PERCHÉ LA VAR È UN MALE SOLO DEL CALCIO ITALIANO

DI ITALO CUCCI

Una cosa ho sbagliato, nell’intraprendere la mia trentennale campagna contro la “moviola in campo” iniziata al Processo del Lunedì nonostante Aldo Biscardi ne fosse non solo un sostenitore ma addirittura l’inventore: temevo – peraltro come lo scaltro Blatter presidente della FIFA- che la tecnologia applicata agli errori arbitrali spegnesse i generosi fuochi del Bar Sport. E invece, come è ormai appurato e come l’iniziativa legale dei tifosi della Lazio conferma, non solo il Bar Sport risulta vieppiù animato dopo l’introduzione della VAR ma il fronte della contestazione s’allargherà alle aule dei tribunali. In altri tempi l’annosa sfida dei tifosi presunti traditi e gli arbitri presunti traditori si giocava a chiacchiere, o più seriosamente nelle relazioni pseudodocumentate dei Moviolisti, categoria alla quale si iscrissero molti giornalisti specializzati in gnagnera regolamentare, così come i Bordocampisti testimoni degli attimi fuggenti. Adesso si va verso la citazione in giudizio dei poveri fischietti che un tempo se la cavavano con insulti vari mentre l’ardito documento dello Studio Previti (tanto nomine) presenta nei confronti dei signori Piero Giacomelli – direttore di gara – e Marco Di Bello – “varista” titolare – una richiesta di danni (in euro, naturalmente) per gli errori commessi in Lazio-Torino, partita di campionato palesemente falsata dalla negazione di un rigore per la Lazio aggravata dall’espulsione del protestante Immobile. Mi si dirà che la società di Lotito, non può, secondo regolamento, come tutti i club, adire le vie legali; ricordo che l’espediente di un ricorso giudiziario avviato dai tifosi permise nel 1964 al Bologna di avere partita vinta contro la falsa accusa di doping : allora furono tre avvocati bolognesi a denunciare – nell’interesse degli sportivi rossoblù paganti il biglietto – l’ oscura manovra poi accertata dalla polizia giudiziaria, alias carabinieri; oggi è lo studio legale del tifosissimo Cesare Previti ( studio dal quale proviene la sindaca Raggi) ad agitare le acque del campionato accusando la VAR (e i “varisti”) di gravi inadempienze; e può farlo perché il discutibile strumento non solo si arroga il diritto di sancire la verità ma addirittura la certifica con il teatrino semovente piazzato a bordo campo. Prima si faceva casino, adesso ci si sfida a forza di carte bollate. Povero calcio, divenuto per la sua solare incertezza lo spettacolo più grande e più bello del mondo, oggi avviato a intristimento dai gestori del politicamente corretto che straparlano di una giustizia irreversibile negando l’alea del destino pallonaro. Proprio ierlaltro l’ottimo Infantino – pur allievo di Blatter – ha approvato l’italica invenzione della VAR: sarà bene che prima di contagiare il Mondo FIFA ci pensi bene. E ci lasci divertire.