VENEZUELA, SOTTO L’ALBERO DELLA RADIANTE RIVOLUZIONE: LA FAME

DI ANTONIO NAZZARO

Le hallacas il piatto tipico del natale venezuelano, impasto di farina di mais condita con pollo o brodo di pollo e colorata con achiote, farcita con stufato di manzo, maiale e pollo (anche se ci sono versioni con il pesce), a cui si aggiungono olive, uvetta, capperi e paprika, avvolti in una forma rettangolare in foglie di banana o bijao (palma simile alla banana, ma con una consistenza più forte), infine legate con stoppino e bollite in acqua, che si scambiavano con i vicini e quelle di alcune vicine diventavano uno degli argomenti delle conversazioni natalizie, sono adesso un regalo impossibile. Una condivisione umile, pre-rivoluzionaria, uccisa dall’attuale crisi.
Ha colpito molto in questi giorni un servizio del New York Times sulle morti per denutrizione in Venezuela di tanti bambini. Eppure, già in un articolo scritto nei tempi delle proteste proprio da queste colonne, si sottolineava come la crisi stesse uccidendo i più deboli e si riportava l’unico bollettino sanitario, l’ultimo era stato emesso due anni prima nel 2014, dichiarando che la mortalità infantile era cresciuta del 30% e quella delle partorienti del 65%. Il problema fu risolto all’istante destituendo il Ministro della Salute: non doveva fornire i dati. Quindi a parte le fotografie che rendono “palpabile” questa realtà niente di nuovo in verità se non che la cifra continua a crescere esponenzialmente come l’inflazione.
Se qualcuno ha la tentazione di dare la colpa alle sanzioni degli Stati Uniti e dell’Europa sappia che la situazione di crisi risale al 2014 quindi ben prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca. Crisi che ha messo a nudo l’incapacità del governo di saperla gestire: dai generali per ogni prodotto, al cambio della moneta mai avvenuto del tutto e che ha provocato speculazioni di ogni tipo ed ha lasciato un paese, che vive al 40% di un’economia informale, senza contanti per fare la spesa.
Il potere d’acquisto dello stipendio minimo è pari a 6 dollari e nonostante i ”regali” del governo, sotto forma di bonus, che i commercianti sono obbligati ad accettare come moneta corrente senza avere la certezza di convertirli nuovamente in banconote, non hanno cambiato lo stato delle cose. Un chilo di carne supera il dollaro e 40.
Uno dei flagelli provocati dalla crisi è l’abbandono del paese. Se all’inizio vedeva emigrare i rappresentanti della classe media oramai vede sempre più disperati ammassarsi alle frontiere di paesi che non sono più ricchi ma danno una possibilità di vita. Un paese fatto di immigrati che tornano ad emigrare.
Insomma da almeno tre anni il Venezuela attraversa una crisi gravissima, se a qualcuno dei politici di entrambe le fazioni interessasse meno il potere e abbassassero lo sguardo sulle necessità del popolo, forse il canale umanitario da tempo richiesto si sarebbe già aperto. Ma il benessere del popolo rivoluzionario e non viene dopo la politica. E intanto si muore di fame. Buon Natale.