COMMISSIONE ANTIMAFIA: FRA MASSONERIE E MAFIE C’È UN PERICOLOSO “CORTEGGIAMENTO”

DI LUCA SOLDI

 

Sono quasi duecento gli affiliati alle logge massoniche di Sicilia e Calabria coinvolti o lambiti da inchieste di mafia. E’ quanto emerge dal lavoro della Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi. E’ un pentolone coperto che ben pochi si azzardano a scoperchiare e per questo va reso merito alla Commissione Antimafia per il coraggio di aver indagato in un mondo oscuro dove dialoghi e corteggiamenti pericolosissimi accomunano politici, imprenditori, professionisti ed addirittura quei magistrati che dovrebbero ben guardarsi da certe possibili contaminazioni.
Dalla pur parziale analisi del fenomeno emerge nella relazione appena approvata su “Mafia e massoneria” un quadro più che preoccupante. “L’esistenza di forme di infiltrazione delle organizzazioni criminali mafiose nelle associazioni a carattere massonico – si legge nella relazione della Commissione presieduta da Rosy Bindi – è suggerita da una pluralità di risultanze dell’attività istruttoria della Commissione, derivante dalle audizioni svolte, dalle missioni effettuate e dalle acquisizioni documentali”. I rapporti fra mafie e massonerie ci sono, sono ad alti livelli e coinvolgono pericolosamente figure che fanno parte degli apparati dello Stato e del mondo dell’economia. E la Commissione con questa relazione ne ha la prova concreta.
Considerato anche il fatto che lavoro principale, oltre a numerose audizioni, è stato fatto anche sugli elenchi sequestrati alle quattro obbedienze con decreto firmato dalla presidente della commissione Rosy Bindi e affidati allo Scico per i controlli sulla fedina penale degli iscritti. Un’indagine che ha dimostrato come i Gran Maestri, che si sono via via avvicendati in Commissione per giurare di non avere condannati o indagati per mafia tra i propri ranghi, abbiano in sostanza mentito.
Scendendo nei particolari, in molti casi, si tratta di procedimenti conclusi con decreto di archiviazione, proscioglimento o sentenza di proscioglimento per morte del reo ma c’è poco da essere contenti di tutto ciò. In realtà si tratta, si evidenzia nella relazione della Commissione – di “un consistente numero di iscritti che è stato coinvolto in procedimenti per gravi delitti”. In 6 casi ci sono stati dei condannati per associazione mafiosa piena, mentre per altri 8, sono stati indagati puniti per traffici di stupefacenti, ricettazione, falso, bancarotta fraudolenta o sono stati destinatari in via definitiva di misure di prevenzione personali e dunque indicative della pericolosità sociale (semplice o qualificata). E non tutti sono stati espulsi dalle logge a cui appartenevano evidenziando una pericolosa arrendevolezza fra la massoneria ufficiale e quella coperta. A questo proposito risulterebbe che dei 25 massoni che risultano condannati per altri reati gravi o sono tuttora sotto processo per associazione mafiosa o per intestazione fittizia di beni, ancora 12 sarebbero ancora iscritti e attivi, di cui “10 presso logge del Grande Oriente d’Italia.
Fra di loro uno con una domanda di regolarizzazione presentata presso una loggia calabrese del Goi e membro del consiglio regionale della Calabria dal 2005 al 2010, il che fa desumere che fosse a quei tempi quantomeno pienamente iscritto ad altra obbedienza; uno, imprenditore agricolo, presso una loggia calabrese della Glri”. E fra i fratelli che frequentano regolarmente le logge ci sarebbero anche i due, un commercialista e un pensionato, condannati definitivamente per mafia. “Tale dato – si legge nella relazione dell’Antimafia- che si riferisce ai soli nominativi compiutamente identificati assume significativi profili di inquietudine considerato che 193 soggetti, così come segnalati dalla Direzione nazionale antimafia, hanno avuto modo di operare nelle “obbedienze” massoniche e così segnalando una mancata o quanto meno parziale efficacia delle procedure predisposte dalle varie associazioni per la selezione preventiva dei propri membri”.

Cosa Nostra e ‘ndrangheta nutrono interesse ed attenzione per questo mondo, con un mondo come quello della massoneria che si chiude e si estingue quasi esclusivamente con la morte degli adepti.

Un mondo fatto di figure spesso di primo piano nella società.
“Al di là delle condanne o dei procedimenti in corso per gravi reati e al di là dell’appartenenza alle singole obbedienze – si legge nella relazione non può sottacersi che nell’ambito dei 193 soggetti segnalati, molti dei quali incensurati, a fronte di 35 pensionati e otto disoccupati, vi sono numerosi dipendenti pubblici.
Le categorie professionali prevalenti sono avvocati, commercialisti, medici e ingegneri. Presenti in numero rilevante anche soggetti impiegati nel settore bancario, farmaceutico e sanitario, nonché imprenditori dei più diversi settori, in primis quello edile”.
Prova delle contaminazioni sono le audizioni compiute dai commissari di alcuni magistrati calabresi e siciliani che hanno fatto emergere dati allarmanti. Questi inquirenti trapanesi e palermitani hanno evidenziato nelle loro dichiarazioni “un filo conduttore che ipotizza come le logge coperte si annidino ancora all’ombra delle logge ufficiali; come gli uomini, pur risultati iscritti alle logge coperte, abbiano continuato a far carriera sia nel mondo politico, sia nel mondo degli affari, non essendoci mai stata un’efficace reazione delle Istituzioni per isolarli anche dopo che i loro nomi e la loro appartenenza fosse divenuta palese; come vi sia riscontro che già appartenenti a logge segrete e irregolari siano poi trasmigrati in altre logge; di come sia possibile passare da una loggia regolare a una coperta e viceversa”.
Nel trapanese, “regno” del boss Matteo Messina Denaro si concentra un numero di iscritti, soprattutto provenienti dalla borghesia cittadina, assolutamente sproporzionato rispetto ad altre zone d’Italia – hanno riferito in commissione i magistrati – c’è il rischio che le logge si trasformino in comitati d’affari. Ancor più compromessa, se possibile, sembra la situazione in Calabria, dove – hanno riferito i magistrati – la massoneria, tramite la Santa “si è piegata alle esigenze della ‘ndrangheta, così creando all’interno di quel mondo in cui convivevano mafiosi e società borghese professionale, all’ombra delle logge, un ulteriore livello ancor più riservato formato da quei soggetti che restano occulti alla stessa massoneria. Si tratta di coloro che, dovendo schermare l’organizzazione ed essendo noti soltanto a determinati appartenenti ai vertici più elevati, non si possono esporre a nessuna forma evidente, quali possono essere le organizzazioni massoniche”.