BLOCCATA DA FB DOPO ESSERE STATA INSULTATA

DI MARTA ECCA

Faccio un utilizzo assiduo e consapevole dei social, perché ritengo vi siano molti modi per essere cittadini attivi e sfruttare il potere buono di tutti gli strumenti a disposizione non può che aiutare la causa.
E quando a questo mondo ci si approccia in modo corretto ne esce fuori sempre qualcosa di utile, anche dalle situazioni più complicate e brutte.
Brutte, sì, perché gli insulti rimangono addosso. Fanno male anche se si reagisce, nonostante li si metta drammaticamente in conto.
Chiedetelo ai ragazzi senza cittadinanza che da settimane incassano il peggio per aver avuto la forza di rivendicare i loro diritti. Da italiani quali sono.

“Chi te lo fa fare?”, mi avete chiesto, “non hai bisogno di tranquillità?”.
Sì. Ma va bene così.
E non perché io sia un’eroina, eh. Lo è chi la notte di Natale come tutte le altre notti va per mare a salvare vite o chi quel mare lo attraversa perché alla vita non rinuncia.
Ecco chi sono gli eroi. Non chi semplicemente si assume le responsabilità di ciò che dice e fa.
E non me ne pento nemmeno un po’, se ne facesse una ragione chi anche in questi giorni ha scelto di odiare.
A suggerirmi di essere nel giusto è anche la reazione di mia madre che, nonostante la preoccupazione, se la tiene dentro e si limita a un “stai attenta” per il timore di una qualsiasi ritorsione reale. Come se il web non lo fosse, reale, come se le sue periferie non coincidessero con quelle delle nostre città, luoghi in cui si alimenta e cresce il malcontento.

Ne esce fuori sempre qualcosa di utile e buono, dicevo.
La prima cosa buona è che qui su Facebook ma anche su Twitter, a seguito del blocco dovuto alla denuncia degli insulti ricevuti, è nato un bel dibattito sulla funzione pubblica dei social network e sul loro potere di creazione di consenso, ma anche sulle zone grigie che offuscano i confini fra libertà e tutele.

La seconda cosa buona, la più importante, è l’affetto ricevuto.
Il regalo più bello che va a chiudere un anno difficile che, con i suoi bassi, ha richiesto una resistenza emotiva che non pensavo di avere.
Per stare in piedi così da guardarli in faccia, i problemi.
Grazie alle vostre telefonate, ai tanti messaggi e agli abbracci, ho ricaricato le batterie.
Se è vero che il bene che fai un po’ ti torna indietro, ieri credo di aver accumulato un debito per i prossimi cinque anni, tanto siete stati belli.
E dunque grazie.

Buon anno a chi non si arrende.