STILISTA IMPICCATA A MILANO: IL FIDANZATO INDAGATO PER OMICIDIO VOLONTARIO

DI ANNA LISA MINUTILLO

Una coppia all’apparenza come tante quella formata da Carlotta Benuglio e dal compagno Marco Venturi .Una coppia in cui non mancavano però discussioni, abbandoni, riappacificazioni, un rapporto con uno “strano” equilibrio che resisteva, nonostante tutto.
Una coppia in cui spesso si alzavano le mani ai danni di Carlotta, un’altra vittima di violenze forse inascoltate, forse poco raccontate, o forse alle quali riteneva fosse possibile rispondere con l’ amore, proprio quell’amore che sarebbe dovuto giungere a lei attraverso dimostrazioni differenti, da quelle usate dalla violenza.
Per cercare di capire quanto accaduto bisogna fare un passo indietro, fino ad arrivare al
31 maggio 2016, data in cui Carlotta, di professione stilista, viene ritrovata impiccata a Milano in piazza Napoli. L’ipotesi più probabile nella fase iniziale è stata quella legata al suicidio. A questa ipotesi suicidio la famiglia Benusiglio non ha mai creduto, come non hanno mai realmente creduto neppure gli inquirenti, per i quali, vi sarebbero più di un aspetto a non averli convinti definitivamente
Fin dalle prime battute delle indagini infatti lo stesso Venturi è stata fonte di molti sospetti, che erano confluiti poi in istigazione al suicidio dal suo fidanzato, che la maltrattava e la picchiava ma si era anche pensato ad un gioco “erotico-bondage” terminato male, per questo si era configurata l’ipotesi di omicidio colposo determinato per “imprudenza” a carico dell’uomo.
Cerchiamo di capire quali sono i dubbi da dipanare:
“Il corpo si reggeva sulle gambe”
Carlotta era in piedi appoggiata all’albero, ma il peso del corpo era sostenuto dai piedi e questa cosa è sembrata strana. Il corpo, a un certo punto, anche a livello di riflessi condizionati, in una situazione di soffocamento, tira calci per terra, ha degli spasmi.
I gatti lasciati soli
La stilista aveva 3 gatti. Li adorava e non li avrebbe mai lasciati soli. Eppure gli animali, accoccolati sul divano, erano in casa e Carlotta non aveva chiesto alla vicina di prendersene cura, nonostante l’avesse fatto spesso in passato, quando doveva allontanarsi. Accanto il computer lasciato acceso.
L’abito da sposa per un’amica
Poi ci sono i piani per il futuro, a iniziare da quelli lavorativi. Aveva appena confezionato l’abito da sposa di una sua amica, e a renderlo noto è stata la sorella Giorgia che ha anche aggiunto : “Mercoledì, aspettava la visita di un’altra carissima amica che non vedeva da cinque anni. Veniva apposta dall’Argentina”.
Il viaggio a Taormina con la sorella
Nei progetti della stilista c’era anche un viaggio con la sorella. Dovevano recarsi a Taormina, dove la sorella Giorgia avrebbe dovuto presentare un documentario. Avevano preso accordi e Carlotta le aveva confermato il viaggio.

Perché andare al parco per impiccarsi?
E’ risultato strano anche è il luogo in cui Carlotta “avrebbe scelto di suicidarsi”, nel parco vicino a casa, in piazza Napoli, quando a casa di Carlotta c’è un soppalco che avrebbe potuto usare per mettere in atto la cosa.
Le violenze ripetute del compagno
Resta inoltre il discorso della violenza dal compagno. A febbraio Carlotta lo aveva denunciato, ma molteplici erano state le lesioni che la donna aveva subito: la frattura della mandibola, calci al ventre, ecchimosi ed escoriazioni che l’avevano costretta a visite al pronto soccorso e ricoveri.

L’ultima sera era tranquilla
Infine la sera prima di morire, martedì 31 maggio, era uscita ed era stata vista da molte persone .Era andata con il fidanzato al bar Cape Town, sui Navigli, dove lui aveva lavorato come barista. Per gli amici che erano presenti in a quella serata risultava essere tranquilla come al solito, ed aveva parlato del matrimonio imminente di una sua amica.
Domande che attendono risposte, domande che hanno sempre albergato soprattutto nella famiglia di Carlotta, e che meritano risposte.
La sorella Giorgia, in modo particolare e con piglio deciso non ha mai voluto accettare soluzioni rapide ma non convincenti.

Così quando il caso sembrava quasi un capitolo da archiviare, qualcosa di risolto, si comprende che da risolvere c’è ancora la questione più importante: chi e perché ha deciso di togliere la vita a Carlotta .
Le indagini in effetti sono ancora in corso, ed a finire sotto accusa potrebbe essere proprio il fidanzato, Marco Venturi. Carlotta Benusiglio venne ritrovata appesa ad un albero , all’interno di un piccolo parco situato proprio di fronte a casa sua. La sciarpa che indossava al collo è diventata il cappio che le stringeva intorno al collo. Dopo un anno e mezzo, le indagini prendono di nuovo vita con un’ulteriore autopsia. Giancarlo Gallo, pubblico ministero, ha disposto la riesumazione del corpo di Carlotta e per il 3 gennaio ha previsto un’udienza per nominare il consulente che se ne occuperà. Ma non solo: ha anche cambiato l’accusa nei confronti di Venturi che risulta ora essere indagato per omicidio volontario.
Attualmente, la polizia scientifica e la squadra di omicidi stanno svolgendo la simulazione della scena della morte della stilista di Milano. La famiglia di Carlotta si è fin da subito opposta all’archiviazione del caso, risolto come suicidio. Nei giardinetti di piazza Napoli, lo scorso Agosto, si è effettuata la simulazione della morte della stilista a Milano. Gli inquirenti hanno utilizzato un manichino dello stesso peso della Benusiglio, ripercorrendo tutti i suoi probabili movimenti. Tutta la scena è stata ripresa e fotografata. L’orario della morte della stilista è stato sempre considerato un fattore molto importante per risolvere il caso e per comprendere se il fidanzato ha raccontato la verità. La morte di Carlotta è stata collocata intorno alle 4 del mattino
Notevole importanza hanno avuto le immagini delle videocamere situate nella zona dei giardini di Piazza Napoli, dove si vedono le figure di Carlotta e quella del suo compagno dirigersi verso il parco, ma dopo pochi minuti ad allontanarsi dal posto sarebbe solo il Venturi e forse è proprio in queste immagini che è racchiusa la verità , di quanto è accaduto quella sera.
Si attendono le conferme, che purtroppo oltre ad assicurare il colpevole alla giustizia non potranno fare perché la vita di Carlotta è terminata li, in quel parco vicino casa, appesa ad un albero così come appesi sono rimasti i suoi progetti, ed i suoi sogni.
Un’altra storia di amore malato, altro dolore e la vita spezzata di una giovane donna che quella vita, la sua vita, aveva il diritto di viverla, magari in compagnia di chi amandola davvero la avrebbe apprezzata e non oltraggiata.