TORINO, SI RIFIUTA DI LAVORARE A SAN SILVESTRO: TRASFERITA A 100 KM

DI CHIARA FARIGU

La vicenda ha alzato un polverone non indifferente ed una vertenza sindacale stabilirà se si tratti di sopruso o meno dell’azienda ai danni di una sua dipendente. Questi i fatti.

Marina (nome di fantasia), da 12 anni si occupa del reparto orto-frutta di un noto discount a Susa, piccolo ma importante centro del torinese. Lavora con scrupolo, espone i prodotti di giornata in bella vista, ritira quelli che hanno perduto in freschezza. Aggiorna i cartellini dei prezzi, predispone le offerte speciali di prodotti da vendere con lo sconto. E’ cordiale con la clientela, puntuale e precisa nel suo lavoro.

Si reputa fortunata la quarentenne piemontese, al contrario di suo marito, disoccupato da tempo in seguito al fallimento della sua azienda, lei può contare su una busta paga a fine mese. E di questi tempi, avere una certezza economica è merce assai rara. Anche perché è madre di due figli piccoli e ai bambini non bisogna far mancar nulla. Né farli crescere con lo spettro delle privazioni o il senso della precarietà, almeno finché si può.

Si reputa fortunata Marina, diversamente da altre sue colleghe, lei è stata assunta col “vecchio” contratto che prevede un orario di servizio dal lunedi al sabato col riposo domenicale. Il servizio nei giorni festivi è dunque facoltativo, una scelta non un obbligo. E Marina nei giorni di festa sceglie di fare la mamma. Lo deve ai suoi piccoli e alla sua famiglia. Il riposo non si tocca. Soprattutto nel periodo natalizio. Qualche giorno prima di Natale però il responsabile del punto vendita le chiede di tenersi a disposizione per la domenica 31 dicembre, c’è anche l’inventario da predisporre e occorre personale. Marina rifiuta. Il responsabile abbozza ma avverte che avrebbe informato l’ispettore di zona. La reazione non si fa attendere. Il giorno dopo alla donna viene comunicato che deve prestare servizio nella sede di Cuorgnè, distante da Susa ben 98 km, per una settimana. Alla comunicazione orale segue quella scritta con gli orari di lavoro, dalle 16,30 alle 20,30. Improponibile per Marina, sia la sede che gli orari. Oltre tutto in netta violazione del suo contratto che non consente trasferimenti così distanti.

Cos’era una trasferta punitiva per il suo rifiuto a lavorare il giorno di San Silvestro? Incurante delle nuove disposizioni, Marina si appresta a timbrare il cartellino come sempre al suo solito posto di lavoro ma ad attenderla trova l’ispettore che le intima di rispettare gli ordini ricevuti. Il botta e risposta piuttosto concitato tra i due provoca un malore a Marina che viene ricoverata al pronto soccorso. Il medico conferma: la donna ha avuto una crisi d’ansia e necessita di riposo.
La lavoratrice, rientrata in servizio al termine della convalescenza, è assistita dai legali della Fisascat-Cisl ai quali si è rivolta per denunciare quello che appare come una vera e propria ritorsione nei suoi confronti. “Un caso di irresponsabilità umana” commentano alla Cisl. La vicenda di Marina ha fatto scalpore, di lei si occuperà anche l’assessore delle Pari Opportunità della Regione Piemonte, Monica Cerutti nei prossimi giorni.

Accanimento, ritorsione, trasferta punitiva, la si chiami come si vuole ma è questo che la dipendente del discount sostiene di aver subito dalla sua azienda che ha sempre servito con dedizione. Una catena alimentare, rende noto il sindacato che fa il bello e il cattivo tempo anche in fatto di formazione e di visite mediche, entrambe da sostenersi esclusivamente a Verona, dove risiede la sede commerciale-amministrativa dell’azienda, per tutti i dipendenti d’Italia. Un caso o un altro evidente sopruso sempre ai danni dei lavoratori?

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