RIVOLTA IN IRAN. IL SOLITO, SCONTATO COPIONE AMERICANO

DI PAOLO DI MIZIO

Pacifiche manifestazioni di piazza in Iran e, nonostante la natura pacifica, in due giorni già ci sono scappati diversi morti.

Ma che coincidenza! Ogni volta che un Paese sta sulle palle a Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, succedono delle rivolte popolari nelle strade. Seguiti da un “primavera” o da una rivoluzione colorata, arancione, gialla, azzurra, il colore che vi pare purché non si dica che è rossa.

È successo in Ucraina, in Libia, in Siria. Adesso sta succedendo in Iran. Vuoi vedere che…?

Be’, lo sapremo presto, basterà osservare se il copione è lo stesso delle altre volte perché, si sa, “copione che funziona non si cambia”, come insegnano gli allenatori di calcio.

Allora, per riassumere, il copione è questo. Prima si verificano le “spontanee” manifestazioni di popolo, e il popolo, si sa, è buono per definizione e chiede più democrazia (e ovviamente la democrazia è una specialità americana, infatti gli USA la esportano in tutto mondo).

Poco dopo si comincia a sparare per le strade. I primi morti sono sempre nella folla, lo esige il copione, e quindi tutti subito a gridare: “Polizia crudele! Regime crudele!”. L’opinione pubblica occidentale naturalmente si indigna.

Cinque minuti più tardi, compaiono delle armi nelle mani dei “pacifici” manifestanti. Non solo vecchie pistole a tamburo lasciate dal nonno in cantina, ma anche moderni fucili di precisione, mitra d’assalto, bazooka, visori notturni ad infrarossi, lanciamissili portatili, insomma tutto quello che si può trovare nella casa di un pacifico dimostrante ucraino, libico, siriano, e forse anche iraniano.

Cominciamo dunque a vedere qualche morto anche nelle file delle forze dell’ordine. A quel punto il regime, sempre crudele per definizione e sempre nemico della democrazia di stampo americano, israeliano e saudita (sì, esiste anche la democrazia saudita, non lo sapevate? Chiedete al principe Mohammad Bin Salman, che ha messo in galera undici principi antidemocratici e pretendenti al trono e qualche centinaio di miliardari, anche loro antidemocratici), a quel punto, dicevo, il regime reagisce con i carri armati.

E proprio qui ti aspettavo. Ecco che i pacifici dimostranti tirano fuori dalla cantina anche le armi anticarro: sono piccoli ma potenti missili che si sparano con comodi lanciatori a spalla e perforano corazze d’acciaio come fossero di burro. Chi di noi in cantina o in soffitta non conserva un moderno lanciamissili anti-carro. E quindi il pacifico dimostrante ucraino, libico, siriano, adesso forse anche iraniano, lo tira fuori dallo scatolone, gli dà una ripulita e via, fa esplodere qualche carro armato.

A quel punto il regime si accorge che i pacifici dimostranti sono molto, anche troppo pacifici e quindi inasprisce la reazione, provocando altri morti e subendo anche altre perdite. Ma è già tardi.

I pacifici sono armati fino ai denti e le armi le sanno anche usare benissimo, infatti per puro caso sono stati addestrati da istruttori americani e israeliani in confortevoli campi paramilitari situati, che ne so, cito a caso, in Arabia Saudita, in Iraq, in Afghanistan e forse anche in Israele. I più meritevoli tra i pacifici hanno vinto anche un viaggio premio negli USA, in Arizona o Nevada, dove ci sono ottimi istruttori dei Marines e della CIA.

Tra una gita sulle Rocky Mountains e un’altra al Gran Canyon, hanno appreso i rudimenti della guerriglia urbana, un po’ di tattica militare, i concetti di base della strategia politica, e hanno intascato un bonus che promette posti di potere e carriera nella nuova Ucraina o nuova Libia o nuova Siria e forse anche nel nuovo Iran.

Il regime crudele intanto che fa? Butta in campo tutte le sue forze. Errore: i governi occidentali cominciano a gridare scandalizzati: “Qui c’è un massacro! Regime crudele! Uccide i civili! Merita di essere bombardato”.

Bombardato da chi? Be’, la NATO ha solo l’imbarazzo della scelta: o ci pensa l’America direttamente o si trova un Sarkozy qualunque che manda i suoi Mirage con le bombe e i missili. Gli americani sono buoni e quindi allestiscono gratis una no-fly-zone e prestano gratis la copertura aerea, gli aerei-radar AWACS, i droni e le informazioni della CIA sugli obiettivi da colpire.

Il Mossad israeliano intanto si sbellica dalle risate e passa altre informazioni alla CIA che le passa ai pacifici rivoltosi. Questi ultimi, è vero, hanno il sangue un po’ troppo caldo, tagliano la gola, torturano, ammazzano senza pietà, ma sono detti per definizione “ribelli moderati” per distinguerli da altri ribelli che sono un po’ più smodati, diciamo, e praticamente indistinguibili dai moderati.

Allora, se il copione è questo e se non arriva la Russia a metterci una pezza con i suoi caccia-bombardieri come ha fatto in Siria, il regime crudele è rovinato. Il dittatore di turno finisce ammazzato con una baionetta nello sfintere anale come Gheddafi o impiccato come Saddam Hussein, che sono i due casi di scuola. Il siriano Bashar Al Assad finora se l’è cavata ed è ancora vivo, malandato ma vivo.

Comunque, a questo punto finalmente la democrazia trionfa.

“Mission accomplished” annuncia il Presidente americano, e non importa che si chiami G. W. Bush, Obama o Trump. L’importante è che la missione sia compiuta e la democrazia giustamente esportata.

E quindi noi che, ci prepariamo al cenone per festeggiare l’anno nuovo, possiamo stare tranquilli. Il 2018 sarà un anno buono: ce lo hanno già preparato per bene gli USA e suoi alleati vari, e hanno pensato loro a tutto, anche alle spese. Siamo davvero fortunati. Buon 2018 a noi, godiamocelo. Evviva l’anno nuovo.