INTERVISTA A STEFANO BISI, GRAN MAESTRO DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA

 

DI BARBARA PAVAROTTI

Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia da circa 3 anni, la massima autorità della massoneria italiana, sembra un gentiluomo d’altri tempi. Cortese, disponibile, colto, con quell’accento senese che rende il suo eloquio ancora più morbido e pacato.  A Siena infatti Stefano Bisi è nato nel 1957, padre camionista e madre casalinga, una famiglia dove, ci tiene a precisarlo, si lavorava duramente e poco si guadagnava. Già in quinta elementare decise cosa fare da grande: il giornalista. Ed è sempre rimasto, tranne una breve parentesi in Rai, nel mondo dei giornali locali. Attualmente è vicedirettore del Corriere di Siena (gruppo Angelucci, il re delle cliniche laziali).

Gran Maestro, partiamo proprio da qui. Come si concilia il giornalista, mestiere in teoria indipendente, con l’appartenenza alla massoneria?

“Per quanto mi riguarda in modo normale. Non esiste alcuna incompatibilità tra l’essere giornalisti ed essere massoni. Io scrivo e faccio il giornalista secondo le antiche regole del mestiere e mi sento libero di farlo. Semmai dà  fastidio che qualcuno pensi il contrario. Poi mi permetto di ricordare che Giuseppe Meoni, Gran maestro del Grande Oriente d’Italia era giornalista e fu il segretario della Fnsi  (federazione nazionale stampa italiana) che firmò  il primo contratto di lavoro dei giornalisti. E’ un lavoro che deve essere fatto con professionalità, serietà, impegno, rispetto per gli altri e anche ammettendo che si può sbagliare. Ci sono colleghi non disposti a farlo neanche sotto tortura. Dipende dal singolo farlo bene o male. Oggi forse è più difficile fare il giornalista vista la velocità del mondo in cui viviamo e la velocità degli eventi”

Perché la sua carriera si è svolta in gran parte in giornali di provincia? Per amore del mestiere “sul campo” o perché le grandi occasioni non sono arrivate?

“Il mio sogno era quello di diventare giornalista sportivo, magari de La Gazzetta dello Sport. Giornalista lo sono diventato, ma il sogno rosa non si è realizzato. Non ho alcun rammarico di non essere approdato su giornali nazionali. Sono felice e orgoglioso di lavorare in un giornale di provincia. Se poi non ci sono arrivato vuol dire che gli altri erano tutti più bravi di me”

La sua vicenda giudiziaria. La procura di Siena l’ha indagato per ricettazione nell’ambito dell’inchiesta sulla squadra senese di pallacanestro che ai tempi d’oro del Monte dei Paschi mieteva successi e poi, con il tracollo della banca, lo sponsor che l’ha sostenuta fino al 2014, improvvisamente decaduta. Lei è accusato di aver preso sottobanco 5000 euro al mese.

“Guardi mi piacerebbe non sottrarmi alla sua domanda e risponderle. Potrei farlo tranquillamente, a testa alta e con la coscienza a posto. Ma c’è stata un’indagine e la vicenda va discussa nelle sedi opportune”

E’ vero che ora il Grande Oriente è spaccato fra i suoi sostenitori e altri che vorrebbero facesse un passo indietro?

“La migliore risposta l’hanno data i tre giorni della nostra Gran Loggia di Rimini. I lavori si sono svolti e chiusi nella totale armonia. Ho sentito forte l’affetto, la vicinanza e la spinta a continuare nell’opera portata avanti dalla Giunta. Chi ha parlato e scritto di spaccatura o non era a Rimini oppure è in malafede”

A leggere il vostro statuto, i regolamenti, quelli che voi chiamate “antichi doveri”, sembra di stare nella società ideale: vogliamoci bene e facciamo il bene l’uno dell’altro. E allora perché sulla massoneria tanti sospetti, ombre, illazioni?

