ISLANDA, VITTORIA EPOCALE NELLA PARITÀ DI SALARIO TRA UOMINI E DONNE

DI CLAUDIA SABA

L’Islanda, terra di giustizia sociale e di genere, è il primo paese al mondo a rendere obbligatoria per legge la parità di salario tra uomini e donne.
Tutte le aziende e gli uffici pubblici con più di 25 impiegati dovranno dimostrare l’uguaglianza economica dei dipendenti senza distinzione tra uomo e donna. Chi non rispetterà tale legge verrà punito pesantemente con una multa.
È da tempo che l’Islanda promuove l’uguaglianza tra uomo e donna e negli ultimi nove anni è salita al primo posto nella lista dei Paesi più avanti nella parità di genere.
L’Islanda non è nuova a leggi tanto innovative rispetto ad altri Stati.
Proprio 9 anni fa ebbe inizio una vera rivoluzione culturale e sociale che ha portato l’Islanda, di cui a malapena conosciamo la collocazione geografica, alla riappropriazione dei propri diritti.
Da tempo infatti era stato avviato un processo di democrazia diretta e partecipata seguita poi dalla nascita di una nuova Costituzione.
Dopo aver attraversato una delle crisi peggiori l’Islanda è riuscita ad uscirne nel migliore dei modi e l’esplosione democratica è sfociata con messaggi rivoluzionari per questi tempi: democrazia diretta e autodeterminazione finanziaria. Un cambio di rotta vero e proprio delle istituzioni che, di fronte alla protesta dei cittadini, decisero di stare dalla loro parte.
A marzo del 2010 venne indetto un
referendum per difendere i diritti primari del paese, vinto, con il 93 per cento delle preferenze.
Da allora leggi sempre più liberali per un paese in piena espansione che, dopo essersi ripreso dalla terribile crisi economica, conquista oggi anche il primato nella parità di genere, sia in ambito sociale che in quello economico.
Un report analizza il divario tra uomo e donna, stilando una classifica che vede gli Stati Uniti al 49esimo posto, davanti al Kazakistan. Per fare un confronto, basti pensare che in Italia il divario tra uomini e donne pone il nostro Paese all’82esimo posto in classifica su 144 crollando in un solo anno di ben 22 posizioni.
Negli Stati Uniti nel 2015 le donne hanno percepito un salario al ribasso del 27% circa rispetto agli uomini e sarà impossibile raggiungere una parità di paga prima del 2119. L’Islanda invece ha deciso di dare concretezza immediata al processo di uguaglianza iniziato anni fa.“Da anni stiamo lavorando per raggiungere la piena parità di genere, è un obiettivo che non si può più rimandare”
ha dichiarato Dagny Osk Aradottir Pind, figura primaria dell’associazione islandese per i diritti delle donne.
L’Islanda aveva già introdotto nel 2000 un sistema di congedo straordinario di nove mesi condiviso tra il padre e la madre.
Ogni genitore, infatti, dispone di tre mesi di congedo che vengono persi nel caso in cui uno dei due decide di non utilizzarli e, soltanto loro
possono decidere chi userà i restanti tre mesi.
Né il padre né la madre saranno assenti dal lavoro oltre i sei mesi. Un enorme vantaggio anche per il datore di lavoro che in questo modo non verrà penalizzato dalle donne che decidono di avere figli.
La legge sulla parità dei salari ha ottenuto l’adesione dalla maggioranza del centro destra e dell’opposizione. Ricordiamo che in Islanda la legge fu approvata a marzo 2017 e che un mese dopo anche la Germania ne approvò una simile con la differenza che mentre l’Islanda ha puntato alla parità, la Germania ha optato solo per un avvicinamento delle condizioni salariali tra uomo e donna.
Vale la pena citare che il Parlamento, in Islanda, è composto dal 50% di donne.