CATALOGNA. IL GIORNO DELLA REPUBBLICA

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Ora che in Catalogna la maggioranza dei votanti ha scelto l’indipendenza, si pone un problema per l’intransigente Rajoy. Ammettere di dover cambiare strategia, non basta, dovrà fare uno sforzo per dialogare con chi siederà sulla poltrona del parlamento catalano. Le elezioni di ieri, sono state convocate da Mariano Rajoy dopo l’applicazione dell’articolo 155, quando l’ex presidente della Generalitat, Puigdemont ha proclamato l’indipendenza, il 27 ottobre. Il risultato delle votazioni deciderà a quale partito apparterrà il nuovo presidente della Generalitat e l’intero esecutivo.
Le elezioni hanno mostrato due grandi novità. Uno, la palma della vittoria va a Inés Arrimadas di Ciudadanos che ha ottenuto 37 seggi in parlamento. Due, la maggioranza assoluta è stata raggiunta da chi chiede l’indipendenza dalla Spagna, cioè JxCat con 34 deputati, ERC con 32 e CUP con 8 seggi. Tutto questo ottenuto con un’affluenza che ha raggiunto l’81,94%, contro il 74,95% del 2015. Si contrappongono gli unionisti di PP de Catalunya, di cui fa parte Mariano Rajoy, che sono scivolati all’ultimo posto nella classifica dei partiti, con solo 3 deputati eletti al parlamento.

Indubbiamente, l’alta affluenza alle urne ha giocato in favore dei secessionisti. Quei 70 seggi ottenuti da JxCat, ERC e CUP ha convalidato ancora una volta, come già fu nel 2015, la volontà di scissione di una larga fetta dei catalani.
Con il trionfo degli indipendentisti iniziano le supposizioni sul futuro dei candidati Puigdemont, leader di JxCat, ancora in Belgio, e Junqueras, di ERC, sempre in carcere.
Rajoy, con l’articolo 155 non è riuscito a stroncare le loro aspirazioni di indipendenza e dovrà decidersi a sedere a un tavolo e instaurare un dialogo con loro, facendo un dietro front sulle posizioni che ha mantenuto fino a ieri. Ormai sembra l’unica chance. La poltrona di presidente potrebbe essere di nuovo di Puigdemont, basterebbe solo che ERC lo sostenga, con l’astensione del CUP. Ma la realtà, al momento è tutt’altro che facile. Ancora non è rientrato l’ordine giudiziario nei suoi confronti, che comporta l’arresto appena si presenta in territorio spagnolo, così come gli altri esuli che sono con lui a Bruxelles. Ora resta da vedere se Puigdemont, che afferma di essere il presidente designato e avere già un progetto di governo, ritornerà in Catalogna; se lo faranno entrare liberamente senza arrestarlo; se gli altri partiti, che condividono con lui l’ideale di una Repubblica Catalana, collaboreranno tra di loro.