PANETTONI E MORTI DI FAME

DI: PAOLO FERRERO

Oggi su wa si sprecano le vignette e i filmini che ironizzano sui chili che si prendono nelle feste. Ne ho mandato anch’io alcuni.Siamo però in un mondo in cui 19 milioni muoiono di fame ogni anno e in cui, anche nel nostro paese, vi è chi ha difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena.
A fronte di questa palese contraddizione vi sono due risposte presenti nel mercato delle idee. La prima è quella di proporre la testa dall’altra parte e anzi, di proporre di difenderci dai poveracci perchè altrimenti rischiamo di finire al loro posto. La seconda è quella che colpevolizzando la nostra situazione propone di condividere solidarmente.
Ovviamente sono più vicino umanamente e culturalmente alla seconda strada ma penso che sia una strada inefficace e che condivide con la prima tesi un errore di fondo.
L’errore di fondo è il pensare che siamo nella scarsità e che quindi si tratterebbe di difendere i nostri privilegi oppure di abbassarsi verso gli altri condividendo quello che abbiamo. Il punto comune tra queste due idee è che siamo nella scarsità.
La mia idea è che invece siamo in una situazione di abbondanza come mai è avvenuto nella storia dell’umanità. Abbiamo una enorme produzione di beni e la capacità produttiva delle imprese permetterebbe di produrre ancora di più. Parallelamente la produttività del lavoro è così tanto aumentata da rendere inutile il lavoro di tante persone. Tutto ci parla di questa enorme ricchezza che però è cosi mal distribuita da produrre dolore invece che felicità: un 10% troppo ricco e tanti, troppi, che muoiono di fame o non arrivano a fine mese. Sul versante del lavoro, chi ha un lavoro deve lavorare fino a 70 anni mentre milioni di giovani non sanno dove sbattere la testa.
Di fronte a questa situazione il compito dei comunisti è proprio questo: senza particolari colpevolizzazioni indicare nella radicale redistribuzione delle risorse e del lavoro e nel rispetto della natura la strada attraverso cui uscire dalla barbarie in cui siamo immersi. Non c’è nessuna scarsità, ci sono ricchi troppo ricchi e milioni di persone che devono lavorare troppo per poter portare a casa lo stipendio. L’unica cosa scarsa è la natura che deve essere rispettata e non distrutta e per questo serve una radicale riconversione ambientale delle produzioni e dell’economia.
Non di maggiore concorrenza abbiamo bisogno ma di una cooperazione tra i popoli che combatta i veri nemici dell’umanità: le multinazionali, le banche ed in generale quella upper class che vive letteralmente in un altro mondo distruggendo il nostro. Non siamo diventati borghesi perchè abbiamo mangiato il panettone: costruire l’unità del popolo, dei popoli per lottare insieme con quelli del piano di sotto contro quelli del piano di sopra, contro i ladri di speranza e di futuro. Lo dobbiamo fare anche con la pancia piena, per certi versi lo dobbiamo fare soprattutto noi che la pancia, nel bene e nel male, normalmente la riempiamo. Questo è il comunismo, la semplicità difficile a farsi di cui parlava Brecht.