeroporto di Fiumicino con un volo dal Portogallo sotto scorta degli agenti dello Scip, il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Tramonte è stato condotto al carcere di Rebibbia.

L’ATTENTATO
Nel corso di un comizio indetto dai sindacati e dal Comitato Antifascista a Brescia alle ore 10 del 28 maggio 1974 in piazza della Loggia, esplode un chilo di tritolo, nascosto in un cestino della spazzatura, provocando otto morti e 102 feriti. La strage di piazza della Loggia è un altro episodio della strategia della tensione, una lunga scia di attentati, da piazza Fontana, alla Bomba alla Questura di Milano, al treno Italicus, che insanguinano l’Italia dal 1969 al 1984.
Dopo diversi anni di indagini, depistaggi e processi, sono stati giudicati colpevoli e condannati alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo.
Dall’inchiesta risultano esecutori materiali: Ermanno Buzzi (assassinato in carcere) e Maurizio Tramonte, in qualità di “fonte Tritone” dei Servizi Segreti Italiani, Carlo Digilio (addetto agli esplosivi) e Marcello Soffiati (che ha trasportato l’ordigno) Digillo e Soffiati, sono ormai deceduti. Il dirigente di Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi e stato invece identificato come il mandante ed è stato condannato in appello. Gli altri imputati, tra cui Delfo Zorzi, il generale Francesco Delfino e l’ex segretario del MSI e fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo Pino Rauti, sono stati assolti.

Dopo una prima perizia del processo del 2010 che emise sentenza di assoluzione in forma dubitativa per Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti e Francesco Delfino, l’ordigno fu descritto come costituito in gran parte da tritolo, mentre nel 2012 i periti balistici della Corte d’Appello di Brescia, il generale Romano Schiavi ed il professor Alberto Brandone hanno stabilito che la bomba era costituita da una miscela di gelinite e dinamite.

(DE)FORMAZIONE POLITICA
L’esponente di spicco di O.N. Maurizio Tramonte, quando innescò l’ordigno di Brescia, era 21enne ma già da diversi anni militava nel movimento neofascista di Ordine Nuovo, fondato nel dicembre 1969 pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana a Milano
Originario di Camposampiero, un paese in provincia di Padova dove era nato nel 1952, Tramonte è attivista dell’MSI sin dalla prima adolescenza. Dopo la militanza nell’estrema destra di Ordine Nuovo, tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 entra in contatto con i settori deviati dei Servizi Segreti del Sid, e ne diventa informatore con il nome in codice “Tritone”. E’ in questa veste che confuso tra la folla dei manifestanti, Tramonte innesca l’ordigno a Brescia.
Poco dopo la strage si trasferisce a Matera, chiudendo l’attività di informatore ed iniziando una serie di attività imprenditoriali che lo porteranno a problemi giudiziari per bancarotta, finendo ai domiciliari all’inizio degli anni ’90. Ma sarà solo nel 1993, dopo quasi vent’anni dalla strage di Piazza della Loggia, che sarà interrogato per il suo ruolo di esecutore materiale dell’attentato terroristico di Brescia.

Cosa persuade un “ragazzino” di vent’anni a compiere un gesto che strapperà la vita a delle persone che lui, il ragazzino, nemmeno conosce? Cos’è che rende disumano un giovane uomo che potrebbe e dovrebbe dedicarsi ad attività divertenti, a passare ore in compagnia degli amici, a passare il tempo con le ragazze e flirtare con loro? Perché alcuni si lasciano coinvolgere dal fanatismo, fino a diventare strumento nelle mani di altri?
I soldi (tanti), la sensazione d’onnipotenza e l’illusione di potere, che i “cattivi maestri” hanno saputo distribuire generosamente a coloro che poi sarebbero diventati gli esecutori di atti criminosi, hanno prodotto un periodo di grande confusione e destabilizzazione, allo scopo di ottenere il controllo degli eventi, non soltanto politici, che avrebbero poi negli anni seguenti, investito l’Italia. Ma anche per controbilanciare uno spostamento di ideali che tendevano a ridurre le differenze sociali, che innescavano processi di emancipazione e destavano le coscienze, formando così dei cittadini consapevoli piuttosto che sudditi ignari e silenziosi.
Certo in taluni casi, l’operazione è riuscita e per un po’ si è continuato a non capire… Poi man mano che le inchieste e gli interrogativi pressavano e l’Opinione Pubblica chiedeva risposte, i paraventi sono caduti e molti cassetti sono stati riaperti. Le verità che di volta in volta emergevano, non hanno rassicurato, ma hanno inflitto frustrazione e senso d’impotenza, però il prezzo emotivo pagato, valeva la pena per arrivare a delle verità, fin’ora solo ipotizzate.
I muri di gomma prima o dopo devono crollare e chissà ancora quanti ne dovremo abbattere, il rammarico di aver subìto e l’amarezza di essere stati solo spettatori passivi, cederà il passo alla soddisfazione di aver saputo reagire, magari tardivamente ma, come diceva il “maestro Manzi” in un vecchio programma TV che istruiva l’Italietta di un tempo: Non è mai troppo tardi.