ERDOGAN PIU’ FORCAIOLO CHE MAI, MA UN SOCIALDEMOCRATICO TEDESCO GLI TENDE LA MANO

DI ALBERTO TAROZZI

ERDOGAN PIU’ FORCAIOLO CHE MAI, MA UN SOCIALDEMOCRATICO TEDESCO GLI DA UNA MANO

Erdogan a 360 gradi. In dicembre nuova retata di oppositori spedita in carcere. Vittime predestinate i giornalisti, gli intellettuali, qualche militare e il mondo dell’Università, più in generale tutti coloro che possano essere accusati di contiguità col leader islamico Gulen, già alleato del grande capo e ora in esilio negli Stati Uniti.

Ma sarebbe sbagliato leggere le mosse del sultano solo in chiave di politica interna.
Entro i confini vede ovunque gente da incarcerare con l’accusa di aver partecipato al fallito golpe ordito probabilmente negli Usa ed evitato grazie anche a una provvida telefonata da Mosca
In materia di politica estera, invece, prova ad apparire come il portabandiera (non richiesto) dei palestinesi e ad egemonizzare l’ampio fronte islamico creatosi contro la mossa di Trump di portare a Gerusalemme l’ambasciata americana.

Non si tratta di mosse esclusivamente politiche, come quella di ipotizzare l’ambasciata turca in Palestina a Gerusalemme est. Erdogan sa bene che i business con la Turchia possono interessare tutta l’Europa, Italia compresa, e gioca questa carta per evitare l’isolamento diplomatico causato dalla sua politica liberticida.

Chi ci sta? A sorpresa è venuto a dargli una mano Sigmar Gabriel, già segretario dei socialdemocratici tedeschi, protagonista di anni di Grossekoalition nei quali sono pochi a ricordarsi qualche sua mossa significativa e la Merkel se lo era praticamente mangiato.
Adesso se ne viene fuori con una proposta che quanto meno non manca di originalità.
Prendendo spunto dalla Brexit e dalle probabili relazioni future della Gran Bretagna con la Ue, prefigura qualcosa di simile per paesi il cui inserimento in Europa risulterebbe a dir poco problematico, ma coi quali risulterebbe proficuo arricchire gli scambi commerciali con protocolli assimilabili a quelli che prevedibilmente saranno adottati col governo della May.

Primi destinatari: Istanbul e Kiev. Come dire che il denaro non puzza, anche quando i partner sono tra i più impresentabili in circolazione. Lasciamo perdere Poroshenko e il suo vizietto di bombardare i civili nel Donbass, ma con Erdogan come la mettiamo? Non dimentichiamo Deniz Yucel importante giornalista tedesco e turco incarcerato in Turchia con le solite accuse di circostanza.

Gabriel prova invece a dimenticarsi di lui: quanto meno non è indignato, ma solo “timoroso” e poi mette sul piatto un certo numero di cittadini tedeschi scarcerati in Turchia.
Inoltre, di rivedere in meglio l’accordo della Merkel col sultano relativamente ai campi dei profughi bloccati in Turchia a garanzia della impermeabilità del corridoio balcanico neanche a parlarne.
Peccato perché sono di questi giorni le lamentele della Grecia, il cui campo profughi di Lesbo sta per scoppiare, anche grazie al fatto che di accoglienza in Europa se ne parla soltanto. E neppure il filtro al corridoio funziona troppo bene, se in Serbia migliaia di nuovi entrati nei Balcani premono per entrare in Europa ai confini di una Croazia che sta facendo muro.

Forse il povero Schulz, nonostante pure lui in alcuni casi non sia stato brillante in politica estera (pensiamo alla morbidezza col regime di Kiev) non approva. Lui ha già pagato l’inconsistenza del suo predecessore con la sconfitta cocente alle elezioni e quando sente parlare di Sigmar sembra faccia gli scongiuri.

Ma non si può mai dire. A toccare la leva degli interessi derivanti da un aumento degli scambi commerciali può darsi che Gabriel questa volta ci abbia azzeccato, non tanto come campione dei diritti umani, ma quanto meno in termini utilitaristici.
Con buona pace degli oppositori in carcere e dei profughi nei campi lager.