CARLOS FRANCA: “IL CASTIGO DI DIO” DELLE SERIE MINORI

DI- STEFANO ALGERINI

“La Basilicata esiste. E’ un po’ come il concetto di Dio: o ci credi o non ci credi”. Era la frase simbolo del (bel) film di Rocco Papaleo “Basilicata coast to coast” in cui l’attore-regista raccontava, ironicamente, la sua regione. Beh, c’è qualcuno che questa frase l’ha presa, in toto, come ragione di vita: Carlos Franca da Jaguariuna, Brasile, quasi trentotto anni, professione attaccante.

Carlos infatti da quest’anno è approdato a Potenza per l’ultima tappa (ma solo in ordine di tempo diremmo) della sua avventurosa carriera, cominciata naturalmente in Brasile, ma proseguita poi in Spagna e Stati Uniti prima di approdare nella nostra amata “penisoletta” dove ha battuto ogni tipo di serie e campionato minore. Con una costante però: un sacco, ma veramente un sacco, di gol ovunque mettesse piede.

A pensarci bene facendo un montaggio video accurato, come fanno i team degli agenti dei calciatori, e barando un po’ sull’età (cosa questa peraltro capitata più di una volta nel sottobosco calcistico italico) Franca potrebbe essere venduto benissimo a qualche società di serie superiore o campionato straniero di medio livello. E probabilmente i tifosi di quelle squadre, affascinati dalla immagini, farebbero sogni erotici sul loro nuovo “puntero”. E tra l’altro non è detto poi che il vecchio bucaniere dei campi spelacchiati, nel caso questo affare si facesse davvero, sarebbe necessariamente peggiore di attaccanti più giovani spacciati per campioni e poi dimostratisi bidoni memorabili.

Ma tornando alla frase del film nella vita di Carlos Franca entra prepotentemente anche Dio. Una decina di anni fa infatti, dopo aver iniziato la sua avventura europea in Spagna con risultati positivi, i dolori alla schiena di cui soffriva si rivelarono peggio di un semplice malanno professionale. Tumore alla colonna vertebrale la diagnosi non esattamente simpatica. Da lì l’operazione ed il lungo e faticoso recupero, ma al contempo anche la decisa svolta mistica, abbracciando la fede cattolica e diventando uno di quelli che si chiamano “Atleti di Cristo”.

Ognuno giudicherà la scelta secondo la proprio sensibilità e le proprie convinzioni in materia evidentemente, ma a Carlos a quanto pare la decisione in questione dette (e dà) una bella spinta propulsiva: dopo una parentesi negli Stai Uniti, il matrimonio nella terra natia e poi il ritorno in Italia. Le squadre di cui ha vestito la maglia non sono esattamente conosciute dalla massa: Chiavari, Rapallo, Legnano, Cuneo, Lecco, fino al picco massimo raggiunto con la Triestina. Ma come si diceva lasciando da ogni parte una traccia importante per quantità di realizzazioni. 216 i palloni sparati in fondo al sacco in sei stagioni. Ed anche se intorno ci sono poche tribune, o magari nessuna, poi alla fine le porte sono sempre quelle, i portieri ci sono, e i difensori sono sempre “incazzati” come quelli della serie A (anzi, spesso anche molto peggio e con molte meno remore sulla qualità degli interventi, con sconfinamenti da “codice penale”) e fare tutti quei gol quindi non è certo facile.

E comunque per vedere che non si parla di un giocatore qualunque andatevi a vedere su YouTube il gol segnato al Cerignola un paio di mesi fa: una rovesciata meravigliosa dal centro dell’area di rigore con palla spedita sotto la traversa. Non l’avrebbe presa nemmeno Handanovic quella: garantito. Gol realizzato tra l’altro in uno stadio pieno, e colorato, come raramente si vede nelle serie superiori. Aspetto che valorizza la scelta di Carlos di lasciare una squadra dal passato nobile come la Triestina per traversare l’Italia e raggiungere Potenza. Perché la Basilicata esiste, eccome se esiste!