VENETO BANCA GLI HA TOLTO TUTTO E LUI PASSA IL NATALE DAVANTI ALL’ISTITUTO

DI RENATA BUONAIUTO

La sera della vigilia di Natale, Marin Haralambie, prende un thermos, della frutta, una coperta e con le sue oramai inseparabili stampelle, sale in macchina, raggiunge la Veneto Banca e si ferma lì.
Marin era a Cornuda, in provincia di Treviso, dal 1999 con un contratto a tempo indeterminato per meccanico specializzato. Mentre lavorava sotto un ponte dell’autostrada Torino-Savona, nel 2004, un grave incidente lo rende invalido. L’assicurazione per l’infortunio lo risarcisce con una cifra di circa 100mila euro. Marin decide di investirli, a lui quei soldi non servono, per vivere ha bisogno di poco, vuole solo metterli da parte per i suoi due figli. Acquista, quindi, azioni alla Veneto Banca. Ignora però che la Banca versa in cattive acque e che nel 2014, i campanelli d’allarme aumentano. Banca Italia sollecita la Consob, perchè l’Istituto adempia ad alcuni provvedimenti indicati come basilari per la tutela dei risparmiatori.
“Rinnovo integrale degli organi sociali”, “riconsiderazione del valore azionario”, con relativo affiancamento ad altro Istituto di Credito. Ma nulla. Ad oggi sono oltre 2200 i “truffati” che chiedono giustizia, ma per loro almeno al momento tutto è congelato, dal Tribunale di Treviso.
Marin, a questo punto decide di protestare a modo suo. Staziona lì, notte e giorno, ad aiutarlo i risparmiatori legati a Don Enrico Torta, da anni impegnato nella sua lotta contro “Il dio denaro”, il sindaco Marzio Favero, i cittadini tutti. Ma il freddo, la rabbia, la delusione per i tanti sacrifici di una vita, gettati via dalla scarsa professionalità di quanti alla Veneto Banca, l’avevano incoraggiato e rassicurato sul buon esito dell’operazione, sono troppo per Marin. La mattina del 27 dicembre, perde la pazienza e mette in moto l’auto a retromarcia tenta di sfondare la porta d’ingresso dell’Istituto, ma resta bloccato dalle colonne antistanti. Con dei cartoni tenta d’incendiarla. Le Forze dell’Ordine ed i cittadini lo fermano, ma la sua rabbia è ancora tutta lì. Come quella di Sergio, un capotreno in pensione, che in Veneto Banca, ha depositato tutti i suoi risparmi, la liquidazione, e l’ha visti volar via in un attimo. Senza vergogna ma, sicuramente con dolore immenso, confessa che anche per il pranzo di nozze della figlia ha dovuto chiedere aiuto ad amici.
Un Natale difficile per loro, ma quello che rimane impresso nella mente sono le parole di Marin, non vuole nulla per sé, non ha mai chiesto nulla al nostro Stato. E’ arrivato qui con un regolare permesso, ha lavorato onestamente, ha una casa che paga regolarmente, ha cresciuto i suoi figli nel rispetto della nostra Costituzione, ha sopportato con dignità e coraggio una disabilità, per un incidente sul lavoro, ed anche questo basterebbe per dovergli chiedere “scusa”, ed invece adesso gli hanno anche “rubato i soldi”…”Voglio regalarli, darli ai miei figli, ha chi ha più bisogno di me…ma non li lascio qui” . Ha ragione Marin, hanno ragione i 2200 “truffati”, lo Stato almeno questo glielo deve.