IMPARARE LA CONVIVENZA E I DIRITTI A COMINCIARE DALLA SCUOLA

DI MARTA ECCA

Se c’è un elemento che emerge chiaramente dal (non)dibattito sullo ius soli è che molti italiani non sono consapevoli dei propri diritti e ancor meno dei doveri, non conoscono le istituzioni, il loro ruolo, tempi, modi e ricadute dell’azione pubblica, i diritti umani e l’importanza del loro riconoscimento ai fini di una civile convivenza.
Non conoscono la Costituzione.
E non è da fighetti radical chic denunciarlo, o da chi ignora il peso di certe difficoltà economiche e sociali.
“E allora i terremotati? Prima gli italiani”, rispondono coloro che di quel disagio se ne fottono anzi lo sfruttano perchè le paure generano consenso.
C’è chi non gode dei mancati diritti altrui, nonostante fatichi ad arrivare a fine mese perchè una pensione ridotta all’osso non basta per tutta la famiglia che sopporta i disoccupati a carico, perchè sa che una comunità sta meglio se stanno un po’ meglio tutti e se si restringe la forbice fra chi sta bene e chi sta male.
Lo sa Guglielmo, ex ingegnere ambientale ridotto alla sopravvivenza dopo un incidente che l’ha fatto lavorativamente fuori per il quale da dieci anni aspetta il risarcimento. Nel frattempo, vive al buio e senza acqua calda, e la sera va a dare una mano a chi ha sempre un pasto caldo per gli ultimi, lui compreso.
Eppure l’altro giorno, quando ho scoperto la sua storia, gli ho sentito dire che non è nella sua indole volere il male di nessuno, che i suoi problemi non si risolvono nei problemi altrui.

Una parziale soluzione all’imbarbarimento di questi tempi sarebbe l’introduzione dell’educazione civica nelle scuole, riconosciuta come insegnamento serio e non occasionale, con tanto di valutazione. Educazione civica che è rispetto del linguaggio, del corpo e dell’ambiente, attenzione alle regole, alla laicità, alla parità di diritti, al rifiuto di ogni forma di discriminazione.
Insegnamento al confronto e all’importanza della legalità e della giustizia, della pace.
Non è utopia, ci sono Paesi europei in cui questo “laboratorio di vita” è già parte integrante della formazione dei più giovani.
Evidentemente gli sta a cuore il futuro, e non solo dei connazionali.

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