WEAH PRESIDENTE DELLA LIBERIA. UN’OCCASIONE PER PARLARE D’AFRICA? NO, DI CALCIO

DI ALBERTO TAROZZI

Dicono che Georges Weah, 51 anni, forse il miglior calciatore che abbia avuto l’Africa, e neo Presidente della Liberia sia molto sensibile ai problemi sociali della sua terra in particolare a quelli dei bambini e alla loro scolarizzazione.
Però sul Presidente neo eletto alla guida di uno dei Paesi più tormentati del continente africano avremmo piacere di conoscere qualcosa di più.

In che cosa consiste quel CDC, il partito per il cambiamento, per il quale ha concorso e vinto, oltre ad essere un gruppo che si occupa di questioni umanitarie? Certo siamo certi che non finanzia la tratta dei bambini soldato, un tragico mercato che proprio tra Liberia e Sierra Leone ha avuto modo di svilupparsi in non lontani tempi di guerra, ma quali sono i lineamenti del suo programma politico?

Certo se ne sa di più del partito che ha sconfitto, al secondo tentativo, e di chi lo ha guidato nei tempi passati, il Partito dell’Unità.
Si sa che era guidato da una donna, da Ellen Johnson-Sirleaf, ex impiegata della World Bank, un’economista di stampo liberista nominata nel 2011 Premio Nobel per la pace per avere guidato il paese in anni relativamente tranquilli. Si sa che ha azzerato il debito estero del paese a caro prezzo per la popolazione più povera. Si sa che il suo vice, Joseph Boakai (vicepresidente della Liberia dal 2005), da un po’ di tempo non andava d’accordo con lei, e questa frattura ha indubbiamente giovato a Weah per ribaltare il risultato di una precedente consultazione.

Sì, ma al di là di questo? Ci piacerebbe conoscere come la pensa il neoeletto in materia di politica estera. Una variabile che ha inciso sul paese fin dalle sue origini se è vero che venne di fatto costruito da schiavi liberati negli Stati Uniti, non tanto graditi dagli indigeni doc, ma fortemente legati al paese che li aveva prima messi in catene e poi liberati dalle medesime.
Un paese, politicamente parlando “born in the Usa”, i cui Presidenti però non sempre si erano allineati a Washington. Senza tener conto che, quando si erano verificate beghe tra i liberiani e i vicini della Sierra Leone l’esercito francese gravitava non molto lontano.

E ancora, quali sono i residui di una delle epidemie più devastanti degli ultimi anni (l’Ebola) che le sue tracce più mortifere le ha lasciate proprio in Liberia, Sierra Leone e Guinea?
Basta a tranquillizzarci una percentuale di votanti sufficientemente elevata e l’assenza di guerre civili, nonché elezioni pluripartitiche da una dozzina d’anni? Sono sufficienti per garantirci che Weah avrà vita facile e che ci possiamo comunque fidare di lui sulla parola?
A nostro avviso, da parte dei media, si poteva cominciare meglio. Parlare, analizzando la sua vittoria, dei problemi in cui si sta dibattendo l’Africa, magari limitandoci a quelli della sua zona. Non mi pare che lo si stia facendo molto.

In compenso sappiamo tutto e tutti del suo Pallone d’oro.
E che ha giocato, Milan ovviamente a parte, nel Chelsea, nel Manchester City, nell’Olympique di Marsiglia e nel Paris St. Germain. Oltre a ciò fatichiamo appena a sapere che è musulmano.
Comunque sia, auguri Presidente, a lei, al suo popolo e all’Africa tutta.