L’AMBULANZA CHE ANZICHE’ SALVARE VITE LE ACCOMPAGNAVA ALLA MORTE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Capita nella vita di stare male o di restare vittime di incidenti stradali o domestici, oppure di dover fare i conti con malattie pesanti che non si vanno purtroppo a cercare, e ci rendono deboli soprattutto se piombano addosso quando si è anziani. Capita anche di giungere quasi al capolinea dell’esistenza e per questo di dover essere trasportati dall’ospedale a casa, perché non c’è più nulla che possa essere tentato. A questi spostamenti solitamente provvede un’ambulanza, sulla quale dovremmo trovare chi si prende cura di quelli che potrebbero essere gli ultimi istanti di vita, mai più ci si aspetterebbe di incontrare qualcuno che li fa diventare realmente  gli ultimi istanti di vita, privando anche chi sta già male della possibilità di morire a casa sua, nel suo letto, circondato dall’amore di chi gli ha voluto bene.
Prassi “normale”, una consuetudine, dovrebbe essere così, ma si apprende oggi che funzionava diversamente per il barelliere Davide Garofalo.
Infatti stamani i carabinieri di Catania hanno provveduto al suo arresto, perché per lui le persone anziane e ammalate che salivano (loro malgrado) sull’ambulanza dove si trovava lui, rappresentavano soltanto una fonte di guadagno.

Avrebbe iniettato dell’aria in vena ad almeno tre persone anziane e malate per poi vendere ai familiari i servizi di onoranze funebri a pagamento. In questo modo le persone non morivano per mano di Dio, ma per “guadagnare 300 euro, invece di 30 o 50”.
A rendere nota la vicenda è stato nella trasmissione televisiva “Le Iene” un pentito, ed è in questo modo che Garofalo viene accusato di omicidio volontario, gli viene inoltre
Contestata l’aggravante di avere agevolato gli interessi di Cosa nostra.

Le vittime risultano essere una donna e un uomo molto anziani e un 55enne deceduto nel 2015. Nell’inchiesta sono presenti anche le figure di altri due barellieri indagati per episodi simili, ai quali vengono contestati gli stessi reati avvenuti su altre ambulanze
La procura al momento non ha ancora reso noto quale sarebbe la loro posizione
Un’ indagine che riguarderebbe oltre una cinquantina di casi, all’interno dei quali, sarebbero una decina quelli interessati maggiormente da questo modo di agire .
I casi sono da collocarsi tra il 2012 ed il 2016.
Secondo quanto affermato dal collaboratore di giustizia in televisione, i decessi delle persone sarebbero avvenuti proprio durante il trasporto degli stessi dall’ ospedale di Biancavilla alle loro abitazioni.
Questi pazienti sarebbero stati dimessi perché in fin di vita, ed a dare loro “il colpo di grazia” ci pensava questa persona che si erigeva ad” angelo della morte”, decidendo delle loro sorti ed intascando comodamente, il suo compenso.
Morte usata come business, senza rispetto per il malato, per i suoi cari e per la vita stessa.
L’indagine era iniziata un anno fa, ed i carabinieri hanno provveduto all’acquisizione della cartelle cliniche delle vittime per cercare di dare risposte alle domande ed alle varie dinamiche che sono scaturite da questi trattamenti che di tutto hanno il sapore tranne che della cura.

Morti provocate da embolia che si veniva a verificare dopo che veniva iniettata loro aria nel sangue, pazienti che erano già gravi ma che forse avrebbero potuto vivere più a lungo, pazienti che essendo in agonia non avevano nemmeno la percezione di cosa venisse fatto loro.
Anche per i familiari risultava pressoché impossibile rendersi conto di ciò che accadeva ai loro cari, momenti di dolore che veniva interrotti dalla proposta dell’intervento di un’agenzia di onoranze funebri.
A quel punto a questi “giudici della morte” veniva elargito il compenso di 300 euro a salma giustificati con la
“vestizione del defunto”. Questo è emerso dalle parole del pentito, il quale aggiunge anche che le persone che si trovavano a prestare servizio su quelle ambulanze erano decise dai boss, ed i soldi ricavati attraverso questa “squallida tratta dell’orrore” venivano destinati all’organizzazione.
Ecco che in tutta la vicenda compare anche “Cosa Nostra”, infatti secondo quanto sostenuto dall’accusa a trarre interessi da questo sistema di cose ci sarebbero il

clan Mazzaglia-Toscano-Tomasello e quello di Santangelo di Adrano.
Nell’indagine si sta proseguendo l’inchiesta avviata dalla Procura di Catania

e dai carabinieri di Paternò sul clan mafioso di Biancavilla scardinato un anno fa con le operazioni “Onda d’urto” e “Reset”.
Secondo quanto sostenuto dal
procuratore aggiunto Francesco Puleio, che ha condotto le indagini insieme al procuratore Carmelo Zuccaro , i testimoni si sono sentiti più liberi di parlare, ed hanno avuto meno paura di farlo, quando si sono resi conto che molte delle persone coinvolte si trovano in carcere.
Uno scambio del terrore “giocato” sulle vite altrui, sul dolore che paralizza, qualcosa che va oltre ogni tipo di immaginazione, qualcosa che comunica la totale perdita di rispetto e valori e fa sentire ancora più sole le persone che si ritrovano a vivere situazioni tremende come queste.