IL CONSIGLIO DI STATO DICE NO ALLE “GAE” AI DIPLOMATI MAGISTRALI

DI CHIARA FARIGU

Le sentenze dei giudici non si discutono, si appellano, recita un vecchio ma sempre attuale detto. Tuttavia, per questa emessa ieri l’altro in sede di adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, discussione e appello sono inevitabili. Troppa la posta in gioco.
Dopo ben cinque sentenze favorevoli, la Plenaria, con un colpo di spugna, ha fatto piazza pulita di quanto stabilito precedentemente, smentendo anche se stessa (sentenza del CdS n. 1973 del 16 aprile 2015) poiché, sostiene, tutte “fondate su presupposto erroneo” in quanto “il diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 non ha mai costituito titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie permanenti ma idoneo a consentire la partecipazione alle sessioni di abilitazione all’insegnamento o ai concorsi per titoli ed esame apposti all’insegnamento”.

Un pauroso dietrofront su tutta la linea che sta spaccando in modo irreversibile il mondo della scuola. Da sempre contrapposto tra chi è detentore di diritti, perché assunto a tempo indeterminato, e chi invece vive la condizione di precario, a volte per decenni. Ma anche tra chi ha conseguito una laurea (ormai obbligatoria per ogni ordine di scuola) e chi un diploma, come quello magistrale. Il discrimine è dunque l’anno 2001/2002, anno in cui il vecchio diploma magistrale lascia il posto al nuovo di durata quinquennale. Solo quest’ ultimo consente l’accesso ai corsi di laurea universitari e vale ogniqualvolta la legge richiede il possesso di un diploma come requisito professionale. In sintesi è questo che ha stabilito la Plenaria: i diplomati ante 2001/2002 non hanno diritto ad essere collocati, al pari dei diplomati successivamente nelle graduatorie ad esaurimento poiché i due diplomi non sono equiparabili, nonostante i cinque ricorsi accolti favorevolmente.
La sentenza, lunga trenta pagine, ha gettato nel panico 50mila insegnanti che, al contrario, si aspettava ben altro dal CdS visto appunto i presupposti degli anni precedenti.

Immediate le reazioni. Migliaia di docenti, ora rischiano di perdere il posto perché sulla base di questa sentenza, sostengono i legali bocciati dalla Plenaria, QUALUNQUE ricorso messo in atto, seppur accolto favorevolmente, dopo il 2007 è inammissibile dinanzi al giudice amministrativo.

Quali scenari si prospettano dopo questo che appare come un nuovo e grande pasticcio?

Per saperne un po’ di più abbiamo contattato il prof. Paolo Latella, amministratore della pagina “l’Esercito dei Prof, Ata e Alunni della Scuola Pubbica statale” che accoglie al suo interno oltre 10mila docenti di ogni ordine e grado, nonché rappresentante di Unicobas Scuola & Università Lombardia.

Professor Latella, come commenta questa sentenza?

Questa Italia non funziona. Adesso cosa succederà? Licenzieranno tantissime insegnanti della primaria? Queste persone, perché di persone stiamo parlando e non di animali, dovranno restituire gli stipendi? Credo che il Governo dovrà intervenire e risolvere questo pasticcio.
I numeri parlano chiaro:
55.000/60.000 sono i ricorrenti inseriti con riserva in Gae;
2.300 i ricorsi passati già in giudicato tra immissioni in ruolo ed inserimento in Gae;
1.300 circa i ricorrenti immessi in ruolo con riserva;
80% dei ricorrenti provengono dal Centro/Sud ma quasi tutti inseriti nelle graduatorie del Nord.
La situazione che si è creata è complessa e di difficile soluzione. Attendiamo una dichiarazione del Ministro Fedeli su questa drammatica sentenza”.

I commenti sul sito gestito dal prof. Latella, così come nel blog “Professione Insegnante.i, vanno dalla incredulità alla rabbia per giungere alla disperazione più profonda. Ma c’è anche chi gioisce ritendo che finalmente giustizia sia stata fatta.
Possiamo avere un Ministro non laureato all’istruzione, ma possiamo accompagnare alla porta (ad agosto scorso risultavano inseriti nelle Graduatorie a esaurimento, complessivamente, 125 mila precari: 67.622 per l’infanzia e 57.369 per la primaria) un esercito di diplomati rei di aver insegnato così come la scuola del caos garantiva loro?, si domanda uno.
Gli insegnanti laureati devono acquisire abilitazione e poi fare concorso per il ruolo, non vedo perché invece i diplomati magistrali ante 2000 dovrebbero ottenere il ruolo senza fare un concorso”, si domanda un altro, evidenziando la superiorità della laurea rispetto al diploma magistrale abilitante.

“La soluzione arriverà dall’Europa, spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, sarà la CEDU a darci ragione e a decretare il loro giusto diritto alla stabilizzazione. Non esistono abilitati di serie A o di serie B e noi chiederemo a gran voce anche una soluzione legislativa che sani le illegittimità perpetrate nei loro confronti”. “I diplomati magistrale, fanno paura al Miur perché con la loro presenza in GaE incarnano proprio quel “precariato storico” che si voleva far credere essere stato “debellato” efficacemente con la “Buona Scuola” . Il precariato non si risolve eliminando i nomi da una graduatoria”, ha concluso Pacifico già sul piede di guerra con l’appello al Cedu.

Chi si salva e chi perde con questa sentenza?

Si salva solo chi ha ottenuto una sentenza definitiva del Consiglio di Stato, non ha scampo chi è stato inserito nelle graduatorie con riserva ed ha quindi ancora il giudizio di merito pendente. Una vera spada di Damocle per questi ultimi che, conoscendo i tempi elefantiaci della giustizia italiana, dovranno attendere a lungo per conoscere il loro destino.
Comunque la si giri, rimane sempre un enorme brutto pasticciaccio. Difficile trovare il bandolo in questo groviglio, e intanto al Miur tutto tace

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