CASO CALDAROZZI: LA VIA ITALIANA ALL’INGIUSTIZIA

DI ANDREA DELLAPASQUA

LA “NOTIZIA CALDAROZZI”. Gilberto Caldarozzi, ex capo della Sco (sezione criminalità organizzata, autore degli arresti di Provenzano e Zagaria) era stato condannato in via definitiva per i fatti di Genova a tre anni e otto mesi per falso, per aver depistato le indagini partecipando alla realizzazione di false prove utili a giustificare gli assurdi e inqualificabili atti di violenza ed umiliazione che la polizia ha inferto a tanti partecipanti al G8 in particolare presso la scuola Diaz e presso la caserma Bolzaneto. Per questi fatti l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo a risarcire alcune vittime ricorrenti, fatti per i quali in massima parte si è concretizzata una “comoda situazione di impunità”, grazie alle prescrizioni, ai silenzi della polizia , alle “miracolose sparizioni delle prove”, all’assenza allora del reato di tortura poi introdotto in una formula tale da lasciare ancora “mano libera” a quella parte ovviamente minoritaria delle forze dell’ordine malintenzionata: se torturi una volta sola non è tortura (questo è il dettato della legge); le indagini hanno accertato che all’epoca dell’accaduto una molotov e degli attrezzi erano stati introdotti dentro la Diaz dalla polizia stessa, un poliziotto si era autoinferto ad arte una ferita accusando i manifestanti, ricordiamo un giornalista mandato in coma, un ragazzo, Carlo Giuliani ucciso, (ed è questo un capitolo a parte, non direttamente legato alle violenze nei luoghi sopra citati), ragazzi, ragazze, uomini e donne torturati e umiliati in vario modo… molte persone sono state oggetto di atteggiamenti sessisti e razzisti, ragazze costrette a spogliarsi e a subire commenti sessuali, ragazzi costretti a mantenere pose particolari mentre i poliziotti li schernivano, li picchiavano ed inneggiavano a vari dittatori della storia destrorsa, tutto questo in un clima in cui l’allora ministro degli interni Scajola, quella della casa al Colosseo acquistata “a sua insaputa”, ordinava alla polizia di sparare ai manifestanti che eventualmente superavano i confini imposti…Caldarozzi dicevamo, proprio lui e non un omonimo, come qualcuno ha sottolineato ironicamente, ora è stato nominato vice direttore tecnico operativo della Direzione Investigativa Antimafia dal Ministro dell’Interno Minniti.

UNA “NOTIZIA PIU’ GRAVE”. Qualcuno potrebbe chiedersi quale notizia rispetto a questa appena esposta possa apparire ancora più grave. E’ presto detto, riguarda le modalità di questa nomina, che ricordano, per certi versi solamente, un’altra “vicenda” tutta italiana: il rientro della salma di Vittorio Emanuele III di Savoia in Italia: la scoperta di tutto ciò è avvenuta per caso. “La nomina sarebbe stata decisa, riferiscono le cronache, da Marco Minniti. Che con questo gesto rivela i limiti di chi vorrebbe accreditarsi come leader e uomo delle istituzioni. Così come suscita dolore in chi ha assistito alle violenze del G8 – sangue, legamenti strappati, ossa frantumate, minacce sessuali, cori nazisti – il modo quasi furtivo con cui è stata presa la decisione: ignorata dalla politica (protestano gli onorevoli Andrea Maestri e Luca Pastorino di Liberi e uguali), scoperta per caso dal Comitato verità e giustizia per Genova. ” (Il Fatto Quotidiano). “Prima che dal Quirinale risuoni il gong di fine legislatura, interrogherò il ministro dell’interno Minniti su una nomina indecente che ha la sua firma e porta la sua responsabilità politica. Gilberto Caldarozzi è stato condannato in via definitiva dalla cassazione a 3 anni e 8 mesi per la ‘macelleria messicana’ alla scuola Diaz di Genova al G8 del 2001, dopo avere scontato un’interdizione di 5 anni dai pubblici uffici: oggi viene riammesso e premiato da minniti con la seconda carica della Dia, la direzione investigativa antimafia”. Lo dichiarano i deputati di Possibile, Andrea Maestri e Luca Pastorino, esponenti di Liberi e Uguali, annunciando un’interrogazione sulla nomina alla Dia. Caldarozzi – aggiungono Maestri e Pastorino – può contare sull’amicizia dell’ex capo della polizia De Gennaro, colui che da Roma inviò a Genova i funzionari di polizia che decisero il blitz sanguinario alla Diaz, come testimoniò Andreassi, l’allora vice di De Gennaro, fermamente contrario all’operazione” (La Repubblica).

