IL GRIDO D’ ALLARME DI MICHELE RIONDINO: “VIVO UN DRAMMA E TUTTI SI DISINTERESSANO”

DI CINZIA MARONGIU

Lo ritroviamo nei panni di un pediatra rimasto vedovo e disinnamorato della vita alle prese con l’adolescenza del figlio e con un rapporto di amicizia che mette a dura prova i suoi ideali. Ma Michele Riondino per il grande pubblico resta “Il giovane Montalbano” televisivo e soprattutto un attore che dell’impegno civile per la sua Taranto, soffocata dall’Ilva, ha fatto uno scopo di vita. Ora ha appena terminato di girare in Trentino “Restiamo amici”, nuova commedia di Antonello Grimaldi, già regista di “Caos Calmo”. La storia, tratta dal romanzo di Bruno Burbi “Si può essere amici per sempre” e interpretata tra gli altri da Violante Placido, Alessandro Roja, Libero De Rienzo e Sveva Alviti, offre la possibilità di ragionare sul valore dell’amicizia ma anche sui problemi legati al rapporto padri-figli: “Alessandro, il mio personaggio, ha un lutto che non riesce a superare e una paternità già di per sé difficile in quanto avvenuta quando era giovanissimo. In più si trova a fronteggiare la delusione del figlio per un’avventura al limite del lecito nella quale si fa trascinare da due amici. In realtà credo che questo sia un film che parla soprattutto di cambiamento, anzi direi di rivoluzione personale”.

La situazione di Taranto è di una gravità unica

Nella video-intervista concessa a Tiscali.it, Michele Riondino parla anche dell’Ilva di Taranto e lancia un appello a tutti i media: “Il mio impegno sull’Ilva di Taranto è sotto gli occhi di tutti, ma non ha il carattere dell’eccezionalità. In realtà io vivo un dramma molto grave. E il dramma non è solo quello dell’inquinamento al quale siamo costretti a sottostare in quanto cittadini di Taranto. Il vero dramma sta in come le istituzioni che dovrebbero risolvere questo problema si disinteressino o si interessino a un solo aspetto della questione. Faccio riferimento anche agli ultimi avvenimenti che hanno visto coinvolti sindaco, presidente della Regione e ministro per lo Sviluppo, uniti nell’affrontare il tema dell’Ilva solo dal punto di vista dei posti di lavoro. In questi 5 anni si è solo fatto riferimento all’economia, al Pil, alle banche, all’occupazione, ai livelli industriali. Ma il problema Ilva non è solo una questione industriale ed economica. Il dramma vero è che noi tarantini siamo costretti respirare, mangiare e bere aria, cibo e acqua contaminati. E questa è una cosa che secondo le istituzioni noi dovremmo accettare senza aprire bocca. Ma non è così. La situazione di Taranto è di una gravità unica e ve ne accorgerete quando sarà troppo tardi. Oggi è scomodo parlare di mortalità infantile e di tumori”.

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