UN DIPLOMA DI CORSA

DI: MARINA POMANTE

Col Decreto pubblicato il 28 dicembre 2017, ben 100 scuole sono ammesse alla sperimentazione che consentirà di diplomarsi in 4 anni.
Saranno 44 scuole al nord, 23 al centro e 33 al sud, distribuite in 75 indirizzi liceali e 25 indirizzi tecnici.
E’ ora disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’elenco delle 100 scuole di secondo grado che aderiscono al percorso quadriennale, come previsto dall’Avviso pubblico del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) del 18 ottobre scorso.
Il limite per ogni scuola sarà di una sola classe che potrà aderire all’esperimento.
I percorsi formativi del quadriennio di studio, inizieranno ovviamente, con l’anno scolastico 2018/2019 e sarà possibile iscriversi dal prossimo 16 gennaio come accade per i corsi di durata quinquennale.

INNOVAZIONI?
Il percorso dei 4 anni, non è una novità, infatti in Italia ci sono già 12 istituti scolastici che stanno sperimentando la corsa al conseguimento del diploma in solo 4 anni, in base alle richieste che le scuole singolarmente hanno presentato al ministero.
Col Decreto emanato ad ottobre, si andrà verso il superamento di questa logica e si intraprenderà un percorso che prevede criteri comuni di selezione e pone al centro l’innovazione didattica e la qualità del percorso formativo.

Il primo elemento che è evidenziato, è che non ci saranno sconti sulla formazione e le scuole assicureranno la completezza delle competenze e degli obiettivi di apprendimento come accade per i corsi scolastici di 5 anni, in completa osservanza delle Indicazioni Nazionali e delle Linee Guida.
Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, ha spiegato che il percorso di 4 anni non nasce oggi, è in effetti frutto di un dibattito che si protrae dall’anno 2000 quando fu previsto nella Riforma della Scuola dall’allora ministro Luigi Berlinguer. La riforma però non venne mai attuata e nel 2013 il tema dei 4 anni, fu ridiscusso da una commissione istituita dal ministro Francesco Profumo e in seguito, il ministro Maria Chiara Carrozza, diede il via alle sperimentazioni.

Valeria Fedeli ha dichiarato: “Con il bando emanato a ottobre abbiamo deciso di imprimere una svolta, di consentire una sperimentazione su grandi numeri, con una maggiore diffusione territoriale, nell’ottica di dare pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi di tutto il Paese e una maggiore varietà di indirizzi di studio coinvolti. Tutto questo per fare in modo che, alla fine del quadriennio, si abbiano esperienze misurabili e valutabili davvero, secondo parametri condivisi e lavorando attraverso comitati scientifici nazionali e territoriali. Si avranno dossier approfonditi su cui poi tutti gli attori coinvolti potranno aprire il dibattito sul destino dei percorsi quadriennali”.

REALI VANTAGGI PER TUTTI?
Il primo elemento che viene da valutare è che, se le cose stanno così come spiegato dal ministro, non ci saranno flessioni o “abbattimenti” di parti del programma di formazione e saranno rispettati in tutto e per tutto gli elementi di istruzione alle competenze. Si tratterà quindi di intensificare il metodo di insegnamento e gli studenti dovranno, di conseguenza, impegnarsi maggiormente per arrivare a condensare in 4 anni ciò che prima facevano in cinque… Apparentemente non ci dovrebbero essere grossi problemi, il programma sarà serrato e forse i “compiti a casa” saranno più corposi. La difficoltà si registrerà nei casi di assenza dal corso scolastico, ad esempio, per malattia. Ipotizzando che uno studente con l’influenza fosse costretto a saltare la scuola per una settimana, si troverebbe a dover recuperare quanto non ha appreso poiché assente, ma rispetto alla “normalità” della preparazione in 5 anni, stavolta dovrà fare i conti con un programma che viaggia “come un treno in corsa”…
Anche per i docenti, non dovrebbe essere facilissimo riuscire a trasmettere maggiori informazioni con minor tempo e quando dovesse capitare che uno o più studenti si trovassero a chiedere approfondimenti su un punto che non hanno ben chiaro, il professore, si dovrà barcamenare tra un rapido “ripasso” con la speranza dell’efficacia del sunto e con l’orologio che scandisce i minuti “persi” nel trattamento di un argomento che sarebbe dovuto essere archiviato.
Insomma a parere di alcuni studenti ed operatori scolastici, un provvedimento che spinge all’insù con vorticosa velocità da ambo le parti, più pesante senz’altro e dalla dubbia fruibilità (in special modo per il corpo studentesco).

SE IL PROGRESSO EQUIVALE A MAGGIORE VELOCITA’
Lo sbilanciamento in avanti della società con l’incremento della velocità con la quale si assorbono e si trasmettono informazioni, è parte integrante della quotidianità dei tempi attuali. Detto ciò, non ci si dovrebbe esimere dall’allargare tale concetto anche all’emisfero scolastico che, evidentemente costituisce la base formativa degli uomini che condurranno la vita sociale tra breve. Malgrado tutto però, il segmento “scuola” a differenza delle altre attività umane, si trova a dover incrementare, quasi in maniera esponenziale, le informazioni, i dati e le nozioni da impartire agli studenti. Con l’accorciarsi del tempo disponibile, il carico delle “cose” da imparare diviene pressante, rischiando così un’implosione del fruitore (studente).
E’ ovvio che per sua natura, l’essere umano si adatta alle condizioni e col tempo, ne diviene dominatore… Col tempo…
Intanto che questo tempo passi, assisteremo con l’inizio della sperimentazione del prossimo anno scolastico, alle reazioni sul campo e da queste, deriverà il giudizio che introdurrà un sempre più crescente numero di classi da 4 anni o rimanderà nel dimenicatoio un Provvedimento che già 17 anni or sono, tentò di portare novità nel settore.

FARE PRIMA DEGLI “ALTRI”
Coloro che daranno gli esami di maturità col percorso abbreviato (o accelerato) guadagneranno un anno sulla preparazione finale che intenderanno conseguire, saranno quindi pronti per il mondo del lavoro con anticipo, rispetto alla tabella di marcia dei colleghi tradizionalisti e potranno bruciare le tappe nelle candidature presso le aziende.
Impressione diffusa è che alla base di una candidatura, contino i risultati scolastici oltre ovviamente alle esperienze eventualmente maturate, siano esse dirette o con specifici stage lavorativi. Da cui, l’affannosa ricerca di un più rapido traguardo formativo, forse, lascia il tempo che trova. Ma se il ministro Fedeli col consenso del Governo, ha creduta valida questa significativa sperimentazione, avrà avuto elementi di valutazione tali da potersi permettere di scommettere sulle vite di alcuni studenti, viene da augurare a questi studenti che le cose vadano davvero come auspicato.