NATALE. IL PAPA CI RICORDA: “ANCHE PER LA FAMIGLIA DI GESÙ NON C’ERA POSTO”

DI LUCA SOLDI

Papa Francesco continua la sua marcia per farci scoprire il vero senso del messaggio del Vangelo. Lo ha fatto anche la notte Santa, la notte di Natale, durante la solenne celebrazione che ha presieduto, in San Pietro. In quella notte in cui Gesù si è fatto presenza viva fra gli uomini.
Lo ha fatto rinnovando il suo appello alla solidarietà sociale e in particolare all’accoglienza dei migranti in quella Chiesa gremita di fedeli:
“Nei passi di Giuseppe e Maria – ha voluto ricordarci Francesco – si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”.
In quella Sacra Famiglia dunque si svela il mistero della fede:
“Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza. Colui che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole”. Non ci sono alibi dunque secondo Papa Francesco, non ci sono limiti temporali, non può esserci un numero definito di attenzioni, occorre andare oltre:
“La fede di questa notte ci porta a riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente e ci spinge a dare spazio a una nuova immaginazione sociale, a non avere paura di sperimentare nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”. Papa Francesco utilizza parole forti e precise, ben diverse da altre Omelie che sono risuonate in tante celebrazioni sparse nel mondo cristiano.
Lui rinnova con decisione il suo appello alla solidarietà sociale e in particolare verso l’accoglienza dei migranti.
nella messa della Notte di Natale da lui presieduta in San Pietro.

“Nei passi di Giuseppe e Maria – ha sottolineato Francesco – si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”.

Papa Francesco ha poi citato l’omelia della messa d’inaugurazione del Pontificato di San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”, ha ripetuto con forza. “Natale – ha affermato – è tempo per trasformare la forza della paura in forza della carità, in forza per una nuova immaginazione della carità. La carità che non si abitua all’ingiustizia come fosse naturale, ma ha il coraggio, in mezzo a tensioni e conflitti, di farsi ‘casa del pane’, terra di ospitalità”.

La veglia era cominciata con la lettura della “Kalenda”, l’antico annuncio del Natale che riassume la storia del tempo che attende il Signore. Francesco ha quindi tolto il velo bianco dal volto del Bambino e poi guidato la processione nella cattedrale della cristianità mentre suonate a distesa le campane di San Pietro.
Le simbologie ed il messaggio di Francesco è proseguito anche in questo frangente.

Ad accompagnare Francesco alcuni bambini che hanno portato dei fiori alla statua del bambinello che poi è stata deposta nella mangiatoia del presepe ricostruito in San a Pietro. Ha voluto loro come messaggeri di pace ed amore: Yi Linjiang e Valentina Sien Huang, due piccoli cinesi di 7 e 6 anni, poi un cileno e una peruviana, Josè Joaquin Vo Teuber Toro, di 7 anni, e Asia Vera Infante, di 8 anni. Con loro altri bambini in rappresentanza dei diversi continenti e della necessità di farsi piccoli per scacciare le diffidenze, le paure e le incomprensioni che genera il mondo dei grandi