UNA “GRAVE NORMALITA’”. La normalità resta l’aspetto più grave. Vari attori coinvolti nei pestaggi e nelle torture del G8 di Genova (ricordiamoci che stiamo parlando delle forze dell’ordine appartenenti ad uno Stato democratico) sono stati “ricompensati”: ci ricorda La Repubblica: “Quando nel luglio 2012 la Cassazione conferma le pesanti condanne di appello per falso (le uniche che si sono salvate dalla prescrizione a differenza delle lesioni gravi) Franco Gratteri è il capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo dello Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde, Filippo Ferri, il più giovane, figlio dell’ex ministro e fratello del sottosegretario alla giustizia, guida la squadra mobile di Firenze. L’interdizione dai pubblici uffici obbliga il ministero ad espellerli.
Non restano a spasso per molto. Ferri diventa responsabile della sicurezza del Milan e per alcuni mesi è l’angelo custode di Mario Balotelli.
Gilberto Caldarozzi lavora prima per le banche e poi viene chiamato come consulente della sicurezza a Finmeccanica dal suo vecchio capo, Gianni De Gennaro. Indiscrezioni raccontano che anche Franco Gratteri abbia avuto rapporti con il colosso di Stato ma dall’ufficio stampa dicono che non risulta. A Gratteri, nel 2013 il ministero pagava ancora un appartamento di servizio nel centro di Roma, ufficialmente per motivi di sicurezza.
Tra gli altri funzionari di vertice che si sono riciclati come consulenti c’è anche Salvatore Gava ex dirigente di squadra mobile che oggi lavora per Unicredit.
Attività manageriale starebbe svolgendo anche un altro condannato per la Diaz, quel Fabio Ciccimarra che è stato condannato in appello (prescritto in Cassazione) per sequestro di persona per i fatti del G7 di Napoli alla Caserma Raniero. Ciccimarra da indagato in due processi e già con condanne in primo grado era un funzionario in carriera fino al 2012, quando il giudizio definitivo per la Diaz lo colse capo della squadra mobile all’Aquila.
Vincenzo Canterini, il capo del reparto mobile di Roma dopo il 2001 ha avuto prestigiosi incarichi nelle ambasciate europee e una volta in pensione si è dedicato anche a rievocare, a modo suo, la vicenda Diaz in un libro.
Il suo vice Michelangelo Fournier, il funzionario che interruppe i pestaggi al grido di “basta basta”, che al processo parlò di macelleria messicana, ma che non fu mai in grado di individuare neppure un responsabile delle brutalità tra i suoi uomini, oggi è sempre in servizio e ricopre anche un ruolo sindacale”.
Se due indizi fanno una prova qui si va ben oltre… anche in questa occasione come in altre differenti occupandoci di aspetti diversi dobbiamo rilevare che “c’è dello scientifico impegno”. A volte si dice, ad esempio lo ha sottolineato spesso Sergio Di Cori Modigliani, che nella nostra società (un tempo pareva giusto definirla criticamente “opulenta”, ora si combatte per uno stipendio da parte dei più) non mancano le informazioni, si parla addirittura di “malattia per abuso di informazioni”, ciò che spesso manca è la volontà mediatica di “unire i puntini”, ciò che manca, al di là del “pubblico sdegno ostentato quanto basta”, è l’intenzione di dipanare un’analisi. L’analisi normalmente porta a delle conclusioni. Se diamo per assunto che una sequela di casi-fotocopia sopraelencati non lascia spazio a dubbi dobbiamo concludere che chi si rotola nel fango delle violazioni gravi o gravissime rischia di essere premiato.

