RYANAIR MODELLO DI UN’EUROPA CHE NON VA: DANIELA AIUTO CI SPIEGA PERCHÉ

DI CLAUDIA SABA

I problemi, per Ryanair, erano già iniziati da tempo.
Gli ultimi disagi risalgono a qualche giorno fa. 
Hanno coinvolto sia i  passeggeri del volo Treviso-Palermo, volo poi cancellato,  che i passeggeri dei voli successivi partiti con oltre quattro ore di ritardo. 
Coinvolti anche i lavoratori, che sembrerebbero costretti  a continue lotte per vedere riconosciuti i propri diritti.
Daniela Aiuto, Europarlamentare, Membro Titolare delle Commissioni TRAN, Trasporti /Turismo, e FEMM, Diritti delle Donne fornisce, in questa intervista, alcuni chiarimenti in merito alla vicenda.
-So che si sta occupando da tempo delle compagnie low-cost. Può spiegarmi da dove nascono le sofferenze di queste aziende, in particolare della Ryanair?- 
“La compagnia low-cost Ryanair ha trovato ampio sviluppo dopo la direttiva UE sul cabotaggio, alla fine degli anni 90 che ha consentito, anche per l’aviazione,  di poter volare su rotte tra paesi dell’UE che non erano quelle di riferimento del vettore aereo.
Per essere concorrenziali su tali rotte, in precedenza di esclusiva competenza delle linee aeree dei vari Stati Membri, (per noi, Alitalia)   la compagnia ha utilizzato politiche del lavoro e di marketing molto aggressive  sfruttando, anche in alcuni paesi, le debolezze del mercato interno dell’aviazione,tra cui le necessità dei piccoli aeroporti regionali, di rotte aeree che ne giustificassero il mantenimento in esercizio. È accaduto così che Ryanair si sia proposta, in diversi scali minori, come l’unica in grado di portare il numero di passeggeri a valori tali da garantire la vita dell’aeroporto e, per fare ciò, ha siglato contratti per  garantire alla compagnia notevoli incentivi da parte dei gestori aeroportuali.
Chiaramente Ryanair poteva garantire dei numeri elevati di passeggeri perché riusciva a mantenere i prezzi dei biglietti molto bassi dettati, soprattutto, dai costi dei dipendenti notevolmente ridotti rispetto a quelli di altri vettori aerei”. 
-Come ha fatto Ryanair a ridurre i costi?-
“I piloti Ryanair sono assunti tramite agenzia interinale, quindi considerati liberi professionisti e vengono pagati per le ore effettive di volo. Per quanto riguarda il personale di bordo, essi sono dipendenti della Ryanair ma sulla base di contratti, che si rifanno alla normativa irlandese. 
Ciò consente  un notevole risparmio alle casse della Ryanair in termini di contributi previdenziali e di tasse da versare allo Stato. 
Un altro fattore determinante per mantenere i prezzi bassi è stata la politica sui carburanti. La normativa dell’unione non è chiara in proposito, infatti non vi è una quantità minima predefinita di carburante che è possibile caricare su un volo prima della partenza, perché la normativa parla di “quantità sufficiente” ad effettuare il tragitto aereo.
Sta poi al pilota decidere a quanto corrisponda in termini quantitativi. La società, addirittura premiava, i piloti che riuscivano a caricare meno carburante per ciascuna tratta, in modo da garantire un margine di profitto maggiore per la compagnia. Ciò, chiaramente, a discapito della sicurezza dei passeggeri
perché, soprattutto negli scali maggiori, può sempre capitare un ritardo nelle procedure di atterraggio e non sono stati rari i casi in cui voli della Ryanair, hanno dovuto procedere ad atterraggi di emergenza per fine carburante”.
-Chi è il responsabile di tutto ciò?-
“Sicuramente la commissione europea ha le sue notevoli colpe, come spesso ho avuto modo di sottolineare, perché la normativa sul distacco dei lavoratori aveva delle maglie talmente larghe da consentire questo tipo di procedure per le assunzioni all’interno di compagnie 
come la Ryanair. 
Inoltre le normative sul cabotaggio avrebbero dovuto comunque valutare gli effetti negativi di queste politiche aggressive da parte delle low cost sulle compagnie di volo nazionali”. 
-E non è stato fatto?-
“Germania e Francia, in particolare
su queste questioni  hanno saputo tutelarsi, tutelare il proprio mercato e le proprie compagnie di volo nazionali. Da noi invece si è pensato di lasciare la libertà totale alle compagnie low cost e ciò è stata una concausa dei problemi di Alitalia, che conosciamo bene.
In Italia, in particolare, regioni ed enti locali vari, che controllano più o meno direttamente numerosi scali minori, sborsano ogni anno milioni di euro, che poi vengono rigirati a Ryanair o ad altre compagnie, che vengono letteralmente pagate per mantenere tali rotte. Abbiamo visto con quanta solerzia lo stesso governo italiano sottostà a qualunque richiesta di Ryanair. Basta ricordarsi del ricatto che Ryanair fece l’anno scorso quando minacciò di smettere di servire alcuni aeroporti italiani tra cui Pescara, per il semplice aumento di 2,50 € a passeggero di tasse aeroportuali”.
-Cosa è possibile fare adesso?-
“Quello che ora si può e si deve fare è pretendere più severità da parte della commissione europea e tolleranza zero su determinati comportamenti, in particolare sulla tutela della sicurezza dei passeggeri, dei diritti dei passeggeri e del rispetto dei lavoratori di tale compagnia. 
-Pensa esista la possibilità di chiedere ulteriori interventi da parte della UE?-
“Tra una ventina di giorni incontrerò personalmente la commissaria Bulc per varie questioni e le farò presente questo tema che mi sta particolarmente a cuore. L’aeroporto di Pescara, che è l’unico d’Abruzzo, è da anni in sofferenza a causa del comportamento “libertino” di questa compagnia!”
Dopo i chiarimenti della Europarlamentare Daniela Aiuto sembrerebbe chiaro  il tentativo, da parte delle aziende e non solo, di rasentare appena i limiti della legalità con la conseguenza di un servizio inefficiente 
e senza alcuna garanzia per passeggeri e lavoratori.
Contenere i costi per contenere i prezzi, è prassi consolidata in un’ Europa ben lontana dall’Unione che paventava al suo esordio. Sempre più spesso si parla di numeri, di interessi, di poteri. 
Sempre più spesso le compagnie, le aziende e gli Stati, si dimenticano delle persone che fanno parte di questa Europa.