VIGILIA DEL VOTO IN CATALOGNA

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Domani, 21 dicembre, la Catalogna torna a votare.

Alla mezzanotte è finita la campagna elettorale che ha visto fronteggiarsi le due forze, pro e contro l’indipendenza. La giornata odierna sarà dedicata alla riflessione.

Una battaglia atipica sotto tanti aspetti, dove gli indipendentisti hanno lottato, usando, insieme alle manifestazioni, lettere dal carcere e via digitale, attraverso lo schermo da Bruxelles, per i loro discorsi. Con la proclamazione dell’articolo 155, Rajoy ha in parte cercato di ridurre l’attività degli indipendentisti alla corsa elettorale, che è stata sostenuta solo dalle manifestazioni. Il governo spagnolo aveva già mostrato tutta la sua forza a ottobre, con l’articolo 155 a cui la Generalitat, e i suoi sostenitori, avevano obbedito, ora, durante la campagna elettorale ha usato il vantaggio con potenza e fermezza. Puigdemont e Junqueras, candidati dei due partiti secessionisti, rispettivamente di ERC e JxCAT sono in forte attrito, almeno ascoltando l’ultimo discorso di Puigdemont per la fine della campagna elettorale.
La scelta dell’esilio, da parte dell’ex presidente della Generalitat, è stata, per qualcuno, incomprensibile, soprattutto quando una parte dei sostenitori indipendentisti è rimasta nel paese, accettando la sorte della reclusione. Non manca un pessimismo generalizzato. Secondo gli ultimi sondaggi il 68% della popolazione pensa che, dopo gli eventi di ottobre, l’economia sia crollata. Il 30% è rimasto indifferente alle richieste degli indipendentisti. Il 30% circa vuole la secessione.

Domani, sembra, ci sarà un testa a testa che non fa prevedere un cambiamento vero, né dalla parte degli irriducibili indipendentisti, nè dall’altra, degli unionisti, di cui fa parte, arroccato e distante, Rajoy. Si pensa che non ci saranno vincitori, ma una leggera differenza fra le parti che fa prospettare momenti di stallo e di difficile dialogo.
Il non avvenuto riconoscimento, a livello internazionale, della repubblica catalana, dopo la proclamazione, il 21 di ottobre, da parte di Puigdemont, ha dato un colpo a una seconda possibilità di secessione. Nessuno, dall’esterno, parteggia apertamente per una eventuale repubblica catalana, nonostante la posizione di Puigdemont, in Belgio, luogo strategico per coinvolgere l’Europa e far sentire la sua voce al mondo intero, senza i filtri e l’isolamento imposti dal governo spagnolo.
L’assurdità di questa campagna elettorale, potrebbe avere un epilogo altrettanto assurdo, indipendentisti senza indipendenza, unionisti senza unione.

Dal suo esilio in Belgio, Puigdemont, ha rilasciato un’intervista, a la Vanguardia, dove ha svelato che, una settimana prima dello scadere della DUI, l’arma anti indipendenza del governo spagnolo, ha cercato un dialogo con Rajoy, che, però, si è rifiutato di incontrarlo.