“Perché può fare gioco a tanti gettare ombre, fango e discredito sulla Massoneria e strumentalizzarne l’immagine. In Italia, purtroppo, se accade qualcosa di negativo fa comodo infilarci il massone di turno. Ovviamente non siamo perfetti ed in passato c’è stata la vicenda della P2 che noi stessi abbiamo abbattuto ancor prima delle sentenze dei tribunali. Ma nel 2017 siamo stanchi di sentirci ripetere sempre le solite ingenerose accuse. Abbiamo pagato. Basta. Giudicateci senza pregiudizi per quello che facciamo e lasciateci lavorare dentro e fuori i nostri templi. La Massoneria è stata, e sarà un bene ed una ricchezza per gli uomini”

Ma insomma, siete un “potere forte” o no?

“Si, siamo un potere forte, ma non nell’accezione e nell’immagine che solitamente si vuole affibbiare alla Massoneria. Noi non tramiamo nell’ombra e non partecipiamo alla spartizione di potere. Il nostro potere è  iniziatico ed è forte per l’universalità dei nostri principi. Il nostro è il potere dell’affetto”

Che fa la massoneria oggi?

“Continua la sua preziosa opera per il Bene dell’Umanità  nel pieno rispetto della Tradizione e guardando il presente, interpretando un mondo e una società in continua evoluzione e cercando di impedire la deriva e la scomparsa di grandi valori di libertà, democrazia, fratellanza che noi abbiamo contribuito a diffondere e che vanno tutelati e protetti in un’epoca difficile e  precaria”

I vostri iscritti sono appena 22.600. Tutto sommato non granché.  Forse non riuscite bene a far passare il vostro messaggio? Magari per colpa anche della segretezza di cui vi circondate. Per esempio, l’appartenenza alla Fratellanza non deve essere resa pubblica.

“Beh, intanto le posso assicurare che siamo più di 22.700 e che i numeri sono in costante aumento. A livello europeo noi siamo in controtendenza e ciò vuol dire che il messaggio è  passato e sta passando in maniera chiara. Le faccio un esempio: negli incontri  organizzati per celebrare i 70 anni della Repubblica si è vista una notevole partecipazione anche di non massoni. L’interesse per il Grande Oriente d’Italia e per il suo operato aumenta a tutti i livelli.
La nostra è riservatezza e non segretezza. Non mi pare che i partiti o altre associazioni tirino fuori la lista degli iscritti. Neanche al circolo del tennis lo fanno per rispettare la privacy delle persone”.

E’ vero che la Gran Loggia d’Inghilterra, la “casa madre” per i massoni di tutto il mondo, che dopo la vicenda P2 prese le distanze dal Grande Oriente d’Italia, ancora si tiene alla larga da voi?

“Assolutamente no. Nel 1993 la Ugle ci tolse il riconoscimento per darlo a un’obbedienza massonica che era appena nata. Fu un atto che il Grande Oriente non meritava ma al quale ha saputo reagire tenendo diritta la barra della Tradizione e proseguendo con forza e vigore il proprio lavoro grazie all’impegno incessante di tantissimi fratelli. Non ci siamo pianti addosso e la nostra preoccupazione non è quella di riavere a tutti i costi il riconoscimento ma di averlo restituito in base alla nostra storia ed a un presente che vede quasi 23mila fratelli e l’attenzione di tantissime delegazioni estere. A Rimini ne erano presenti ben 33. Se la Ugle ce lo ridarà  saremo lieti, altrimenti continueremo il nostro plurisecolare lavoro”

E’ vero che l’ingresso alla massoneria avviene per “cooptazione”? Non mi sembra un sistema carino…

“Il Grande Oriente d’Italia non fa campagne di proselitismo. Chi  decide di entrare, di fare un passo importante che cambia la vita di un uomo, deve essere sostanzialmente conosciuto da un amico o da un conoscente membro dell’Ordine che avanzerà la candidatura dell’aspirante massone. Se non si conosce nessuno si può presentare la richiesta anche scrivendo alla Gran Segreteria oppure contattando l’Istituzione tramite il sito Internet. In tutti i casi la procedura per essere ammessi è lunga e scrupolosa. Non si diventa massoni facilmente e il sistema a noi pare efficace, giusto è perfetto”

Quanto guadagna come Gran Maestro? E ci sono altre cariche a pagamento?

“Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia percepisce per il suo incarico un’indennità  annua 120mila euro lordi. Non ci sono altre cariche che ricevono indennità”

Lei è credente?

“Si ogni massone crede nel Grande Architetto dell’Universo ma in loggia non si parla di religione e ogni fratello è rispettoso della religione cui appartiene l’altro fratello. L’officina è il luogo in cui tolleranza, eguaglianza, dialogo, condivisione, solidarietà  raggiungono la massima espressione. Mi dispiace che esista ancora il divieto da parte della Chiesa cattolica di fare la comunione. Sono stati superati da entrambe le parti tanti abissi, il cardinale Ravasi di recente ha affermato che con la Massoneria si può dialogare partendo da alcuni valori condivisi. Mi auguro che anche la norma che nega a un massone la comunione un giorno venga tolta”.

Questione immigrati. La massoneria, in base al principio di fratellanza, vorrebbe accogliere tutti?

“Io penso che il problema dei rifugiati sia la grande tragedia della nostra epoca e la grande missione che tutti, e dico tutti, a partire dalla politica, hanno è la responsabilità di trovare una soluzione umanitaria che possa unire e non dividere. Non è alzando muri e fili spinati che si riuscirà a risolvere la situazione. Non possiamo forse accoglierli tutti, ma non possiamo creare nuovi lager e nuovi mostri. Diceva un saggio capo indiano: “È l’uomo che appartiene alla Terra e non la terra all’Uomo”.

Massoneria e politica. Lei per chi vota?

“Guardi mi hanno fatto molte volte questa domanda e non posso che rispondere questo. Alle persone per chi vota il cittadino Stefano Bisi interessa molto poco, ma se come Gran Maestro dicessi che voto un determinato partito la circostanza non passerebbe inosservata e magari verrebbe strumentalizzata. il cuore della Massoneria non batte  a destra, a sinistra o al centro”.

Lei è ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica. Quali benemerenze ha acquisito verso la nazione?

“Se mi è stata concessa questa onorificenza evidentemente qualcuno pensa che abbia fatto per la mia città  e per la cultura. Per tanti anni, per esempio, ho organizzato il premio giornalistico intitolato a Paolo Frajese. Da Siena sono passati nomi importanti del giornalismo italiano ed altri che lo sono diventati. Poi insieme ad altri colleghi in cooperativa abbiamo consentito al Corriere di Siena di andare in edicola in un momento difficile della storia del giornale”.

Diciamo la verità. Lei ci ha guadagnato o perso a far parte della massoneria, anche nell’ambito del suo lavoro giornalistico?

“Beh, qualcosa ho perso. Ricordo che quando mi proposi per collaborare da Siena per La Voce di Montanelli prima mi fu detto di sì e in seguito un caporedattore mi disse che in quanto massone c’erano dei problemi a livello di vertici del giornale sulla mia candidatura. Non so se Montanelli fu informato della cosa, probabilmente no, ma la circostanza mi dette fastidio anche perché    uno fa il suo lavoro con professionalità e i principi massonici sono un dovere in più e certi pregiudizi non hanno motivo di esistere. Si può essere bravi massoni e bravi giornalisti. Ma la Massoneria mi ha dato molto: l’affetto di tanti fratelli”.

Ultima domanda. Come è nato il suo amore per la massoneria che dura ormai da 35 anni? Cosa l’ha affascinato e l’affascina ancor oggi di questo mondo fatto di simboli, rituali, spade e cappucci?

“Ho scelto di imboccare nel 1982  la strada che mi fa continuare ad andare avanti insieme ai fratelli che mi vogliono bene perché tutti assieme quella fiammella di luce possiamo farla diventare un grande fuoco di libertà e di amore. In Italia e nel Mondo che, mi creda,  ne ha tanto bisogno”.