LA DEMOCRAZIA QUANTO BASTA E SOLO QUANDO E’ IL CASO. Come sempre è importante allontanarsi dall’obiettivo per osservarne anche altri. Osservandone altri poi si intravede uno schema: questo schema ci piacerebbe tanto non individuarlo, saremmo tanto felici di sbagliarci. La democrazia, va da sé, è il governo del popolo, esercitato indirettamente attraverso la rappresentanza parlamentare. Chi è al potere è al potere (o dovrebbe) per volontà del popolo (o qualche volta attraverso alchimie che fanno lo sgambetto alla richiesta popolare). Chi è al potere dovrebbe farsi portavoce delle istanze del popolo (usiamo scientemente questo termine reputato desueto). Al G8 di Genova una parte del popolo (al netto delle inaccettabili violenze dei black block ) protestava proprio perché inascoltato, inascoltato riguardo la globalizzazione senza regole, riguardo il capitalismo selvaggio, inascoltato riguardo le disparità sociali. La risposta di una parte delle forze dell’ordine e forse l’atteggiamento del Ministro dell’Interno nei confronti dei manifestanti pacifici è stata la sospensione (totalmente incostituzionale) della Democrazia e l’attuazione, da parte di alcuni scellerati senza un diretto mandato ministeriale, s’intende, della pratica della tortura.
La pratica della tortura ci porta oltre oceano, in un’altra zona profondamente democratica. Un Paese che si proclama “faro guida della democrazia” sono gli U.S.A.: in un grande Paese libero come gli Stati Uniti d’America ovviamente la pratica della tortura è vietata…come porsi allora nei confronti di pericolosi terroristi che vogliono attentare alla serenità del Paese (meglio non chiedersi naturalmente dei 2000.000 di iracheni uccisi dalla parte avversa…)? Nuovamente è presto detto: si possono torturare altrove, a Guantanamo, non si commette peccato a molti chilometri dalla chiesa.
Potremmo aggiungere un tassello “a latere”, questo tassello riguarda l’argomento con cui abbiamo iniziato il ragionamento: premiare chi viola le regole. Senza dovere scomodare pensieri di bassa lega che “parlano alla pancia” come si usa dire (e talvolta sembra un’arma per non dire), è un fatto incontrovertibile comune nella politica italiana, l’atteggiamento che mostra la politica stessa nei confronti di chi (sempre politico) vanta guai con la giustizia: è un continuo accorrere in soccorso offrendo immediatamente un ruolo. Viene alla mente un film comico, “Benvenuto Presidente”, in cui si sottolinea come la ricattabilità sia una precondizione, “se non sei ricattabile non sei controllabile”. In questa vicenda vengono alla luce però anche altri aspetti, “il favoritismo verso amici”, la volontà di mostrare “il pugno duro”, esibito ai tempi della dittatura e ora inguantato ma mai realmente dimenticato. Il Ministro Minniti, oramai immortalato da un celebre comico nazionale, non sembra fare eccezione, “il petto in fuori e la mascella ideale” sembra averli già esibiti nell’occasione legata agli accordi con i “due governi libici” al fine di realizzare dei centri che assomigliano molto a dei lager ma che fanno tanto comodo per non regalare voti alla destra in tema di immigrazione (“non è mica male questo Minniti, ha fatto cose che avremmo dovuto fare noi” ebbe a dire Alessandra Mussolini), ora Minniti sceglie “il poliziotto cattivo”, il Cint Eastwood che prende i mafiosi ma che “tortura” anche i ragazzi con “i grilli per la testa” e lo fa in silenzio…

In un mondo ancora troppo pieno di vigilantes dobbiamo vigilare anche noi tutti, Calamandrei, il giurista che di più ha parlato con enfasi della Costituzione ricordava nel 1955 proprio a un gruppo di giovani come giovani erano in buona parte i manifestanti del G8 di Genova: “…e allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!
E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili, politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato”.