IL BATTESIMO DELL’ALCOL ARRIVA TROPPO PRESTO PER I GIOVANI ITALIANI

DI VINCENZO SODDU

Diversi ricoveri il primo dell’anno un po’ in tutti gli ospedali della penisola. Venti soltanto al Cardarelli.
Il motivo? Coma etilico, sentenzia la Primaria dell’Ospedale, che spiega che si tratta essenzialmente di minorenni non sopravvissuti ai bagordi di Capodanno. Ma al di là della notizia secca, asciutta, ci sono diverse considerazioni da fare. È la stessa dottoressa a spiegarlo. I minorenni, che hanno abusato soprattutto di cocktails, appartengono tutti alla classe media, e i loro genitori, durante le visite, sono stati fin troppo protettivi nei loro confronti.
Dunque che cosa spinge questi ragazzi a farsi del male fino a giungere a veri e propri esiti patologici?
Senza dubbio, alla base di questi incidenti vi è la convinzione che l’alcol rappresenti uno strumento di condivisione e socializzazione utile a scacciare lo spettro della solitudine, un valore diventato ormai insostenibile, in questi ultimi anni, con l’overdose di software e social che ci impongono una perenne visibilità.
Certo, non è credibile che questi ragazzi non siano informati dei rischi che procura l’abuso di alcol.
E allora, cosa può giustificare veramente tanti casi clinici?
Il proverbiale stordimento, utile ad abbassare i freni inibitori, aiuta ancora a sentirsi più grandi, a essere accettati con più facilità in certi ambienti dove altri contenuti latitano, così come il bere, visto come sfida a chi regge maggiormente l’alcol, è una tentazione sempre viva, soprattutto nei giovani, ma non possono bastare da soli a spiegare questo fenomeno.
Spesso invece sono alcune abitudini sottovalutate a determinare casualmente l’insorgenza di patologie anche gravi.
Come il primo contatto con l’alcol, che spesso avviene per caso, magari per un happy hour in un bar alla moda o in discoteca. Qualche volta i prezzi sono scontati e le bibite, molto zuccherate e con frutta tropicale, nascondono il sapore dei liquori forti. Questi drink, però, hanno spesso gradazioni alcoliche altissime che possono indurre alla dipendenza.
E così, capita che l’Italia abbia, addirittura, un primato europeo, quello del battesimo con l’alcol, che da noi avviene tra gli 11 e i 12 anni, contro i 14 del resto d’Europa.
Durante l’ultima notte di Capodanno ho visto parecchi preadolescenti passeggiare con la bottiglietta in mano. Ho cercato di parlare con loro. Ho sperato che qualche poliziotto facesse altrettanto, ma così non è stato. E così mi sono detto che, al di là di tutte le altre considerazioni, ci sia una sottovalutazione del problema. Ecco, forse riflettendo su questi ultimi ricoveri, dovuti alla giustificazione della Festa, si potrà tornare a combattere un fenomeno che ormai è entrato, silenzioso, tra le pieghe delle nostre quotidiane abitudini.